«Il fatto non costituisce reato», dice la pronuncia su ex dirigenti comunali e imprenditori. La procura valuta il ricorso. Ecco tutti gli altri casi su cui i giudici dovranno pronunciarsi
«Un mio amico mi raccontava del maxiprocesso di Palermo e mi diceva: “In quelle carte non c’è un aggettivo, ci sono i fatti”. Se ripensiamo a quello che è stato detto e scritto in quest’ultimo anno ci sono tantissimi aggettivi e questo non va bene. Siamo stati accusati di sovvertire la democrazia urbanistica. Mi chiedo se è stato espresso un giudizio legale o un giudizio politico e che cosa pensa il procuratore capo di Milano Marcello Viola del suo team».
Il sindaco Beppe Sala commenta, a margine di una conferenza stampa, la sentenza della giudice Paola Braggion con cui sono stati assolti otto imputati – tra ex dirigenti comunali, imprenditori e costruttori – dalle accuse di abuso edilizio e lottizzazione abusiva.
«Il fatto non costituisce reato», il verdetto sul caso della Torre di via Stresa: un grattacielo di oltre 80 metri e 24 piani per la cui costruzione era stata usata una «Scia con atto d’obbligo», dunque una mera autocertificazione invece che un piano attuativo con convenzione urbanistica. Tradotto: la nuova costruzione, secondo i pm meneghini, era stata spacciata per una ristrutturazione.
Buona fede
«Per tutti gli imputati difetta l’elemento soggettivo del reato, sia doloso che colposo – spiega una nota del tribunale – atteso che solo negli ultimi anni la giurisprudenza penale, quella amministrativa e finanche le pronunce della Corte costituzionale più recenti hanno offerto diverse interpretazioni del concetto di ristrutturazione edilizia e inoltre la prassi consolidata del comune di Milano consentiva l’intervento Torre Milano con il titolo effettivamente rilasciato», ossia una Scia.
Indubbio, dunque, che i pm, indagando, abbiano trovato un “sistema” – quello relativo alle pratiche di costruzione del nuovo volto della città – ma non è ancora univoco dire se la «prassi» di cui scrive il tribunale sia corretta o no. Di certo – ha accertato la giudice Braggion – sussisteva, nel caso di Torre Milano, la «buona fede»: solo dopo il 2023 la giurisprudenza ha dato interpretazioni nuove sulla nozione di ristrutturazione, prevedendo i piani attuativi per progetti che per volumetrie e altezze non possono essere più considerate tali.
Gli altri filoni
L’accusa, in attesa delle motivazioni della sentenza che arriveranno tra 90 giorni, valuterà se proporre ricorso. Sull’urbanistica, inoltre, sono aperti altri filoni: ci sono tre processi in corso, a partire da quello riguardante l’operazione immobiliare in via Fauché, passando per la vicenda Park Towers, fino a Bosconavigli, per il quale è imputato anche l’archistar Stefano Boeri. In ultimo restano aperti i filoni investigativi con al centro la Commissione paesaggio e i suoi componenti, imprenditori e sindaco stesso.
La sentenza ha invece riguardato l’ex direttore dello Sportello unico edilizia del Comune ed ex vicepresidente della Commissione paesaggio, Giovanni Oggioni, nel marzo 2025 arrestato per un altro filone sulla corruzione e imputato in diversi procedimenti.
Poi: gli imprenditori-costruttori Stefano e Carlo Rusconi, l’ex dirigente della Direzione Urbanistica milanese Franco Zinna, l’architetto e progettista Gianni Maria Beretta e i tre ex funzionari dello Sportello unico Edilizia Francesco Maria Carillo, Maria Chiara Femminis e Pietro Ghelfi.
«Mi auguro che questa sentenza venga confermata perché temo che ci sarà un appello, però ho sempre sostenuto che non ravvisavo in questi episodi elementi di reato», dice invece il presidente della regione Lombardia, Attilio Fontana, a margine di un evento pubblico. A fargli eco è ancora il primo cittadino Sala: «È chiaro che si smantella quel castello che era stato costruito e che evidentemente non ha un fondamento giuridico».
Il sindaco ha più volte incontrato il Comitato di famiglie sospese, che è riuscito a censire oltre mille edifici costruiti con modalità non conformi alle normative urbanistiche vigenti, con possibili ripercussioni per più di 100mila cittadini. Grattacieli che oggi svettano sul territorio milanese, «svilito – hanno scritto i pm nei filoni d’inchiesta sull’urbanistica – a merce da saccheggiare».
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