La commissione Giustizia della Camera ha audito alcuni esponenti dell'avvocatura istituzionale in merito alla riforma forense.
Quanto alle posizioni, l'Unione camere penali italiane ha dato un giudizio «complessivamente positivo», ha detto Valerio Murgano, che però ha richiamato l'attenzione su alcune disposizioni che rischiano, a parere dell'associazione, di contraddirne i principi ispiratori. Una è quella che riguarda il segreto professionale: «Il segreto viene tutelato nei rapporti con i terzi, ma non riceve un'esplicita protezione nei confronti dell'autorità investigativa. Penso alle perquisizioni degli studi professionali, ai sequestri dei dispositivi informatici e all'acquisizione delle comunicazioni tra difensore e assistito».

Inoltre lo schema prevede che l'applicazione di misure cautelari possa determinare il venir meno dei requisiti necessari per l'iscrizione, con conseguente cancellazione d'ufficio: «E' da eliminare, non possiamo affermare la presunzione di non colpevolezza quale principio fondamentale del giusto processo e, al tempo stesso, consentire che un provvedimento cautelare produca, sul piano professionale, conseguenze persino più afflittive di quelle previste dal sistema disciplinare».

i civilisti e l’Unione Triveneta

L'Unione nazionale camere civili, con Alberto Del Noce, ha fatto sapere che «la legge delega ha già, in qualche misura, limitato la possibilità di partecipazione dei soci di capitale, ma riteniamo che permangano ancora importanti lacune sul piano delle garanzie». Con le attuali formulazioni, un avvocato radiato potrebbe infatti «rientrare nella società tra avvocati in qualità di socio di capitale, partecipando quindi alla società per mero investimento. Si tratta di una possibilità che riteniamo inaccettabile».

Andrea Pasqualin, presidente dell'Unione triveneta, tra le varie proposte ha sottolineato in particolare quella di modifica in materia di monocommittenza, con la necessità di tutelare «i casi di contratto a tempo determinato e a rinnovo automatico, nel senso di imporre che l’eventuale diniego del rinnovo venga comunicato con un preavviso di almeno 6 mesi».

Il cnf

Il presidente del Cnf, Francesco Greco, ha detto di aver «ascoltato le osservazioni delle componenti dell’avvocatura intervenute fin qui nel corso di quest’audizione. Molte le conosciamo perché sono state fatte pervenire, oltre che alla commissione Giustizia, anche al Consiglio nazionale. Bisognerebbe però distinguere fra le proposte di modifica che potrebbero essere tranquillamente accolte con i provvedimenti correttivi che la legge delega prevede, e che potranno essere adottati entro sei mesi dall’entrata in vigore del decreto legislativo di attuazione della delega, e le modifiche effettivamente urgenti, relative al procedimento elettorale per il rinnovo innanzitutto del Consiglio nazionale. Se queste ultime non fossero immediatamente inserite nel testo che il Consiglio dei ministri andrà a emanare in via definitiva c’è il rischio che le elezioni si svolgano con le vecchie regole».

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