Giorgia Meloni l’ha fatto di nuovo, con la passione che la contraddistingue per i video: ha attaccato i giudici civili di Palermo per la sentenza che ha condannato lo Stato a pagare 76mila euro di risarcimento alla ong SeaWatch per il trattenimento della nave all’epoca capitanata da Carola Rackete. «Una sentenza assurda che lascia senza parole», ha commentato, intendendo che i giudici politicizzati stiano dalla parte dei migranti invece che dello Stato italiano, «condannato a risarcire» con denaro «degli italiani» la ong proprietaria della «nave capitanata da Carola Rackete, perché dopo lo speronamento ai danni dei nostri militari l’imbarcazione era stata giustamente trattenuta e posta sotto sequestro».

Lo ha fatto con buona pace del severo monito del capo dello Stato, Sergio Mattarella, che la mattina stessa aveva richiamato tutti al reciproco rispetto tra poteri in una tesa seduta del Csm, ma soprattutto ignorando del tutto il contenuto della sentenza.

Leggendo per intero la sentenza (e non solo le ultime righe di condanna), Meloni avrebbe però scoperto che i giudici civili non citano nemmeno l’immigrazione, ma scrivono una sentenza che poggia su un elemento: la SeaWatch si era opposta al sequestro amministrativo della nave, la prefettura non si era pronunciata e per una regola di diritto amministrativo si è formato il cosiddetto “silenzio-accoglimento”. In altre parole, se l’amministrazione non risponde, dopo un mese si considera che la domanda – in questo caso l’opposizione al sequestro – sia accolta. 

Per questo la SeaWatch ha proposto diffida per restituire la nave e solo a questo punto gli uffici si sono attivati per comunicare di non ritenere cessati gli effetti del sequestro. Così si è innescato un ritardo nella riconsegna del mezzo che ha prodotto la causa civile, perchè la Ong ha chiesto di vedersi risarcire il danno per essere stata ingiustamente privata di un bene di sua proprietà, subendo così un danno.

Ecco tutto: il tribunale di Palermo ha ritenuto, in effetti, che la Ong abbia seguito la giusta procedura per vedersi restituire la nave e che sia stata l’Amministrazione a non aver adempiuto ai suoi obblighi.

Nessun cenno ai migranti, nessun cenno all’utilizzo della nave, nessun cenno alle ragioni del sequestro.  Nulla di tutto questo ha a che vedere col merito della sentenza civile.

e se fosse la tua macchina?

Ecco il punto: il diritto è tale se vale per tutti, altrimenti non è. Nel civile e nell’amministrativo le regole sono tassative perché garantiscono ogni cittadino rispetto a pretese dell’amministrazione o danni subiti e non si possono sospendere questi principi perché chi chiede di attivarli non piace al governo.

Si potrebbe fare un esempio: a un cittadino di Palermo viene sequestrata la macchina, lui chiede il dissequestro e segue tutte le procedure, l’amministrazione però non gli risponde e solo tardivamente si oppone alla restituzione, generando un procedimento civile.

Il cittadino, infatti, non ha potuto utilizzare la sua macchina per tutto il tempo del procedimento e ha dovuto andare al lavoro a piedi o affittarne una. Il cittadino ha diritto o no di veder risarcito il danno patito per responsabilità dell’amministrazione? La risposta sembra lampante: sì. A meno che non si voglia mettere in discussione il diritto di proprietà, che al centrodestra è molto caro, subordinandolo al profilo di chi lo esercita.

Ecco, lo stesso diritto vale anche per la SeaWatch e non garantirlo alla Ong significa metterlo in discussione per tutti i cittadini. Arriverebbe a questo, Meloni? Se la risposta è no, allora è solo propaganda.

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