L’incontro sollecitato dal faccendiere per parlare di carbon credit. Il giornalista: «Chi voleva interferire con Report andava da Corsini»
«Vediamoci anche dieci minuti!». Pressioni su pressioni. E sollecitazioni continue, nonché l’invio di un file sul carbon credit. Agli atti dell’inchiesta dei pm dell’Antimafia ci sono anche i messaggi che restituiscono l’insistenza del faccendiere Valter Lavitola per coinvolgere nel suo business l’«amico fraterno» Sigfrido Ranucci. È per quell’insistenza che, a quasi una settimana di distanza dalla bomba, l’allora conduttore di Report passa da casa di Lavitola per incontrarlo.
Dalle chat emerge proprio questo: Ranucci vede l’amico perché è quest’ultimo che, dopo avergli chiesto come sta, gli domanda di andare da lui per sottoporgli quesiti sul suo business: «Valterino» doveva organizzare l’ormai famoso incontro con Urban vision e aveva paura che dopo l’ordigno, a causa degli impegni di «Sig» post attentato, il giornalista non gli avrebbe più seguito la pratica.
Di quell’incontro, che in base alle conversazioni agli atti non avrebbe avuto alcun secondo fine, ha parlato sabato scorso Natalia Potenza ai magistrati capitolini. L’ex compagna del faccendiere, come riportato da diversi giornali, avrebbe riferito ai pm che «Sig» e «Valter» non avevano con loro i telefoni, che li avrebbero lasciati in un’altra stanza dell’appartamento di Monteverde Vecchio. Ma Ranucci, sui social, smentisce: il cellulare, almeno il suo, non sarebbe stato in cucina, ma nella tasca dei suoi jeans. Da qui gli interrogativi degli inquirenti. Dove sta la verità? E quanto sa Potenza dell’amicizia tra il suo ex, presunto mandante della bomba a Ranucci, e l’ex conduttore?
A tutte queste domande, 24 ore dopo l’interrogatorio fiume della donna, i pm di Roma vogliono dare una risposta e capire se i dettagli forniti abbiano una valenza ai fini delle indagini. «Ora è necessario fare chiarezza», dicono gli investigatori a Domani a proposito di una storia che sin dal principio è stata oggetto di messaggi in codice, presunti depistaggi e opacità. Dalle molteplici versioni fornite ai magistrati capitolini dal faccendiere Lavitola, passando per le altrettanto presunte omissioni dei diretti interessati, fino all’ingresso a gamba tesa nella vicenda di una serie di personaggi – imprenditori, legali, strette collaboratrici, estetiste brasiliane, soci africani e latitanti – che hanno detto la loro.
La versione di Potenza
La new entry in quella che sembra avere tutti gli elementi di una commedia all’italiana è proprio Potenza, madre dei figli di Lavitola, che, con l’arresto dell’uomo per l’attentato del 16 ottobre 2025, ha deciso di prendere in mano le redini del bistrot di pesce Cefalù (c’è pure chi racconterebbe che presto al ristorante di Monteverde il dramma verrà utilizzato per monetizzare, grazie a un menù a tema bomba). La donna, che ai pm ha pure parlato delle vicende fiscali dell’ex compagno e rischia d’aver violato la legge avendo prodotto le mail di «Valter», è assistita dal legale del foro di Roma Giuseppe Cavallaro, esperto di diritto commerciale e premiato nel 2008 dall’allora ministro Giorgia Meloni. L’avvocato, spin doctor di Potenza, non ha dubbi: «Ranucci e Lavitola sono due attori, da Oscar». Il motivo di una simile affermazione? Cavallaro non la esplica. Dice e non dice, assicura che «chi vivrà vedrà» e che i giornalisti avranno «molto da scrivere». Poi, l’ultima frase a mezza bocca: «Sono arrivate minacce da Lavitola e dai suoi avvocati: preparo una querela». Di che si tratta? Per chi è vicino ai professionisti dello studio legale Cola, «cialtronerie». Quelle di chi, in passato, «era andato incontro a un procedimento disciplinare». «Sono stato assolto e archiviato, neanche una sanzione», replica Cavallaro. Ma torniamo alla versione di Potenza: verrà considerata uno snodo per le indagini? Se le bocche sono al momento cucite, ciò che è certo è che l’inchiesta dell’Antimafia prosegue a ritmo serrato e come prossimo passo ha quello di sentire, come persona informata sui fatti, Ranucci. Che ieri ha attaccato anche Domani. «È falso come scrive il Domani che io abbia parlato con Natalia attraverso altri telefoni», scrive l’ex conduttore sui social. Ma questo giornale non ha mai scritto quanto sostenuto da «Sig» che, poi, si dice «contento del fatto che i pm» vogliano risentirlo e che «Report faccia una puntata sulla bomba (un fatto smentito dalla redazione di via Teulada, ndr).
Aiuti
È probabile che durante l’interrogatorio – sarà il terzo dopo la bomba – i pubblici ministeri chiederanno al giornalista Rai dell’aiuto che lo stesso Ranucci avrebbe fornito al faccendiere per l’acquisto delle mura del ristorante di Monteverde Vecchio. L’ex conduttore, come rivelato da Domani, aveva provato a mettere una buona parola con gli imprenditori Pulcini, che a loro volta conoscevano il proprietario dell’immobile dove oggi ha sede il locale di pesce. Come noto, l’affare relativo alla compravendita non è andato in porto. Eppure «Sig» si sarebbe speso in più occasioni a favore dell’amico, incontrando gli imprenditori Pulcini. «Puoi prendertelo un caffè con loro, sono dei fan di Report, e poi semmai li facciamo venire al ristorante per una cena», il messaggio di «Valterino» all’amico Ranucci, in veste di “garante”. Gli incontri sarebbero avvenuti in zona viale Mazzini, a Roma e, inoltre, ci sarebbe un ulteriore dettaglio di cui Domani è venuto a conoscenza: prima della compravendita (poi fallita), c’era da evitare l’operazione sfratto. Per questo Lavtiola si era rivolto a un legale che avrebbe dovuto realizzare un’intermediazione coi Pulcini. E poi a Ranucci. «Hanno onore di incontrarti», gli dirà. Alla festa del Fatto Quotidiano Ranucci ha ribadito l’aiuto offerto al faccendiere «per riscattare le mura» del Cefalù e quello sul carbon credit. Ma «Sig» specifica: «Non ho mai ottenuto vantaggi dagli affari di Valter, e lui non ha mai influenzato la trasmissione. Chi aveva problemi con Report andava da Corsini, non da Lavitola». E ha concluso: «Rispetto alla Rai agirò in giudizio in tutte le sedi per la divulgazione di un documento coperto da segreto».
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