Le nostre lettrici e i nostri lettori, rispondendo al sondaggio sulla situazione scolastica, spiegano che le difficoltà dell’inclusione a scuola. Servirebbero classi meno numerose, mediatori culturali e insegnanti specializzati nell’insegnamento dell’italiano agli stranieri
-
Iscriviti alla newsletter Oggi è Domani, tutte le mattine la nostra selezione di notizie e letture per cominciare la giornata
Non si placano le polemiche sul decreto scuola, approvato il 24 settembre dal Consiglio dei ministri. Il punto più controverso è il tetto al numero degli studenti “stranieri”. Nel dettaglio, in ogni classe non potranno superare il 30% del totale bambine e bambini, ragazze e ragazzi, non nati in Italia o chi non ha frequentato almeno due anni di materne per le elementari; o tre anni di scuola dell’obbligo per le medie e le superiori.
Il decreto approda in aula il 3 novembre per la conversione in legge. Sono in molti a domandarsi come ci si organizzerà concretamente nelle classi e se la normativa non comporti rischi di esclusione. Nella nostra newsletter Oggi è Domani, abbiamo chiesto a abbonati e abbonate cosa pensano sul funzionamento dell’integrazione nelle scuole, quali sono le difficoltà e cosa si potrebbe fare per superarle.
Imparare l’italiano
Un’insegnante della scuola primaria racconta che «le nostre classi hanno circa l’80% di studenti di origine straniera, la maggior parte dei quali nati in Italia. I nuovi arrivati (alunni NAI), quelli che non parlano e non capiscono la lingua, non superano il tetto del 30% in nessuna delle classi» per cui, nella maggior parte dei casi, il decreto non avrebbe effetti reali. Il vero problema però riguarda l’apprendimento della lingua italiana, sia per alunni stranieri che italiani. Infatti, continua l’insegnante, «la mia scuola nel segmento primaria non ha un docente di L2» sottolineando come questo incida sull’apprendimento linguistico di tutti i bambini. «Servono risorse qualificate per colmare i divari che le maestre e i professori in classe da soli non riescono a colmare» è il suo appello.
A sottolineare il concetto ci pensa un altro utente, che scrive: «Nella realtà attuale i bambini parlano e capiscono l'italiano, ma lo scrivono malissimo, esattamente come quelli italiani doc». Per un altro dei nostri lettori «l'integrazione a scuola funziona se l'alunno è messo in condizione di comunicare, di poter raccontare la propria storia, una parte di sé e del luogo da cui proviene; le difficoltà principali sono legate alla conoscenza della lingua e alla capacità di capire e decodificare un messaggio».
Il ruolo dei mediatori
«Mancano formazione, mediatori culturali e linguistici e voglia di capire» commenta un lettore, «servono più investimenti per la formazione, per le strutture, per gli stipendi del personale scolastico, per la digitalizzazione. No a decreti elettorali» insiste. «Non ci sono mediatori culturali. Le insegnanti chiedono aiuto al Doposcuola organizzato da varie associazioni di volontariato». Tanti concordano sul problema, ma «se la scuola ha bisogno di mediatori culturali, chi li paga?» risponde un altro lettore, sottolineando come «la maggior parte dei docenti non parla una lingua straniera».
Classi più piccole
Un insegnante racconta: «Arrivano un sacco di studenti stranieri che non parlano italiano ma non esiste per loro alcuna forma di inclusione reale perché non ci sono corsi di alfabetizzazione legati alla realtà scolastica né insegnanti A23», specificando che «gli insegnanti fanno quello che possono ma spesso in classi da 27 o 28 studenti quello che si può fare per il singolo è quasi niente».
Il secondo problema principale infatti, almeno per le nostre lettrici e i nostri lettori, sono le classi troppo numerose. La possibile soluzione per una vera integrazione sarebbe la formazione di «classi con un numero di studenti non superiore a 20. Insegnanti di sostegno devono essere stabili per tutto il ciclo di studio, presenti fin dall'inizio della scuola, in numero adeguato e preparati». Dunque, l’idea generale è che «l'inclusione, per funzionare, ha bisogno di persone e spazi».
Gli altri sondaggi
Il tema della scuola era già al centro del nostro ultimo sondaggio, in cui i nostri lettori, interrogati proprio in merito del decreto scuola, si erano espressi in modo negativo sulla questione. La norma era stata accolta tra mugugni, e subito etichettata come mera propaganda. Per chi ha risposto al sondaggio, i problemi della scuola erano ben altri.
Nella settimana precedente invece, la domanda riguardava la nuova legge elettorale, definita da alcuni lettori come una «legge truffa». Le preferenze, invece, appaiono agli occhi di chi commenta, come una presa in giro. Anche in questo caso dunque, il bilancio dei nostri lettori è stato negativo.
Il precedente sondaggio riguardava ancora il governo, nel dettaglio cosa verrà ricordata Meloni. L’idea prevalente era quella di una perdita di libertà, con uno spazio di protesta sempre minore.
© Riproduzione riservata