Minnesota a sangue freddo. Per l’omicidio di Alexander Jeffrey Pretti, detto Alex, ucciso a colpi d’arma da fuoco dagli agenti dell’Ice per le strade di Minneapolis sabato mattina, in migliaia in America hanno marciato invocando giustizia. Per l’infermiere sono scesi in strada da Chicago a New York, da Los Angeles a San Francisco.

I cartelli sventolati dicevano: Stop lies, abolish Ice. Un’accusa in rima: basta bugie, abolite l’Ice. Le manifestazioni si sono gonfiate il giorno dopo la morte del ragazzo, quando sono diventati virali filmati che smentivano la versione degli agenti, del fronte repubblicano, della Casa Bianca.

I video della verità

Lungo Nicollet Avenue, la mattina di tre giorni fa – in uno dei video registrati dai testimoni – si vede Alex procedere tra fumi e gas urticanti, pistole e manganelli, spari e mani dietro la schiena degli arrestati. Alex in mano non aveva nessuna pistola: né nel palmo destro, né in quello sinistro. Se un’arma c’era, era quella innocua della telecamera nel suo cellulare che impugnava per documentare gli arresti e abusi, il panico e la violenza che stava seminando l’Ice per le strade della città.

Il ragazzo si avvicina inquadrando gli agenti: lui continua a filmare, loro a seminare terrore. In mano ha sempre e solo quel cellulare: la pistola la portava dietro la schiena, nella cinta dei pantaloni. Quando due donne vengono scaraventate al suolo dagli agenti, tenta di aiutarle prima che lo colpiscano con lo spray al peperoncino al volto. Accecato, gli agenti lo buttano a terra: intorno ne ha sette; uno di loro gli estrae l’arma dalla cinta e la porta via.

Alex rimane lì – inerme, immobile, indifeso – sul marciapiede dove verrà freddato poco dopo. Si sente uno sparo, il primo, ne seguiranno altri nove. Né impugnava, né puntava, né sparava con la pistola la cui foto Trump ha diffuso poi sui social per giustificare la sua morte.

Che Alex si sia avvicinato impugnando la pistola e sia stato ammazzato dopo vari tentativi di disarmarlo è una versione «assurda e bugiarda» che la Casa Bianca ha cominciato a diffondere dal minuto uno, ha detto il governatore del Minnesota Tim Walz. «Il sistema giudiziario del Minnesota avrà l’ultima parola su questo. Come ho detto alla Casa Bianca senza mezzi termini questa mattina, non ci si può fidare del governo federale per guidare questa indagine» ha chiosato Walz che ora chiede a Trump di ritirare i tremila agenti mascherati che per le strade della città seminano «caos e violenza».

Escalation annunciata

Il capo della polizia di Minneapolis, Brian O’Hara, accusa l’Ice di «pratiche incostituzionali». Tutti i trumpiani hanno intanto serrato le fila in difesa degli agenti: il caos «tipico di Minneapolis», per il vicepresidente Vance, è «la conseguenza diretta della collaborazione tra agitatori di estrema sinistra e autorità locali». Gli ha fatto eco Hegseth: «Sosteniamo al 100 per cento i patrioti dell’Ice». Ringrazia loro e poi Dio sui social, il segretario alla Difesa, che li omaggia a lettere cubitali: «State salvando il paese».

Quella di Pretti è la cronaca di un’escalation annunciata. Alex aveva la stessa età di Rene Good, uccisa dall’Ice senza motivo il 7 gennaio scorso: 37 anni. Anche Alex, come Renee, è stato accusato dai repubblicani di essere un “terrorista interno”. In entrambi i casi gli agenti hanno invocato la legittima difesa per il loro fuoco immotivato. Proprio come per il caso Good, anche in quello Pretti, la verità è emersa da un video. La crepa che spacca l’America ha raggiunto gli scranni: i dem chiedono agli avversari il blocco dei fondi per l’Ice, qualche repubblicano comincia a chiedere un’indagine «approfondita e imparziale» sul caso Pretti.

L’avvertimento di Obama

Agli Stati Uniti storditi ha lanciato un monito anche Barack Obama. Per l’ex presidente, l’uccisione di Pretti «è una tragedia straziante» e «dovrebbe essere un campanello d’allarme per ogni americano, indipendentemente dal partito di appartenenza, poiché molti dei nostri valori fondamentali sono sempre più sotto attacco». Al coro di condanne si uniscono anche star dell’Nba.

Poco faranno le battaglie dei genitori di Alex, che, senza averla dalle autorità, chiedono giustizia contro le «ripugnanti menzogne» diffuse dal governo. Ancora meno potrà la richiesta di Amnesty International al Congresso americano per bloccare i finanziamenti alle milizie che «violano i diritti umani senza conseguenza».

Ieri perfino la Gun Owners of America, associazione pro-armi, ha difeso Pretti: deteneva un porto d’armi legittimo, il Secondo emendamento – il diritto di possedere un’arma – «non dovrebbe essere violato dal governo federale». Ora Minneapolis è spezzata in due, come il cuore di Daniel Griffith, parroco della Basilica di Santa Maria: riferisce di «dolore e trauma indescrivibili», «paura e angoscia, anche per i nostri fratelli e sorelle immigrati» che ormai, per nascondersi dagli uomini armati, «non vanno più in chiesa, né più a lavoro».

Tra le arcate celebra una messa in onore di Alex, ma omaggi li hanno resi, con candele accese e manifesti, centinaia di cittadini di Minneapolis riunitisi proprio nel posto in cui è stato colpito a morte. Una scena del crimine, dove qualche ora prima si piangeva per lacrimogeni e granate stordenti, è diventata ritrovo del lutto, dove lacrime si versavano comunque, ma di rabbia e dolore.

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