Mi passa dall'essere il gruppo più rappresentato con 7 eletti a dimezzare il suo consenso con appena 4. L'operazione di Md è stata quella di correre insieme alla rete nata dai gruppi soprattutto milanesi sulla scia dell'esperienza dell'uscente Roberto Fontana
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Il risultato per il voto al Csm ha consegnato un dato chiaro: la magistratura si è espressa in favore di una maggioranza marcatamente progressista, basti notare che per la prima volta da che si ha memoria storica entrambi i collegi di legittimità (quelli più politici, perché votati da tutti gli aventi diritto) sono stati vinti da gruppi di quell'area.
Una nota invece che deve fare ben sperare a prescindere dagli orientamenti è la ripartizione di genere, perché tra i nuovi togati c’è assoluta parità tra donne e uomini.
Con un ulteriore rilievo: le esperienze indipendenti sembrano aver esaurito la loro forza propulsiva, consegnando un nuovo consiglio in cui l’unico eletto formalmente indipendente è il grande ex, Cosimo Ferri.
i progressisti
La maggioranza relativa dei togati, con 11 eletti, è dunque di Area e Magistratura democratica con rete Autogoverno. Su questo la prima postilla: l'operazione di Md è stata quella di correre insieme alla rete nata dai gruppi soprattutto milanesi sulla scia dell'esperienza dell'uscente Roberto Fontana ha pagato. Certamente per rete Autogoverno è stato un successo, visto che ha incassato due eletti nel maggioritario come più votati (Lanni e Nardecchia), mentre Amadeo è stata la miglior terza tra i requirenti. Solo uno degli eletti quindi è puramente di Md (Zaccardo): capiremo il significato di questo vedendo il nuovo Csm all'opera.
In questo senso merita segnalazione la dichiarazione proprio di Fontana, dopo l'esito del voto: «Esprimo soddisfazione per un risultato elettorale che crea le condizioni per dare continuità alla mia esperienza di consigliere Csm, improntata sul piano metodologico al rigetto delle logiche di schieramento precostituito, ponendo sempre al centro i contenuti e la ricerca delle convergenze su di essi».
l’ago della bilancia
Proprio alla luce di questa non precisa sovrapponibilità dei tre eletti di Autogoverno con Md, (e del fatto che nella passata consiliatura non sempre Area e Md si sono espressi in modo compatto) anche la maggioranza progressista non deve essere considerata un blocco. In questo senso, l'ago della bilancia potrebbero essere i 4 eletti della corrente centrista di Unicost, che nella passata consiliatura hanno trovato più affinità con i gruppi progressisti che con quello conservatore.
Magistratura indipendente
Elemento determinante da far emergere è la crisi di Magistratura indipendente, che passa dall'essere il gruppo più rappresentato con 7 eletti a dimezzare il suo consenso con appena 4.
Sul cattivo risultato hanno certamente pesato molti fattori, sia interni che esterni. Sul fronte interno, il gruppo si è presentato diviso a queste elezioni, con una frattura non ancora sanata dopo le dimissioni del presidente Claudio Galoppi e lo scontro interno dopo le espulsioni di membri della corrente candidati da indipendenti.
Questo è stato l'altro elemento: il gruppo ha subito la forte concorrenza di candidati indipendenti. In particolare ha pesato nella sconfitta nel collegio di legittimità della candidatura di Luisa De Renzis, magistrata vicina al mondo cattolico del sottosegretario Alfredo Mantovano, che ha incassato quasi mille voti. Il candidato di Mi, Salvatore Casciaro, ha perso il seggio per appena 6 preferenze.
Nel collegio giudicanti, invece, certamente non è stata neutra la presenza di Cosimo Ferri, ex leader di Mi, che ha corso in collegamento con altri quattro magistrati indipendenti. Inoltre, non è risultata strategica la decisione di Mi di presentare più candidati in ognuno dei collegi, perché questo ha parcellizzato il consenso, col risultato di nessun eletto al maggioritario in tre collegi su quattro.
Ora l'interrogativo è cosa succederà: c'è chi parla già di scissione del gruppo, che anche nell'Anm vede tumulti interni intorno al presidente di Mi, Giuseppe Tango.
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