Una montagna di discredito (lui direbbe di m....) per ora, è quella che tanti, troppi comportamenti di Andrea Delmastro Delle Vedove hanno gettato sulle istituzioni, servite senza quella disciplina e onore richiesti dalla Costituzione sulla quale, evidentemente senza troppa convinzione, deve pure avere giurato. E lo scoop di Domani , che rivela la presenza di Delmastro due mesi fa nel ristorante del mafioso conferma una nuova, grave menzogna dell’uomo: non è vero che aveva rotto i rapporti con la società. Un nuovo, enorme, fatto.

Delmastro non avrebbe dovuto fare il Sottosegretario, tantomeno alla Giustizia. Con delega all’Amministrazione Penitenziaria. Lui è un fascista vero, dentro. Fin da ragazzino, e poi crescendo, a Biella organizzava convegni negazionisti della Shoah e si ricorda anche il rogo di libri liceali di storia come il “Camera Fabietti” (sì, rogo!). Poi, via via, convegni su “Mussolini uomo di pace”, indossando magliette di bande nazirock che inneggiavano al criminale SS Priebke. Nella sua Biella nel 2004, nei pressi di un comizio di La Russa, un clochard molto fragile, alcoolizzato, che aveva pronunciato parole verso il comizio venne bastonato e gravemente ferito da un gruppo di fascisti.

C’è stato un processo, Delmastro – imputato – è stato assolto. Con una sentenza che nelle motivazioni parla però di gravissime lacune e approssimazioni nelle indagini di polizia giudiziaria. Del Mastro cresce, si mette il doppiopetto e svolge la sua attività politica locale e nazionale e la sua professione di avvocato, legandosi sempre di più al giro di Colle Oppio e della giovane Giorgia Meloni. Con questo curriculum (abbiamo ricordato solo alcune delle tappe di un percorso nero) l’avvocato Delmastro è pronto, dopo la “presa del potere” del 2022, a fare il Sottosegretario alla Giustizia.

E qui dà il meglio di sé. Delle sue performance si è perso il conto. Sulle carceri cancella di fatto l’Articolo 27 della Costituzione. Indefesso il suo impegno per militarizzare, blindare, rendere solo muscolare il Corpo della Polizia Penitenziaria. Per Delmastro deve conoscere una sola parola: repressione, non trattamento. Durezza, non pena e recupero. Memorabile una edizione del Calendario della Penitenziaria, da lui benedetto, votato solo a durezza e repressione.

Del resto, indimenticabile è anche la sua frase sulla gioia provata nel vedere detenuti “che non respirano” in piccolissimi e stretti cellulari. Frase che scandalizzò le stesse Camere Penali, che chiesero alla Meloni di ritirare le deleghe carcerarie al Sottosegretario. Nel carcere di Biella, da lui frequentatissimo, da sottosegretario partecipò perfino ad allegre grigliate private di poliziotti vicini a sindacati di destra. Alcuni sospesi perché implicati in gravissimi episodi di tortura in carcere. E si è sempre espresso contro il vigente reato di tortura che il Parlamento approvò anni fa, rigoroso e garantista.

Il meglio di sé lo ha dato con il caso Cospito, quando alcuni parlamentari Pd ( Serracchiani, Orlando, Lai e il sottoscritto) andarono in carcere a visitare l’anarchico che rischiava di morire per lo sciopero della fame. C’era stato un appello (da Flick a Manconi, da Ciotti a Colombo e ad altre decine di personalità) e andammo a verificare le condizioni. In carcere non dovrebbe morire nessuno ( a causa del carcere) e di più, se fosse morto un capo anarchico come lui, ci sarebbe stato il rischio di vedere anarco-insurrezionalisti di tutta Europa venire in Italia a protestare con violenza.

Delmastro montò una polemica surreale quanto grave. Diffamò parlamentari dell’opposizione accusandoli di avere fatto «l’inchino ai mafiosi» (e magari, alla luce dei fatti emersi in queste ore, erano giorni in cui proprio lui faceva l’inchino a Mauro Caroccia!), passò verbali riservati al suo amico-fratello d’Italia Donzelli che li usò in Aula per amplificare la diffamazione. Del Mastro, per questo, è stato condannato in primo grado per il reato di rivelazione di segreti d’ufficio. Ma rimase al suo posto.

Blindato da Meloni e dal comune passato. Sopravvisse, a via Arenula, anche agli spari di Capodanno 2024 a Rosazza, al caso Pozzolo, suo sodale e deputato Fdi, unico ad essere stato dichiarato responsabile di quella opaca storiaccia di una festa tra brindisi e armi in mano. Tanto che oggi, il Pozzolo, sul nuovo caso che investe Del Mastro, si dice «garantista...ma è chiaro che in Fdi ci sono degli intoccabili».

Il resto è il caso di questi giorni, che anche Domani ha raccontato ai propri lettori. Ne parleremo anche in Antimafia. Ma l’elenco è incredibile: un gruppo di politici biellesi di FdI, guidati da Delmastro, si mettono in certi affari di ristoranti con una famiglia il cui capo è un mafioso in carcere, complice del clan Senese. Dice di non conoscerlo, ma spuntano foto insieme con questo signore. Lo fanno con una Srl delle cui quote il Delmastro si «dimentica» di dare le doverose comunicazioni alla Camera dei Deputati.

Balbetta che a sua insaputa la famiglia della diciottenne Miriam Caroccia, loro socia di maggioranza nella Srl, figlia del prestanome del boss Senese, avesse questi rapporti con uno dei clan mafiosi più pericolosi. Ma è stato detto e letto molto, in questi giorni. Non tutto però. Ne parleremo in Antimafia. Chiederemo che Delmastro venga a rispondere a domande e altri con lui. Ora, finisca pure gli ultimi comizi per il SÌ. Ma martedì, comunque vada, faccia quello che deve fare: lasciare quell’incarico.

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