Si moltiplicano anche gli appelli della cittadinanza per consentire il rientro delle 400 persone rimaste senza casa dopo l’incendio. Tra queste anche anziani, minori e malati cronici: «Stanno andando incontro a disidratazione, sincopi e colpi di calore» scrivono i medici. E mentre il Comune tratta per l’acquisto del palazzo occupato la destra polemizza
«Non c’è più tempo», subito l’avevano detto gli attivisti di Spin Time. Non appena gli abitanti del palazzo occupato nel cuore di Roma erano rimasti senza casa, costretti a vivere all’aperto, con brandine e tende, lungo via di Santa Croce in Gerusalemme, a seguito dell’incendio che, nella notte tra il 29 e il 30 luglio, è scoppiato in un locale tecnico all’interno dell’ex sede dell’Inpdap, dal 2004 parte del patrimonio del Fondo immobili pubblici, gestito da Investire Sgr, e nel quale dal 2013 vivono circa 400 persone.
Invece di tempo ne è passato fin troppo. Sono cinque giorni e cinque notti (quasi sei) che i residenti - insieme agli attivisti e ai cittadini che hanno deciso di non lasciare sole le persone nell’emergenza - sopravvivono per strada, grazie al sostegno della Protezione civile, del Comune di Roma e delle associazioni della società civile del quartiere Esquilino, dove si trova Spin Time. Con temperature che si sono avvicinate ai 40 gradi, complice anche il cemento, che aumenta il caldo percepito.
«Le persone stanno andando incontro a disidratazione, sincopi e colpi di calore dovuti all’esposizione prolungata al sole», scrivono infatti le decine di medici, psicologi e operatori sanitari, tra cui anche il docente di Igiene ed Epidemiologia dell’Università di Roma Tor Vergata Fabio Riccardi, nell’appello che hanno sottoscritto per chiedere di consentire il rientro degli abitanti. L’esposizione alle alte temperature e la vicinanza dell’asfalto non permettono «di coricarsi su un ambiente raffrescato neanche durante la notte», con conseguenze particolarmente gravi per anziani e bambini, spiegano gli esperti.
Un altro appello in difesa di Spin Time era già stato lanciato dal mondo della cultura nei giorni scorsi: Marco Bellocchio, Sabina Guzzanti, Mario Martone, Paolo Sorrentino e Carlo Verdone sono solo alcuni degli artisti, attori e registi che hanno firmato un documento che definisce il palazzo occupato «un modello alternativo», che dà «una risposta concreta all’emergenza abitativa», ma anche «un patrimonio culturale aperto a tutta la città, attraversato ogni anno da migliaia di persone».
Polo culturale e sociale
E infatti, anche per strada, Spin Time dimostra la sua capacità di essere un polo culturale e sociale per la Capitale. Assemblee con la cittadinanza, doposcuola per i bambini, proiezioni di film e dibattiti stanno rendendo ancora più vive le giornate del presidio permanente indetto dai residenti e dagli attivisti del palazzo occupato, nell’attesa che si capisca che cosa debba succedere all’edificio, ma soprattutto alle persone che lo abitano e che nel quartiere, in più di dieci anni, hanno costruito la loro vita, trovato lavoro, frequentano la scuola e hanno costruito amicizie.
Sono in corso, infatti, le trattative tra il Comune e il Fondo proprietario dell’immobile dopo la proposta di acquisto avanzata la settimana scorsa dal sindaco Roberto Gualtieri. Non è la prima volta che se ne parla: Roma Capitale aveva già valutato negli anni scorsi di acquisire Spin Time, ma mai prima d’ora la proprietà si era detta disponibile a collaborare alla ricerca di un percorso condiviso. Questa volta il confronto sembra aperto e una prima risposta potrebbe arrivare già durante il vertice indetto dalla Prefettura, al quale partecipa anche la Diocesi di Roma, a sostegno delle famiglie.
Persone che, fanno sapere gli attivisti di Spin Time, da quando l’immobile è stato sottoposto al doppio sequestro - uno preventivo, legato all’occupazione, e uno disposto dopo il rogo per consentire gli accertamenti sulle cause dell’incendio - non possono più entrare nelle abitazioni neanche per pochi minuti per recuperare medicinali e beni di prima necessità. Alcuni animali sarebbero inoltre rimasti chiusi negli appartamenti, come ha segnalato l’associazione ambientalista Lav.
«Spin Time è una straordinaria esperienza di integrazione e di accoglienza, che ha dimostrato come sia possibile gestire in modo diverso ciò che troppo spesso nelle nostre città viene consegnato alla marginalità e poi al degrado, o che, peggio, viene utilizzato come occasione per una speculazione politica da parte di chi, nonostante le difficoltà che gli abitanti stanno vivendo in queste ore, si comporta come uno sciacallo», ha detto Nicola Fratoianni, Avs, dopo avere incontrato gli abitanti e le associazioni al presidio lungo via di Santa Croce in Gerusalemme, riferendosi agli attacchi arrivati dalla destra, fin dall’inizio ostile ai tentativi del Comune di Roma di permettere agli abitanti di rientrare.
Ma non c’è solo la questione dell’acquisto: dalle riunioni tra Prefettura, Comune, proprietà e Diocesi dovrebbe emergere anche una soluzione per fare in modo che gli abitanti – tra i quali minori, anziani e malati cronici – non debbano trascorrere un’altra notte strada.
«Non si tratta di difendere un’occupazione, ma le persone che hanno permesso la rinascita di un edificio che altrimenti sarebbe morto», ha detto Roberto Saviano, sempre dal presidio permanente che resiste davanti Spin Time, convinto che sostenerlo significhi anche difendere la democrazia e la Costituzione.
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