La violenza degli adolescenti non nasce negli ultimi anni, interessa tutti i paesi occidentali (con differenze percentuali ma dinamiche simili) ed è un fenomeno multifattoriale. Si devono gestire con interventi precoci: investire in programmi di sostegno alla genitorialità ed assicurare scuole dove tutti si possano sentire sicuri
Ad ogni nuova aggressione o atto di violenza perpetrato da minori, per lo più armati di lame, la preoccupazione nel paese cresce. Ne è prova la circolare che apre alla possibilità dell’uso dei metal detector a scuola. Invece di lanciarsi in riflessioni o soluzioni semplicistiche, proviamo a comprendere cosa dice la scienza sulla violenza in adolescenza nel mondo.
Facciamo un primo inquadramento del fenomeno: la violenza degli adolescenti non nasce negli ultimi anni (come giustamente riportato nell’articolo del professor Francesco Ramella), interessa tutti i paesi occidentali (con differenze percentuali ma dinamiche simili) ed è un fenomeno multifattoriale.
Le origini del fenomeno
Da dove nasce la violenza nei ragazzi?
Uno dei contributi più solidi arriva dal Seattle social development project. Uno studio longitudinale condotto a Seattle su oltre 800 ragazzi, seguiti dalle elementari a fine liceo, ha evidenziato che l’uso della violenza è il risultato dell’accumulo di più fattori. il predominante è il crescere in un contesto sociale e culturale degradato (che non vuole significare per forza povero o marginalizzato). In altre parole, se l’ambiente reale o virtuale (che oggi pesa quanto il reale) che i nostri figli vivono è intriso di un linguaggio o di comportamenti violenti non è improbabile che si assimili questo “dialetto” comportamentale.
Gli altri fattori in gioco sono: vulnerabilità caratteriali (ad esempio: impulsività, scarsa tolleranza ai no, deficit d’attenzione), difficoltà familiari (conflittualità, maltrattamenti), ritiro o scarso interesse scolastico.
Allo stesso tempo esistono anche fattori protettivi come l’avere una bassa propensione al rischio, l’avere un sufficiente interesse scolastico ed avere minor contatto o esposizione a sostanze di abuso.
Per quanto riguarda l’uso del coltello, una revisione della letteratura sui knife-crime nel Regno Unito evidenzia, in particolare, una correlazione tra presenza di disturbi mentali e l’appartenenza a gruppi o gang ed il maggior uso di armi da taglio.
Anche determinati contesti urbani giocano un ruolo favorente la violenza. Una revisione pubblicata su “Health & Place” mostra come povertà concentrata, degrado del quartiere e discriminazione si leghino a maggiori livelli di violenza giovanile e di coinvolgimento in bande o “branchi”. Al contrario, interventi di riqualificazione urbana e di rafforzamento della coesione comunitaria hanno effetti preventivi misurabili.
Perché sono importanti interventi precoci?
Altro dato rilevante è che l’essere bulli o violenti degli adolescenti non si ferma a quell’età. Una revisione sistematica apparsa su “Criminal Behaviour and Mental Health”, ha evidenziato che chi compie atti di prevaricazione o violenza in età scolastica ha una probabilità quasi doppia di avere condanne penali in età adulta, indipendentemente da povertà, problemi familiari e altre variabili di rischio. In altre parole, un adolescente violento o “bullo” ha una probabilità doppia di diventare un adulto violento o un criminale. Soprattutto se non viene adeguatamente riconosciuto e valutato per tempo. In questi casi, parliamo di ragazzi con traiettorie di vita che potranno diventare ancora più problematiche.
Come agire
Cosa è meglio fare?
La ricerca internazionale offre un ventaglio di interventi possibili: investire in programmi di sostegno alla genitorialità, creare le possibilità di riconoscere i prodromi della violenza ed assicurare scuole dove tutti, in particolare i più piccoli, si possano sentire sicuri.
Detto questo, dobbiamo accettate il fatto che non si può eradicare l’aggressività dal cuore dell’essere umano. L’indurimento delle norme, seppure utile, non fa miracoli. Chiunque pensi, a destra come a sinistra, di risolvere le cose con questa o quella legge sta mentendo prima di tutto a sé stesso. Neanche la scienza può fare miracoli ma, ci dice che, se si parte dal provare a comprendere il fenomeno e si interviene presto, la traiettoria può iniziare a cambiare.
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