Durante la conferenza stampa davanti al palazzo occupato 13 anni fa nel cuore di Roma, gli attivisti hanno ribadito la necessità di replicare il modello di rigenerazione urbana a cui hanno dato vita. Con il corteo del 19 settembre e un’assemblea pubblica il giorno dopo
Da casa per oltre 400 persone, a modello di integrazione e di rigenerazione urbana. Fino a diventare il simbolo del diritto all’abitare e della lotta contro la finanziarizzazione immobiliare delle città. Spin Time, il palazzo occupato 13 anni fa nel cuore di Roma, all’Esquilino, resiste al «vile sgombero» grazie alla forza della comunità di attivisti e cittadini a cui ha dato vita nel tempo. Ma, quasi due mesi dopo l’incendio – avvenuto nella notte del 29 luglio – che ha costretto gli abitanti a lasciare l’interno dell’edificio, la questione sul futuro di Spin Time è ancora aperta.
Da quella notte nessuno è più potuto tornare a casa. Come raccontato da Domani, per 26 giorni una marea di persone ha occupato via Santa Croce in Gerusalemme, finché a tutte le 138 famiglie, di 27 nazionalità diverse, che vivevano nel palazzo non è stato trovato un alloggio temporaneo. Poi il presidio si è spostato a lato della via, con sette gazebo che hanno continuato a fare attività per il territorio anche dalla strada. Nel frattempo, il Comune di Roma – che sta cercando di acquistare l’edificio – aveva proposto a Investire Sgr, la società che gestisce il fondo proprietario dell’ex sede dell’Inpdap, un accordo ponte per permettere ai suoi abitanti di rientrare, in sicurezza, il prima possibile. L’Sgr però ha rifiutato l’offerta.
«Ecco come intendiamo la battaglia politica, quando diciamo che la battaglia la facciamo con i corpi è perché qui c’erano corpi a fare comunità», dicono in un video condiviso sui social gli attivisti di Spin Time, che il 17 settembre hanno indetto, insieme con Cgil Lazio, Polo Civico Esquilino, la rete No Kings, La Strada, Lucha y Siesta e Nonna Roma, una conferenza stampa davanti al palazzo, per capire cosa succederà alla comunità che ha già dimostrato da tempo il grande valore aggiunto che è stata in grado di creare non solo per chi ha ospitato, ma per la città, come modello di economia sociale.
«Ci troviamo qui, convinti e fiduciosi, rispetto alla possibilità di rientrare in questo palazzo, nel dialogo con le istituzioni affinché il processo di acquisto venga portato a termine. Le famiglie, in questo momento, sono state sistemate in alloggi temporanei, piano piano stanno arrivando le prime assegnazioni delle case popolari. Ma la battaglia di questo palazzo, oltre al diritto alla casa, tiene dentro anche il diritto alla città. Non prevalga la rendita sulla dignità umana», hanno ribadito gli attivisti di Spin Time prima di lanciare il corteo nazionale – sabato 19 settembre alle 14, da Piazza della Repubblica a piazza Vittorio – e l’assemblea pubblica per il giorno dopo, il 20 settembre: un modo per continuare la mobilitazione e rilanciare la campagna politica per il diritto all’abitare e una città inclusiva e accogliente in cui siano garantiti i diritti di ognuno e di tutti.
«I due eventi non sono un corteo funerario, non sono la fine di un processo di lotta, ma un momento di slancio. Vogliamo portare il modello Spin Time fuori, replicarlo, e riteniamo che sarà un risultato politico importante anche se riusciremo a far mettere insieme un’amministrazione coraggiosa che riesce a dire di no per una volta alla rendita e alla speculazione con i movimenti sociali e le organizzazioni della città civile».
Il corteo del 19 settembre, quindi, come spiegano gli attivisti, non è solo a difesa di Spin Time, «ma per affermare un’idea diversa di città, in cui il diritto alla casa e alla vita dei quartieri venga prima della speculazione immobiliare».
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