É ancora guerra sulle spese al referendum. La capa di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, ha inviato una lettera a Cesare Parodi, presidente dell’Anm, scrivendo che «è pervenuto al ministero un atto di sindacato ispettivo» da parte di un parlamentare interrogate, che chiede conto delle parole del segretario Rocco Maruotti che in passato ha dichiarato che il comitato dell’Anm per il No ha raccolto contributi da migliaia di cittadini. «Da ciò l’interrogante assume un potenziale conflitto tra magistrati in servizio iscritti all’Anm e privati sostenitori, che finirebbero per praticare una forma di finanziamento indiretto all’Anm», spiega Bartolozzi, che aggiunge, «sottopongo alle vostre valutazioni, pertanto, l’opportunità di rendere noto alla collettività, nell’ottica di piena trasparenza, gli eventuali finanziamenti ricevuti dal comitato da parte di privati cittadini».

In altre parole, il ministero della Giustizia suggerisce di rendere pubblico chi abbia finanziato il comitato del No all’Anm.

La reazione interna dei magistrati è quella di temere una «schedatura» di chi vota No, ma mancano ancora reazioni ufficiali in giorni molto tesi anche a causa del doppio affondo reciproco: da una parte la polemica sulle parole di Gratteri sugli «indagati» che «votano sì» e il ministro Carlo Nordio che ha parlato di Csm come organo «para-mafioso».

Il clima avvelenato di questi giorni, del resto, sembra non essere in direzione di un rasserenamento.

A Nordio, che aveva detto di essersi rifatto alle parole del giudice antimafia Nino Di Matteo nella dichiarazione sul Csm, ha risposto il diretto interessato, dicendo che «proprio perché ho sempre contrastato la degenerazione del sistema di autogoverno per le improprie ingerenze di correnti e cordate, oggi ho le mani ancora più libere nel denunciare che questa riforma costituzionale, invece di risolvere il problema, finisce per aggravarlo, accentuando il rischio di un, sempre più stringente, controllo politico sul Csm e sull'intera magistratura. Con grave rischio per la tutela delle garanzie e dei diritti di ogni cittadino».

Anche sulla polemica in seguito alle parole di Gratteri, che lui stesso ha definito «strumentalizzate» ed estrapolate «fuori contesto» è intervenuta l’Anm, parlando di «un disegno, non casuale ma evidentemente studiato a tavolino, che punta alla sistematica delegittimazione della magistratura e di servitori dello Stato come Nicola Gratteri, che hanno dedicato la propria esistenza alla lotta alla criminalità», ha detto il vicepresidente dell'Anm Marcello De Chiara a Radio Popolare.

© Riproduzione riservata