Nel tardo pomeriggio di giovedì 8 (ora italiana) il presidente dell'Assemblea nazionale del Venezuela, Jorge Rodriguez, ha annunciato il rilascio di un «numero significativo» di prigionieri nelle ore successive, senza specificare altro. Tra gli italiani liberati c’è l’imprenditore 77enne Luigi Gasperin e il giornalista e politico Biagio Pilieri.

«Si tratta di un gesto di pace unilaterale e non è stato concordato con nessun'altra parte», ha specificato Rodriguez ringraziando l'ex presidente spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero, il presidente brasiliano Lula Da Silva e il governo del Qatar per la loro mediazione. Rodriguez è il fratello della presidente ad interim del paese, Delcy, salita al vertice della repubblica bolivariana dopo il sequestro di Maduro da parte delle forze militari Usa.

Annunciando la liberazione dei prigionieri, Jorge Rodriguez ha precisato che questa decisione «mira a contribuire all'unità nazionale, al consolidamento della pace e della convivenza». Si tratta di una notizia che ha immediatamente acceso le speranze anche su Alberto Trentini, da 420 giorni rinchiuso in un carcere venezuelano. E non solo per lui. L’attesa è anche per gli altri italiani, infatti, che sono detenuti nei penitenziari di Caracas: tra questi ci sono Mario Burlò, Biagio Pilieri e Daniel Enrique Echenagucia Vallenilla. Per il momento è stato liberato Gasperin, con il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che sta monitorando la situazione insieme alla rete consolare.

Difesa negata

Trentini, 46 anni, arrestato il 15 novembre 2024 mentre lavorava per l'ong Humanity & Inclusion, per 420 giorni è stato rinchiuso nel carcere venezuelano El Rodeo I senza possibilità di difendersi da accuse mai chiarite. Ad agosto Armanda Colusso, la madre, ha inviato anche una lettera a papa Leone XIV per chiedere al Vaticano di intercedere nella liberazione del figlio. Un'altra missiva era stata fatta arrivare a Maduro stesso. «Alberto era in Venezuela per aiutarvi. Vi prego – ha scritto la mamma di Trentini – concedetegli la libertà e fatelo tornare a casa da noi».

I tentativi, tuttavia, finora non avevano dato i risultati sperati, tanto che a novembre scorso la donna si era sfogata criticando il governo italiano: «Per Alberto non si è fatto ciò che era doveroso fare. Sono stata troppo paziente ed educata, ma ora la pazienza è finita». L’avvocata della famiglia Trentini, Alessandra Ballerini, aveva spiegato che lo stallo nelle trattative con il governo di Caracas è dipeso anche dalle scelte del governo Meloni: «Il mancato riconoscimento italiano delle elezioni in Venezuela e della legittimità del governo Maduro non ha reso fluidi i rapporti».

La vendetta di Caracas

Come aveva ricostruito Domani, Trentini è stato di fatto sequestrato dal Venezuela come “vendetta” contro l’Italia, che negli ultimi anni non ha agevolato l’estradizione di oppositori che hanno trovato rifugio a Roma, primo fra tutti l’ex ministro del petrolio Rafael Ramirez, archiviato dalla procura di Roma due settimane prima dell’arresto del cooperante veneziano.

Fintanto che Maduro è rimasto al potere, la richiesta principale per liberare Trentini era il riconoscimento del regime da parte del governo italiano, vale a dire una telefonata tra Meloni e Maduro, o tra lui e Sergio Mattarella.

Quella chiamata, però, non è mai arrivata. L'altro dossier su cui Italia e Venezuela hanno lavorato in questi mesi per portare alla liberazione è stato quello finanziario. La storica presenza tricolore nel paese sudamericano, interrotta quasi totalmente dopo le sanzioni Usa, ha lasciato infatti miliardi di euro di crediti non riscossi. Soldi di aziende (Eni, Webuild, Ghella, Astaldi, Danieli, il Gruppo San Donato, Cimolai) che hanno realizzato lavori in Venezuela, ma che la Repubblica bolivariana non ha mai pagato o, almeno, non totalmente.

Il raid americano

Alla fine è stato invece l'intervento militare americano a sbloccare la situazione. Non la diplomazia, dunque, ma la forza. La liberazione dei prigionieri stranieri è infatti arrivata solo sei giorni dopo l'intervento ordinato da Trump per arrestare Maduro e la moglie e trasferirli negli Usa con l'accusa di essere dei narcotrafficanti. A poche ore l'arresto, la sua vice Delcy Rodriguez ha accusato gli Usa di aver realizzato un colpo di Stato.

Dopo che Trump l'ha minacciata dichiarando che avrebbe pagato un «prezzo molto alto, probabilmente più alto di Maduro» se non si fosse piegata ai desideri degli Stati Uniti, Rodriguez ha però cambiato tono invitando «il governo degli Usa a lavorare insieme su un programma di cooperazione».

È in questo contesto che si è arrivati all'annuncio della liberazione dei prigionieri stranieri da parte di suo fratello Jorge. Un'ottima notizia anche per Giorgia Meloni che, oggi venerdì 9 gennaio, forse potrà sedersi davanti ai giornalisti per la conferenza stampa d'inizio anno orgogliosa di aver riportato a casa un altro connazionale imprigionato ingiustamente all'estero.

© Riproduzione riservata