Una nuova polemica è scoppiata sulla campagna referendaria. Ad accenderla è stato un post condiviso su Facebook dal suo profilo privato da parte del segretario dell’Anm, Rocco Maruotti. Il magistrato ha condiviso la foto dell’uccisione a Minneapolis di Alex Pretti, scrivendo: «Anche questo omicidio di Stato rimarrà impunito in quella “democrazia” al cui sistema giudiziario è ispirata la riforma Meloni-Nordio», con il tag al comitato referendario “Giusto dire No”.

Il post è stato rimosso dopo poco, mentre sotto al post erano arrivati commenti di critica, ma sul web nulla sparisce davvero. Così subito è arrivato il duro comunicato dell’Unione camere penali italiane, che ha espresso «profondo sconcerto per il contenuto e per il metodo comunicativo e «ancora più grave è che tale operazione comunicativa provenga da un magistrato». Una comunicazione così «diffonde vere e proprie falsità e produce come unico effetto l’ulteriore indebolimento della credibilità e dell’autorevolezza della magistratura».

A spegnere la bufera contro l’Anm non sono bastate le scuse pubbliche di Maruotti, diffuse con un comunicato in cui ha detto di aver rimosso il post «dopo pochi minuti perché, per come era scritto, si prestava ad essere strumentalizzato. Non ritenevo e non ritengo opportuno paragonare la situazione statunitense, che pure deve porre interrogativi importanti sulla tenuta dello Stato di diritto in tutto il mondo, con quella italiana. E pertanto mi scuso con chi vi ha letto un accostamento improprio. La critica era rivolta a ciò che sta accadendo in questi giorni a Minneapolis e mirava a mettere in evidenza il fatto che il sistema accusatorio puro non rappresenta necessariamente un argine ad ingiustizie e gravi violazioni dei diritti umani come quelle che si stanno verificando negli Stati Uniti».

L’affondo di Nordio

Durissima la nota diramata dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che ha definito le scuse «inaccettabili» e una «retromarcia tardiva e grottesca», con un attacco poi personale, parlando di «un intelletto inadeguato alla importanza della carica o la debolezza di un cuore incapace di essere coerente con le proprie pulsioni».

Nel merito ha commentato che «ci auguriamo che la maggioranza dei magistrati cestini questo disgustoso messaggio nella pattumiera della vergogna. Esso offende non solo governo e parlamento ma anche chi amministra la giustizia». E ancora, «questa iniziativa rischia di pregiudicare quel clima di ragionevolezza e pacatezza che da sempre auspichiamo nella imminenza del referendum» e anche parlato di «un dialogo con simili indegni interlocutori» che «sarebbe irrimediabilmente compromesso».

La presa di distanza

A prendere le distanze dal collega è stata anche Magistratura indipendente, la componente conservatrice delle toghe (Maruotti aderisce ad Area, la corrente progressista) di cui fa parte il presidente dell’Anm, Cesare Parodi che però non ha firmato la nota.

Nel comunicato, firmato dalla presidente Loredana Miccichè e dal segretario Claudio Galoppi, si legge che Mi «richiama tutti i magistrati, specie coloro che ricoprono cariche rappresentative nell’ANM, a mantenere nel dibattito pubblico e sui social network la necessaria postura istituzionale mediante pertinenza di argomenti e sobrietà dei toni, anche al fine di evitare prevedibili e dannose strumentalizzazioni».

Per ora, la corrente conservatrice è stata l’unica tra le voci della magistratura a intervenire sulla questione, che rischia però di essere un boomerang per l’Anm.

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