Nel fascicolo aperto a piazzale Clodio si procede per disastro colposo, omicidio plurimo colposo, incendio e lesioni gravissime aggravate dalla violazione della normativa antinfortunistica. Agli atti dell'inchiesta capitolina ci sono le testimonianze dei ragazzi italiani rimasti feriti nel rogo del locale da cui è emerso che le uscite di sicurezza erano sbarrate, che la titolare Jessica Moretti stava scappando, poi il fuoco divampato in pochi minuti per l'assenza di materiali ignifughi, nessun estintore utilizzato e nessuno che dava indicazioni a chi tentava di fuggire
La procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati Jacques e Jessica Moretti, gestori del bar Le Constellation di Crans-Montana, in Svizzera, in cui la notte di Capodanno hanno perso la vita, in seguito a un rogo scoppiato all’interno del locale, 41 giovani, fra cui 6 italiani, e altri 115 sono rimasti feriti.
Nel fascicolo aperto a piazzale Clodio, coordinato dal procuratore Francesco Lo Voi con l'aggiunto Giovanni Conzo e il pm Stefano Opilio, si procede per disastro colposo, omicidio plurimo colposo, incendio e lesioni gravissime aggravate dalla violazione della normativa antinfortunistica. I due, secondo quanto si apprende, non saranno al momento interrogati nella Capitale.
Agli atti dell'inchiesta capitolina ci sono le testimonianze dei ragazzi italiani rimasti feriti nell’incendio. Dai loro racconti, infatti, è emerso che le uscite di sicurezza erano sbarrate, che la titolare del bar Jessica Moretti stava scappando, che il fuoco è divampato in pochi minuti per l'assenza di materiali ignifughi, che nessun estintore è stato utilizzato e che nessuno dava indicazioni a chi tentava di fuggire.
Nell'ambito dell'indagine i pm avevano disposto il sequestro probatorio dei cellulari delle vittime e dei sopravvissuti per ricostruire la dinamica dei fatti.
Le parole del sindaco
Intanto, nel filone svizzero dell’inchiesta, a Sion ieri – lunedì 13 aprile – è stato il giorno dell’interrogatorio del sindaco di Crans-Montana, Nicolas Ferraud, indagato per lesioni personali colpose, messa in pericolo della vita altrui tramite dolo diretto, incendio doloso colposo e una serie di violazioni delle responsabilità e dei doveri imposti dalla legge ai comuni: «Non sapevo che ci fossero dei problemi nei controlli di sicurezza dei locali, a causa della carenza di personale. Nessuno me l'aveva detto prima della tragedia», ha detto agli inquirenti.
La sua è una versione completamente discordante da quella dei suoi funzionari, che invece hanno lamentato una cronica assenza di risorse per far fronte agli obblighi di ispezioni annuali. «Eravamo convinti che tutto funzionasse bene, siamo sempre stati orgogliosi del nostro servizio di sicurezza, citato anche come esempio nel Cantone», ha aggiunto il primo cittadino.
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