Nella carrozza del treno che mi porta a votare siamo divisi così: quelli che nel viaggio di ritorno dovranno mostrare il timbro sulla tessera, e quelli che stanno andando in vacanza. Romanticamente penso sempre prendere un treno per sei ore, poi un aliscafo, poi un autobus, solo per andare al seggio (ora che posso permettermelo) vale sempre la pena
Nella carrozza del treno che mi porta a votare siamo divisi così: quelli che nel viaggio di ritorno dovranno mostrare il timbro sulla tessera, e quelli che, come gli entusiasti pensionati lombardi al mio fianco, stanno andando in vacanza – «devi provare la genovese di tonno» è la frase ricorrente.
Non è la prima volta che vivo questo riadattamento forzato di Bianco, rosso e Verdone con un gatto al posto della Sora Lella: ho lasciato la Sicilia 15 anni fa e da allora non ho mai spostato la residenza, per una serie di comprensibili ragioni. E non è la prima volta che la questione del voto fuori sede si mette d’intralcio tra il diritto e il dovere di esercitarlo. Ai tempi di Matteo Renzi, altro momento decisivo per la storia referendaria recente, ero una studentessa che provava a mantenersi come poteva e il prezzo di un biglietto per tornare al seggio equivaleva a circa un quarto del mio budget mensile. Il risultato è che, sulla mia scheda, non c’è nessun timbro datato dicembre 2016.
Idea romantica
Così, mentre dal finestrino la Campania si fa Calabria, raccolgo le ultime piroette pre-voto, tra un Antonio Tajani che elogia il sì portando come esempio virtuoso il sorteggio ai tempi di Socrate – forse non ha ripassato le cause della morte del filosofo ateniese – e una Giorgia Meloni chica mala che scrive «preferirebbero semplicemente che io non esistessi» (terza persona plurale non bene identificata, siamo in area «mi hanno gettato tra i lupi e ne sono uscita guerriera»), guardo con un pizzico di nostalgia questi ultimi concitati mesi di delirio elettorale, e penso.
Romanticamente, penso che ne vale sempre la pena, di prendere un treno per sei ore, poi un aliscafo, poi un autobus, solo per andare a votare, ora che posso permettermelo, dispiacendomi per chi non può farlo, ma ancora di più per chi, tra il sì e il no, potrebbe scegliere la genovese di tonno.
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