Le rivelazioni di Domani rilanciano le richieste di Pd e M5s: «Premier sotto ricatto». Ma la leader di Fratelli d’Italia evoca complotti. Interrogazione dei dem sul possibile mancato rispetto della legge sul conflitto di interessi
Un governo «sotto ricatto», uno «spettacolo imbarazzante» e «una situazione indecente». Si allunga minuto dopo minuto la lista di proteste delle opposizioni nei confronti del sottosegretario della Giustizia, Andrea Delmastro Delle Vedove.
Ma la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, di fronte allo scandalo sfodera la versione complottista: «Se ci fosse stata una manina che dice 'oh, gli ultimi giorni campagna elettorale, tiriamo fuori la cosa peggiore che abbiamo contro il governo’ vorrebbe dire che questa è la cosa peggiore che si ha sul governo della Repubblica italiana». La premier ha comunque ammesso che Delmastro è stato «leggero leggero», spiegando poi che parlerà con il sottosegretario. Ma il suo posto non è a rischio, ha sostenuto la leader di Fratelli d’Italia.
«Per lei la responsabilità non è di chi fa una società con la figlia di un prestanome del clan Senese. Ma piuttosto di chi ha rivelato questa vicenda grave all'opinione pubblica», ha commentato a stretto giro il deputato del Pd, Arturo Scotto.
La richiesta di dimissioni
Intanto il pressing è diventato quindi asfissiante: «Dimissioni», è la richiesta avanzata da più parti. Ha contribuito ad aumentare il livello di pressione sul governo, la foto pubblicata da Domani, che testimonia la sua presenza nelle Bisteccherie d’Italia, in via Tuscolana a Roma, anche a gennaio, come commensale, dopo la cessione delle quote societarie. «Delmastro ha mentito, si deve dimettere», ha sintetizzato il deputato di Alleanza verdi-sinistra, Marco Grimaldi.
Gli attacchi a Meloni
La questione tira in ballo direttamente il governo. «Meloni è prigioniera dei suoi compagni di partito», ha detto il leader del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, puntando il dito contro la premier. «Se non è questione di ricatto perché non li fa dimettere?», ha chiesto il presidente dei 5s. Un trailer perfetto per l’ultimo giorno di campagna referendaria.
Lo stresso concetto è stato espresso dal deputato del Pd, Andrea Casu: «La presidente del Consiglio che rivendicava 'autonomia' e affermava di non essere 'ricattabile', mostra invece difficoltà evidenti nel trarre le conseguenze politiche necessarie davanti a casi che in un qualsiasi altro paese occidentale avrebbero portato alle immediate dimissioni da parte degli interessati».
«Siamo oltre la decenza», ha insistito l'ex sindaca di Torino e parlamentare del M5s, Chiara Appendino. «Questo caso è l'emblema di quanto questa destra abbia fatto della menzogna il proprio metodo di gestione del potere», ha aggiunto. «Le istituzioni non meritano questo spettacolo imbarazzante», ha rilanciato la senatrice del Pd, Anna Rossomando.
Il co-leader di Avs, Angelo Bonelli, ha posto una serie di domande: «Perché non ha dichiarato la sua partecipazione a questa società? Cosa nasconde Delmastro? Ma la cosa più grave è un'altra: com’è possibile che un sottosegretario alla Giustizia frequenti un condannato per mafia?».
Gli argomenti per attaccare non mancano. Il segretario di +Europa, Riccardo Magi, ha elencato tutti gli scivoloni del sottosegretario alla Giustizia in questi anni al governo: «Dalle rivelazioni sul caso Cospito, al colpo di pistola alla festa di capodanno, per arrivare all'intima gioia che prova nel togliere l'aria a chi viene arrestato fino a quest'ultima vicenda del ristorante: una inquietante sequela di avvenimenti».
La difesa di FdI
Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, aveva abbozzato una difesa d'ufficio prima della svolta complottista di Meloni: «Sicuramente uno si dimette se ha commesso degli atti gravi, se ci sono condanne. Per una foto non si è mai dimesso nessuno». Ma ha precisato: «Non conosco la situazione». Il viceministro degli Esteri, Edmondo Cirielli, ha ribadito la linea di Fratelli d’Italia: «Allo stato dei fatti non emergono comportamenti civilmente o penalmente rilevanti, né profili di illiceità amministrativa».
A completare il quadro, i capigruppo del Pd nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera, Simona Bonafè e Federico Gianassi, hanno anche presentato un’interrogazione al ministro della Giustizia, Cardo Nordio.
L’oggetto dell’atto è l’eventuale mancato «rispetto degli obblighi di comunicazione patrimoniale previsti dalla legge sui conflitti di interesse». Il sottosegretario e deputato non avrebbe fornito le informazioni necessarie. Un’altra tegola per Delmastro, che di problemi ne conta già parecchi in queste ultime ore.
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