Con la crisi climatica l’acqua è diventata il nodo strategico su cui investire per il futuro del pianeta. Per Rivera, il presidente del gruppo multiservizi è fondamentale la cooperazione tra Paesi con l’obiettivo di accrescere la capacità dei sistemi di governare l’acqua distribuirla e proteggerla
La regione del Mediterraneo si scalda a un ritmo superiore rispetto alla media globale. A certificarlo, anche gli studi del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni unite, l’Ipcc, il principale organismo internazionale incaricato di valutare le conoscenze scientifiche sul riscaldamento globale.
Così l’acqua, da risorsa necessaria per la sicurezza, lo sviluppo economico e la resilienza dei territori, è diventata il nodo strategico su cui investire per il futuro del pianeta. Parlare di «crisi idrica», infatti, non è più sufficiente. Come ha detto l’idrologo Kaveh Madani, vincitore dello Stockholm Water Prize 2026, siamo in una condizione di «bancarotta idrica globale», una condizione in cui, in molti territori, le risorse d’acqua sono state sfruttate così a lungo e intensamente da comprometterne la capacità di rigenerarsi, provocando danni almeno in parte irreversibili alle riserve naturali e agli ecosistemi. Da un lato, in molte aree del pianeta la disponibilità di acqua dolce è sempre più sotto pressione. Dall’altro, l’aumento della domanda per usi agricoli, industriali e civili rende sempre più urgente garantirne un accesso equo. Diventa fondamentale, di conseguenza, rafforzare la cooperazione tra i paesi, con l’obiettivo di accrescere la capacità dei sistemi di governare le risorse idriche, distribuirle e proteggerle.
Strategia comune
Anche l’Europa deve muoversi in questa direzione. La strategia per la resilienza idrica, adottata dalla Commissione nel giugno 2025, deve essere accompagnata da risorse adeguate per sostenere gli Stati membri nella modernizzazione degli impianti e nella gestione dell’acqua. A rappresentare uno strumento di integrazione tra esigenze infrastrutturali, tutela dell’ambiente e sviluppo locale dei territori, ci sono anche le aziende che gestiscono i servizi pubblici essenziali.
«Occorre costruire una vera politica europea per la resilienza idrica con risorse adeguate e stabili nei prossimi cicli di bilancio e, soprattutto, con una governance chiara, capace di mobilitare insieme capitale pubblico e capitale privato. Gli operatori industriali sono pronti a fare la loro parte. Acea, soltanto nei primi sei mesi del 2026, ha investito oltre 660 milioni di euro», ha detto il presidente del gruppo multiservizi, il principale operatore italiano nella gestione del servizio idrico integrato, Alessandro Rivera, al Forum Euromediterraneo dell’acqua 2026, in corso a Roma, proprio per parlare del valore delle risorse idriche. E dell’importanza di rafforzare la cooperazione tra i Paesi del Mediterraneo e dell’Ue.
Programma condiviso
Per Rivera serve trasformare l’accelerazione eccezionale nella realizzazione delle infrastrutture idriche dovuta al Pnrr in una modalità ordinaria di programmazione.
«Credo che l’Europa debba fare sulla resilienza idrica quello che ha saputo fare, in una fase precedente, sulle energie rinnovabili: definire una strategia comune, creare un quadro stabile di regole e incentivi e utilizzare le risorse pubbliche come leva per mobilitare investimenti molto più ampi», spiega ancora il presidente di Acea, convinto che la sua azienda sia già all’opera per costruire le infrastrutture del futuro.
«Penso al raddoppio del tronco superiore dell’acquedotto del Peschiera. Il progetto idrico più rilevante in Europa con un valore di 1,5 miliardi di euro. Un’opera strategica per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento idrico del Lazio, che serve oltre 4 milioni di persone in 150 comuni e permetterà la manutenzione dell’attuale acquedotto, in esercizio da oltre 80 anni». Secondo Rivera, un’occasione unica per applicare nuove tecnologie avanzate sviluppate dal Gruppo Acea: «Un modello esportabile in Italia e all’estero».
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