Come in ogni collettività anche in quella nata nell’ex sede Inpdap le emozioni sono contrastanti: c’è la soddisfazione per l’impegno delle istituzioni nel trovare una casa a chi ne ha diritto. Ma anche la preoccupazione per il destino del palazzo dell’Esquilino che per oltre dieci anni è stato un modello di vivere e abitare per la città
«E ora chissà dove mi mandano?». Sono in tanti a chiederselo davanti a Spin Time, dal presidio permanente di fronte al palazzo occupato nel cuore di Roma, quartiere Esquilino, che negli anni è diventato centro di generazione sociale e culturale per l’intera città. Tra questi c’è Anna, 68 anni, viene dalla Romania e vive con il marito nell’ex sede dell’Inpdap dal 2013, da quando con Action è iniziata l’occupazione. Da qualche mese li ha raggiunti anche la madre anziana e malata di lui, 85 anni. Dalla notte dell’incendio, tra il 29 e il 30 luglio, quando circa 400 abitanti di Spin Time sono rimasti senza casa, Anna dorme in un B&B con la sua famiglia, grazie all’aiuto di un amico, perché per strada, con quasi 40 gradi, per loro sarebbe stato impossibile sopravvivere. Ma la maggior parte del tempo lo passano comunque al presidio, per sostenere Spin Time, per non abbandonare la comunità che li ha accolti quando non avevano nessun altro posto dove stare. L’ordinanza comunale fa riferimento precisamente a 356 persone censite dalla Polizia locale nel gennaio 2025.
Ma adesso è diverso. E Anna è a Spin Time anche per capire dove andrà a vivere per i prossimi 60 giorni, almeno. Poi, rispettando l’ordine delle graduatorie, dovrebbe esserle assegnata una casa popolare. Da ieri, infatti, al presidio davanti al palazzone non ci sono solo i laboratori e le attività culturali che da dieci giorni hanno riempito le ore di chi all’improvviso è rimasto con poco altro che una tenda in cui dormire e la solidarietà enorme mostrata dalla città in pieno agosto. Ci sono anche i camper dello sportello interdisciplinare di Roma Capitale: gli uffici mobili della Sala operativa sociale, del Dipartimento Patrimonio e Politiche abitative e del Dipartimento Scuola del Comune, i cui operatori, aiutati dalle organizzazioni del terzo settore come Binario 95 e Nonna Roma, dalla Protezione civile e dagli attivisti di Spin Time, stanno facendo colloqui a tutti gli ex residenti per censirli, raccogliere dati ed esigenze e organizzare le sistemazioni temporanee e la continuità scolastica dei minori.
«Lavoreremo per trovare subito una sostituzione alle persone che stanno dormendo per strada, e lo faremo senza il sostegno della Regione Lazio, senza quello di governo e Europa. Lo faremo con le nostre forze», aveva detto il sindaco di Roma Roberto Gualtieri alla comunità di Spin Time dopo aver comunicato loro che la proprietà dell’ex sede Inpdap, Investire Sgr, che gestisce il Fondo Immobili Pubblici a cui il palazzo è stato svenduto nel 2004, aveva rifiutato l’offerta d’acquisto del Comune.
Nello stesso giorno Gualtieri aveva anche firmato l’ordinanza urgente per garantire assistenza alle persone costrette a lasciare Spin Time in via di Santa Croce in Gerusalemme. Un provvedimento nato dalla necessità di tutelare la salute delle persone, aggravata dall’ondata di calore.
Così, da ieri, uno dopo l’altro, gli ex residenti che hanno fatto il colloquio con gli operatori del Comune salgono sui furgoncini della Protezione civile e vengono portati nelle sistemazioni temporanee che Roma Capitale sta trovando per loro: hotel e strutture d’accoglienza. Alcune sono nei dintorni di Spin Time, altre distanti, come a Rebibbia o a San Pietro. «Tranquilli, sono bei posti», dicono gli operatori agli abitanti che si preparano a partire, coi valigioni che hanno appena recuperato dal palazzo occupato, con l’aiuto delle forze dell’ordine. L’idea che il Comune si stia occupando di loro rende felice la maggior parte dei residenti, che piangono, si abbracciano, si salutano prima di andare. Ma non passa in secondo piano la preoccupazione per il dopo: «Chissà se le case popolari ce le daranno davvero», e per il palazzo: «Chissà se e quando potremo tornare», dicono i più anziani. «Non smetteremo di lottare finché Spin Time non tornerà nostro», controbattono i più giovani, più agguerriti, che nell’ex sede dell’Inpdap hanno trascorso la maggior parte della loro vita, fiduciosi che le trattative tra Comune e proprietà riprendano, anche se ci vorrà più tempo del previsto.
Così, come in ogni comunità viva, anche in quella di Spin Time le emozioni sono contrastanti. C’è la soddisfazione per l’impegno delle istituzioni nel trovare una casa a chi ne ha diritto ma fino ad oggi era stato dimenticato. Ma c’è anche la tristezza per una collettività che almeno per ora si disgrega: un insieme di persone provenienti da paesi, settori, esperienze diverse che ha saputo mettere in pratica un modello alternativo di abitare e vivere la città. Per tanti un esempio di come contrastare polarizzazione, solitudine e disgregazione sociale.
© Riproduzione riservata