Alta adesione per la protesta contro il governo, accusato di liberalizzare il settore favorendo le multinazionali: «No allo strapotere degli algoritmi, Uber ci fa concorrenza sleale». Salvini convoca i tassisti, ma è deluso per lo strappo con una categoria amica. A Roma sputi e calci contro Matteo Hallissey, presidente di +Europa e Radicali italiani
È stata una mobilitazione senza precedenti negli ultimi mesi, con una massiccia adesione da parte di 18 sigle sindacali e associative, da Ugl Taxi a Filt Cgil Taxi. Lo sciopero di 24 ore dei taxi, che in tutta Italia hanno incrociato le braccia contro il governo, accusato di non mantenere gli impegni e di favorire l’ingresso delle multinazionali come Uber nel settore, ha reso difficile trovare un taxi nelle grandi città, con grossi disagi per cittadini e turisti.
A Roma, la giornata di sciopero ha visto un partecipato corteo di auto bianche da Fiumicino fino al centro città, dove gli autisti hanno parcheggiato per continuare a piedi verso il presidio organizzato a due passi da palazzo Chigi. Momenti di tensione ci sono stati davanti a Montecitorio, con l’accensione di alcuni fumogeni e cori rivolti contro Uber.
Matteo Hallissey, presidente di +Europa e dei Radicali italiani, che si era presentato in strada munito di cartelli con scritto “Basta lobby” e con dei pos da offrire ai tassisti, è stato contestato dai manifestanti. «Ci hanno inseguito sfondando la piazza e tentato di superare le forze dell’ordine per raggiungerci tra sputi e calci», ha raccontato Hallissey. «In tutte le capitali europee le multinazionali già oggi operano, e soltanto in Italia devono avere vincoli enormi a causa di questa lobby di 25mila persone».
Le ragioni della protesta
Lo sciopero è stato indetto contro il governo, a cui i tassisti chiedono «regole chiare per le piattaforme digitali, evitando lo strapotere degli algoritmi» e la tutela del servizio taxi come servizio pubblico locale. «Chiediamo la riapertura del tavolo di confronto sui decreti attuativi della riforma degli Ncc, che la categoria aspetta ormai dal 2019. Non è più tollerabile il silenzio delle istituzioni di fronte all’ingresso aggressivo delle multinazionali».
Nel mirino dei tassisti c’è soprattutto il decreto sulla regolamentazione delle piattaforme di intermediazione digitale, messo in stand-by dal ministero dei Trasporti, guidato da Matteo Salvini, dopo le osservazioni critiche arrivate dalla Commissione europea. Secondo le principali sigle di categoria – Ugl Taxi, Filt Cgil, Uil Trasporti Taxi e Uritaxi – la mancata attuazione della riforma favorirebbe «l’illegalità e la concorrenza sleale».
«Il servizio taxi è regolato con tariffe fissate dal comune, controlli, obblighi di sicurezza e responsabilità precise verso l’utenza. Oggi questo modello è messo in discussione dall’ingresso aggressivo di multinazionali private, che puntano a sostituire un servizio pubblico con piattaforme guidate da algoritmi e logiche di profitto», è la tesi di Nicola Di Giacobbe, coordinatore Unica Taxi Filt Cgil. «Qualità del servizio e sicurezza non possono essere delegate esclusivamente a delle app gestite senza il controllo delle amministrazioni pubbliche».
Cosa dice la politica
La mobilitazione dei tassisti ha spinto Salvini a convocare la categoria per un faccia a faccia il 14 gennaio. «In questi tre anni ho fatto tavoli di confronto molto complicati: balneari, ponte sullo Stretto, alta velocità, espropri. Ma le riunioni più impegnative sono state quelle fra taxi e Ncc», ha detto il segretario della Lega, che non ha nascosto un certo fastidio per una protesta così rumorosa da parte di una categoria “amica”.
Più dura è stata la reazione di Forza Italia, sensibile anche alle richieste delle piattaforme: «L’iniziativa dei sindacati dei taxi è del tutto strumentale. Il parlamento è al lavoro, in particolare con una proposta di legge di riordino del trasporto pubblico presentata da Forza Italia, che è da sempre impegnata per promuovere la liberalizzazione del settore», ha detto il sottosegretario ai Trasporti Tullio Ferrante (FI). «Va favorita l’apertura del mercato agli Ncc, che svolgono una funzione complementare e integrativa rispetto al Tpl».
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