Il ventinovenne avrebbe puntato una pistola a salve contro il poliziotto in borghese. L’agente, sentito dai pm meneghini, è stato iscritto nel registro degli indagati
«Sto con il poliziotto. Senza se e senza ma». La notizia della sparatoria nel quartiere San Donato, periferia di Milano, è ancora fresca quando il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti interviene e si schiera con l’agente in borghese che, secondo le prime ricostruzioni, questo pomeriggio avrebbe sparato e ucciso un uomo di origine marocchina, classe 1997.
In base alla dinamica, ancora tutta da accertare, l’agente, sentito in serata dai pm meneghini e iscritto nel registro degli indagati, si trovava in via Giuseppe Impastato per eseguire, insieme ai colleghi della pattuglia del commissariato Mecenate, un arresto per droga.
Come appreso da Domani, durante l’operazione antidroga della polizia, la vittima, già nota alle forze dell’ordine, avrebbe puntato contro l’agente, difeso dall’avvocato Pietro Porciani, una pistola a salve, di tipo scacciacani, probabilmente provocando la reazione di quest’ultimo. Gli agenti, in totale quattro, si apprende, avrebbero provato a disarmare l’uomo.
Il 29enne sarebbe morto dopo l’arrivo dei soccorsi. Nessun agente è invece rimasto ferito.
Le reazioni
Il caso ha immediatamente sollevato le polemiche. A intervenire, oltre a Salvini, anche i suoi colleghi di partito. «Solidarietà alle donne e agli uomini in divisa che ogni giorno difendono i cittadini perbene. L’auspicio è che, davanti alla tragedia appena avvenuta a Milano, nessun agente finisca ingiustamente nel tritacarne. La Lega ribadisce la necessità del pacchetto sicurezza, anche per aiutare le forze dell'ordine a tutelare i cittadini con sempre maggior efficacia», hanno scritto i leghisti in una nota.
A seguire l’intervento del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi: «Non ho motivo di presumere sulla legittimità o sulla proporzionalità dell’intervento fatto, ma non diamo scudi immunitari a nessuno: le autorità competenti adesso vaglieranno il caso. Io chiedo solo di non fare presunzioni di colpevolezza, così come da parte mia assicuro che non ci saranno scudi immunitari per nessuno e ci rimetteremo in maniera serena alla valutazione di quello che sarà stato lo svolgimento dei fatti, ancora una volta in un contesto molto complicato».
Solo un anno fa a Corvetto, altro quartiere periferico del capoluogo lombardo, aveva perso la vita il diciannovenne Ramy Elgaml dopo essere caduto dal motorino su cui viaggiava con un amico, durante un inseguimento dei carabinieri appartenenti al nucleo radiomobile.
Pochi mesi fa la notizia di altri due indagati tra i carabinieri intervenuti a Milano quel 24 novembre 2024 durante l’inseguimento. I due sono accusati di false informazioni ai pm e falso in atto pubblico per le loro dichiarazioni successive e il verbale redatto dopo l’inseguimento.
Uno di loro avrebbe sostenuto che la collanina sequestrata a Fares, l’amico di Ramy alla guida, sarebbe stata provento di rapina. In realtà, come dimostrano diversi video, quella collanina sarebbe stata staccata dal collo del ragazzo dai sanitari del 118.
Anche all’epoca il leader della Lega Salvini era intervenuto sul caso sottolineando che i carabinieri avevano lavorato in modo corretto e «senza colpe».
«E ora chiedano scusa quelli che hanno accusato e infangato l’Arma», scriveva il ministro dopo la pubblicazione di una consulenza tecnica che ricostruiva la dinamica dell’incidente. Come lui anche il meloniano Galeazzo Bignami. «Ramy Elgaml – aveva dichiarato l’esponente di Fratelli d’Italia – perse la vita a causa della spericolata manovra del compagno di fuga e non perché speronato dalla gazzella dei carabinieri. Dunque, l’unico responsabile della tragica vicenda che ha coinvolto Ramy è chi guidava lo scooter e ha scelto di non fermarsi al posto di blocco. È inaccettabile che i nostri agenti siano stati accusati di razzismo dalla sinistra e dai suoi centri sociali, anzi dobbiamo ringraziare le donne e gli uomini in divisa che ogni giorno rischiano la vita per difendere gli italiani. Attendiamo le scuse all’Arma e a tutte le Forze dell’ordine da parte di chi li aveva accusati ingiustamente».
Sui fatti di ieri, invece, ha concluso il leader del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte: «Sul clima generale per la sicurezza il governo ha detto che va tutto bene».
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