I resti di un villaggio preistorico nella piana di Colfiorito e le ceramiche corinzie recuperate nel Canale d’Otranto sono solo alcuni esempi delle testimonianze dal passato riemerse durante gli scavi per la realizzazione dei metanodotti Snam. Che grazie alla collaborazione con le Soprintendenze sono state restituite alla cittadinanza
Ogni territorio custodisce una storia, spesso nascosta. E a volte sono le trasformazioni del presente a restituirla, arricchendo la memoria collettiva. Nella piana di Colfiorito, lungo la dorsale appenninica tra Umbria e Marche, in un territorio già noto per il suo interesse archeologico, è stato riportato alla luce un villaggio di circa tremila anni fa. La scoperta è avvenuta durante la realizzazione di due metanodotti di Snam, tra le principali società di infrastrutture energetiche in Italia, (il Foligno–Sestino e il Recanati–Foligno), e offre una testimonianza del passaggio dalla preistoria alla storia, quando iniziarono a formarsi comunità più ampie e organizzate, prima della fondazione della città romana di Plestia.
A far emergere i resti sono state le indagini archeologiche condotte prima dell’avvio dei lavori, che prevedono l'esecuzione di saggi e scavi preliminari alla realizzazione delle infrastrutture. Dal terreno sono affiorate le tracce delle abitazioni dell’antico villaggio, con i segni dei pali che ne sostenevano gli elevati e degli spazi destinati al fuoco e alle attività quotidiane e produttive. Tra i ritrovamenti anche le tracce in negativo di una grande struttura, una longhouse, che testimonia l’esistenza di un insediamento strutturato e organizzato. Con l’obiettivo di restaurare, studiare e far conoscere al pubblico i ritrovamenti e restituire alla collettività parte del proprio patrimonio culturale, la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio dell’Umbria e Snam hanno stretto un accordo per la loro tutela e valorizzazione.
Quello della piana di Colfiorito non è l’unico caso. Sono molti gli scavi per la realizzazione delle infrastrutture che hanno consentito di individuare testimonianze archeologiche fino a prima sconosciute. La verifica preventiva dell’interesse archeologico serve proprio a individuare eventuali resti prima dell’avvio dei lavori, così da valutare le misure necessarie per tutelarli e ridurre il rischio di danneggiamenti. Nel 2025, ad esempio, solo Snam fa sapere di aver effettuato 113 rinvenimenti su tutto il territorio nazionale, che hanno portato all’apertura di 18 cantieri archeologici. Tra le esperienze più significative, che hanno permesso all’azienda, in collaborazione con le Soprintendenze, di restituire i ritrovamenti alle comunità locali, c’è la mostra La terra delle acque, allestita nel 2023 a Crema, in Lombardia, e l’apertura dei cantieri archeologici di Cesenatico, Ravenna e Colfiorito, appunto.
E non solo dalla terraferma. Anche durante la realizzazione di infrastrutture in mare emergono ritrovamenti del passato. È successo, ad esempio, durante le attività di prospezione svolte per individuare il percorso sottomarino più adatto affinché il gasdotto Tap potesse collegare la costa albanese a quella italiana, raccontano dalla società specializzata nel trasporto di gas. Nel Canale d’Otranto, a circa 780 metri di profondità, nel 2018 sono stati individuati i resti del carico di una nave affondata nella prima metà del VII secolo a.c.: ceramiche di produzione corinzia. Anfore, brocche e coppe che testimoniano l’esistenza di traffici commerciali tra la Grecia e l’Italia meridionale agli albori della Magna Grecia.
Le operazioni di recupero, effettuate l’anno dopo, sono state condotte con l’aiuto di veicoli sottomarini robotizzati capaci di operare a profondità difficilmente raggiungibili dai sommozzatori. Tecnologie avanzate il cui utilizzo è stato reso possibile anche grazie alle risorse tecniche e operative messe a disposizione nell’ambito del progetto del gasdotto transadriatico che collega l’Azerbaigian con l’Europa. Una parte dei reperti è stata restaurata grazie a un accordo tra Tap e Soprintendenza nazionale per il patrimonio culturale subacqueo. E presentata al pubblico nel 2023, con la mostra Recuperati dagli abissi, allestita a Taranto, nella sede Soprintendenza in Puglia. Nel giugno 2026 alcuni reperti sono stati portati anche ad Atene, esposti in una mostra dedicata alle antiche rotte commerciali tra Grecia e Occidente. Un altro esempio di come la realizzazione delle infrastrutture possa essere anche un’occasione per conoscere meglio la storia che caratterizza i territori. A patto che alla scoperta segua la tutela dei ritrovamenti e la possibilità di renderli accessibili a tutti.
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