Ci sono immagini che raccontano una città più di qualsiasi dibattito istituzionale. L’immagine delle centinaia di persone lasciate fuori da Spin Time, dopo il sequestro dello stabile e con quaranta gradi, è una di queste. È una fotografia politica che interroga non solo la città di Roma, ma l’intero paese.

Mentre la destra ha trasformato subito questa vicenda nell’ennesima occasione per parlare di legalità, sicurezza e zone franche, chi oggi sta sostenendo Spin Time sono le persone che abitano e attraversano la città. Una rete di comunità che si sta attivando per garantire sostegno, cura e solidarietà a chi è rimasto senza un luogo sicuro dove stare. Questo è il punto politico che mostra la necessità di questi spazi: quando il sistema va in crisi, le comunità auto-organizzate costruiscono risposte concrete. Senza mutualismo questa città perde vivibilità, libertà e capacità di immaginare il proprio futuro. Ed è proprio per questo che gli spazi sociali sono sotto attacco. Le dichiarazioni della destra dopo l'incendio di Spin Time raccontano molto più della posizione su un singolo edificio: raccontano una strategia tesa a eliminare un modello di organizzazione sociale.

Una narrazione che riduce tutto a ordine pubblico

Le parole sono sempre le stesse: legalità, sicurezza, occupazione abusiva, degrado, zona franca, ripristino dell’ordine. La destra attacca le amministrazioni quando si schierano a difesa di queste esperienze invocando trasparenza sull’uso dei fondi pubblici, mentre la speculazione dei fondi finanziari - come nel caso di Spin Time - sta dissanguando da decenni le città e quando, sul piano nazionale, la cosa pubblica è gestita a suon di clientelismo e assegnazioni dirette. Infine, in questa narrazione le persone scompaiono: non ci sono famiglie, bambin*, comunità, ma solo “occupanti”. La complessità umana viene cancellata in una narrazione che riduce tutto a legalità e ordine pubblico.

La sicurezza viene usata come contenitore emotivo per produrre paura e consenso, mentre scompare la domanda decisiva: perché centinaia di persone hanno bisogno di quello spazio? E cosa accadrebbe loro se venisse cancellato? Se la sicurezza fosse davvero la priorità, bisognerebbe garantire dignità, continuità e protezione. Invece la risposta proposta è reprimere, svuotare, cancellare. Spin Time viene raccontato come una “zona franca”, uno spazio vuoto. Ma Spin Time è un luogo di cura e partecipazione, capace di costruire vita collettiva fuori da competizione, profitto e individualismo. A Roma lo vediamo con Spin Time, Lucha y Siesta, Acrobax, Quarticciolo Ribelle, Casale Garibaldi, Laurentino 38, Bencivenga, Angelo Mai e molte altre esperienze trattate come problemi invece che come patrimoni da difendere. Fanno paura perché costruiscono sport popolare, cultura dal basso, pratiche antiviolenza, antidiscriminazione, solidarietà e comunità. Producono autonomia, consapevolezza e possibilità: alternative concrete al capitalismo patriarcale e razzista.

Una città transfemminista

Negli ultimi anni Roma ha parlato molto di città della cura, di città femminista. Ma una città transfemminista non è uno slogan: è una scelta politica. È una città che riconosce la cura come infrastruttura fondamentale, che protegge relazioni, autodeterminazione e beni comuni e che sa che la sicurezza non nasce dal controllo ma dalla possibilità di costruire comunità vive.

Una città transfemminista ha luoghi concreti: case delle donne e consultori, spazi sociali, presidi antiviolenza, sport popolare, cultura indipendente, spazi dove possiamo esistere, autodeterminarci e costruire nuove possibilità.

In questo senso, anche Lucha y Siesta è un esempio decisivo: da quasi vent’anni è un presidio transfemminista fondamentale per Roma, una casa per donne e persone trans che attraversano violenza, una comunità politica, un laboratorio culturale, uno spazio di elaborazione collettiva. Ma come per Spin Time il valore non può essere ridotto ai servizi che offre. Queste esperienze producono cittadinanza, autonomia, relazioni e immaginari.

Riconoscere il valore degli spazi sociali

Per questo l’amministrazione deve avere il coraggio politico di riconoscere il valore degli spazi sociali, dell’autogestione e del mutualismo. Non basta incastrarli in percorsi burocratici che ne svuotano il significato. Anche la Delibera 104 mostra i suoi limiti: troppe realtà restano in situazioni di precarietà permanente perché non ne viene riconosciuto fino in fondo il valore politico. Noi rivendichiamo il diritto di stare fuori dalla norma quando la norma diventa uno strumento di esclusione e oppressione. Noi siamo istituzioni di un altro genere: produciamo welfare, cultura, economia sociale, relazioni e trasformazione politica.

La soluzione alla questione di Spin Time è Spin Time lì dove si trova. La destra ha mostrato il proprio progetto: criminalizzare, normalizzare, cancellare. L’amministrazione comunale deve scegliere se inseguire questa logica o riconoscere davvero gli spazi sociali come infrastrutture democratiche della città. La partita non riguarda la sopravvivenza di pochi luoghi, ma il diritto di immaginare e costruire una città diversa.

Noi quel progetto ce l’abbiamo già. Una città pubblica: sicura perché solidale, decorosa perché ce ne prendiamo cura, più giusta perché redistribuisce ricchezze e diritti.

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