Le centrali nucleari tornano a essere presentate come una possibile risposta alla crisi climatica ed energetica; adesso è la volta dei piccoli reattori modulari, Smr (Small Modular Reactors), presentati come la nuova frontiera dell’energia atomica. Al momento, però, la tecnologia è ancora sperimentale e gli impianti realmente operativi sono due (uno in Russia e uno in Cina) mentre i tempi di realizzazione si annunciano superiori al decennio e i costi molto elevati, sia di costruzione sia di gestione. L’intervento di Giuseppe Onufrio su questo giornale e il suo libro con Gianni Silvestrini L’illusione del nucleare e la rivoluzione delle rinnovabili (Edizioni Ambiente), entrano in profondità e dettaglio su questi argomenti.

Tempi, costi e rischi rendono improbabile il contributo del “nuovo nucleare” alle difficoltà energetiche immediate e alla rapida riduzione delle emissioni climalteranti, senza considerare il convitato di pietra: l’impatto sulla salute.

I rischi dell’esposizione

Recentemente sono stati pubblicati i risultati di importanti studi epidemiologici che consolidano le conoscenze precedenti e rimettono al centro i rischi sanitari da basse dosi. Nel 2024 una metanalisi (valutazione sistematica di più studi) su esposizioni occupazionali e ambientali legate alle centrali nucleari aveva già raccolto evidenze su lavoratori e popolazioni residenti, segnalando aumenti di rischio anche per esposizioni a livelli di radiazioni considerati compatibili con gli standard regolatori. (Lin et al. Health Effects of Occupational and Environmental Exposures to Nuclear Power Plants: A Meta-Analysis and Meta-Regression. Curr Environ Health Rep. 2024).

Nel 2025 il quadro si è ulteriormente rafforzato sul versante occupazionale. L’aggiornamento dello studio internazionale Inworks ha analizzato 309.932 lavoratori nucleari di Francia, Regno Unito e Stati Uniti, con monitoraggio individuale dell’esposizione. Tra i 28.089 decessi per tumori solidi, le associazioni di rischio più rilevanti riguardavano polmone, prostata e colon. (Richardson et al. Site-specific cancer mortality after low-level exposure to ionizing radiation: findings from an update of the International Nuclear Workers Study (Inworks). Am J Epidemiol. 2025).

Sempre nel 2025, una rassegna sui tumori infantili condotta da ricercatori americani aveva confermato la plausibilità dell’associazione tra vicinanza a centrali nucleari e leucemie. (Emeny et al. Causes of Childhood Cancer: A Literature Review (2014-2021)-Part 3: Environmental and Occupational Factors. Cancers (Basel). 2025).

A questi lavori si sono aggiunti nel 2026 due studi statunitensi del gruppo di Harvard e altre istituzioni. Il primo, pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Communications, ha analizzato tutte le contee USA tra il 2000 e il 2018, mostrando tassi di mortalità oncologica più elevati tra i residenti nelle aree più vicine alle centrali nucleari, anche dopo aggiustamento per fattori socioeconomici, ambientali, fumo, obesità e accesso alle cure. Gli autori hanno stimato circa 115.000 decessi oncologici attribuibili alla prossimità agli impianti, pari a circa 6.400 morti l’anno, con rischi più forti negli anziani. (Alwadi Y et al. National analysis of cancer mortality and proximity to nuclear power plants in the United States. Nat Commun. 2026).

L’ultimo arrivato, pubblicato il 20 maggio 2026 a cura dello stesso gruppo, restringe il fuoco ai tumori di polmone, mammella e colon, nel periodo 2000-2020. La prossimità alle centrali è stata stimata considerando tutte le centrali entro 200 km dal centro abitato ponderato per popolazione di ciascuna contea. I risultati indicano 39.767 decessi femminili attribuibili alla prossimità agli impianti, pari al 2,01% dei decessi per questi tumori, e 38.124 decessi maschili, pari al 2,33%. Il carico maggiore riguarda il tumore del polmone; il rischio diminuisce con la distanza e diventa trascurabile oltre 50 km. ( Alwadi Y et al. A national analysis of the impact of proximity to nuclear power plants on lung, breast and colon cancer mortalities in the U.S., 2000-2020. J Expo Sci Environ Epidemiol. 2026).

Il “nuovo nucleare” promette risposte ancora lontane, costose e sperimentali, da parte sua, la ricerca epidemiologica continua ad accumulare segnali coerenti sugli effetti sanitari delle esposizioni croniche a basse dosi di radiazioni ionizzanti. Il complesso dei risultati dovrebbe sollecitare una riflessione più completa e più profonda, quanto meno inserendo anche i rischi per la salute nel processo decisionale anziché considerarli “esterni” al problema.

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