La scorsa settimana, con 113 voti favorevoli, il Senato ha dato l’ok alla nuova legge elettorale, il cui testo approderà alla Camera il 28 settembre. La principale differenza dello “Stabilicum” rispetto al precedente “Rosatellum” sta nel modo in cui vengono distribuiti i seggi nei due rami del parlamento. Dal sistema misto si è passati a un sistema proporzionale, con una tripartizione delle quote: una proporzionale, pari all’80,5% dei seggi (che corrispondono a 322 deputati e 161 senatori); una quota aggiuntiva pari al 17,5% dei seggi, chiamata “premio di governabilità” poiché scatta quando una coalizione ottiene il 42% dei voti sia alla Camera che al Senato; una per l’Estero, pari al 2% dei seggi. Se nessuna coalizione arriva al 42%, il sistema rimane un proporzionale puro. C’è però un tetto massimo di parlamentari e senatori ottenibile dalle coalizioni, pari a 220 deputati e 113 senatori.

Per quanto riguarda le preferenze, è stato previsto un modello con i capilista bloccati nelle circoscrizioni, quindi un candidato deciso dal partito che risulterà eletto in base all’ordine di lista. L’elettore poi potrà esprimere tre preferenze per gli altri candidati successivi al capolista. Con lo “Stabilicum” i partiti o le coalizioni dovranno infine indicare il nome del proprio candidato presidente del Consiglio nel programma quando viene presentato il simbolo, ma il nominativo non comparirà nelle liste.

La legge, ribattezzata “Melonellum” da chi la critica, è stata ampiamente contestata dai partiti di opposizione. Il Movimento cinque stelle ha definito il nuovo sistema «contorto e strutturato per ingannare i cittadini» poiché buona parte dei seggi sarebbe determinata dai listini bloccati. Il Partito democratico ha invitato a fare muro contro una riforma «anticostituzionale», mentre per Angelo Bonelli di Alleanza Verdi-Sinistra sarebbe un tentativo di accentrare il potere politico. 

Nello spazio della nostra newsletter quotidiana, Oggi è Domaniabbiamo chiesto alle nostre lettrici e ai nostri lettori la loro opinione in merito alla legge elettorale e alle modalità in cui è stata modificata e approvata al Senato.

«Lo Stabilicum è una legge truffa»

«È una legge truffa e va combattuta anche nelle piazze e con tutti i ricorsi possibili e immaginabili». Questo commento, ricevuto da un lettore, riassume bene il tenore delle risposte ricevute nel nostro sondaggio. Le critiche si concentrano principalmente sui due punti più dibattuti, ovvero le liste bloccate definite «falsa illusione di scegliere gli eletti», e il premio di maggioranza ritenuto «eccessivo e scandaloso».

«Le preferenze, sbandierate come baluardo della democrazia restituita all’elettore, sono una presa in giro, uno specchietto per le allodole. Tornano in misura talmente limitata da lasciare sostanzialmente intatto il potere dei partiti di decidere chi avrà davvero un posto in parlamento», ci scrivono.

Altro punto contestato è quello del numero di firme necessarie per la presentazione delle liste, innalzato a 6mila. «I numeri delle firme per poter presentare una lista sono abnormi. Della serie “qui ci stiamo noi e gli altri si attaccano”». Non viene risparmiata neanche la designazione del presidente del Consiglio, «un premierato camuffato e incostituzionale che altera gli equilibri tra presidente della Repubblica e parlamento». Da rivedere poi l’assenza di alternanza di genere per i capilista, presente solo nell’elenco dei sei candidati presenti sulla scheda, una decisione che «cancellerà metà della presenza femminile».

È soprattutto la tempistica con cui è stata presentata e votata la legge, però, che fa infiammare le nostre lettrici e i nostri lettori. «Non è corretto cambiare la legge elettorale nell'ultimo anno di legislatura», scrivono. E ancora: «Le regole non si cambiano a inizio partita».

Per chi ci scrive cambiare la legge elettorale a pochi mesi dal voto, senza un accordo tra tutte le forze politiche, sarebbe quindi «un chiaro segnale che si vuole continuare a governare in tutti i modi possibili». In molti invocano il parere del presidente della Repubblica, «ultimo baluardo della nostra libertà», e della Corte costituzionale per fermare la legge. «Altrimenti – scrive qualcuno – questa volta non andrò ai seggi. Si votino tra loro».

Gli altri sondaggi

Nell’ultimo sondaggio abbiamo chiesto alle nostre lettrici e ai nostri lettori quale provvedimento, riforma o cambiamento strutturale del paese, a opera dell’esecutivo di Meloni, ricorderanno particolarmente quando ripenseranno a questa legislatura. I lettori hanno fatto un bilancio negativo del governo Meloni, criticando sia le riforme più stringenti, come il decreto Sicurezza a quello anti-rave, che i provvedimenti più recenti, come la riforma della Corte dei Conti e il referendum sulla giustizia.

La settimana precedente avevamo invece chiesto ai nostri lettori cosa ne pensassero della scelta della Rai di spostare Rai Scuola sulla piattaforma online e di sostituirla con “Italiana”, un canale che punterà a «raccontare l’Italia». Il novanta percento del nostro pubblico ha detto che il portale deve rimanere accessibile anche sul digitale terrestre, ma ha anche criticato la Rai per la sua gestione del canale, accusandola di averlo svuotato di contenuti negli anni.

In quello precedente avevamo infine chiesto dei consigli di lettura per l’estate, e i nostri lettori si sono sbizzarriti tra classici della letteratura contemporanea come “1Q84” di Haruki Murakami e illuminanti saggi come “La danza di Natasha. Storia della cultura russa (XVIII-XX secolo)” di Orlando Figes.

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