Non fa venire il mal di testa, non secca l’aria, consuma poco e con le sue pale e un po’ di immaginazione potrebbe diventare la tredicesima stella della nostra bistrattata bandiera blu
Per Ignazio La Russa, seconda carica dello Stato, la risposta al caldo è che ci abitueremo al clima caraibico, e se per caso cadesse il mondo «io mi sposto un po’ più in là». Per Giorgio Parisi invece, premio Nobel per la fisica, questa abitudine tropicale si consoliderà una volta che saremo al campo santo, considerato l’aumento di morti per l’emergenza climatica.
Difficile decidere a chi dei due credere. In ogni caso, a prescindere dalla scuola di pensiero a cui si sceglie di aderire, la caraibica o la camposantiera, resta il fatto che a tutti serve una soluzione per le temperature estreme. Non è detto però che questa soluzione debba essere ovunque la stessa.
“Europe Is Hot as Hell. Why Doesn’t It Want Air Conditioning?” titola un pezzo del Wall Street Journal di pochi giorni fa, cavalcando un pregiudizio statunitense che descrive il vecchio continente come strenuo oppositore dell’aria condizionata perché troppo rumorosa e troppo invasiva per le nostre facciate. Nel frattempo, nella terra dei climatizzatori a palla, il sindaco Mamdani si prende del trotzkista sui social dopo aver suggerito ai newyorkesi di tenere la temperatura a venticinque gradi per evitare un sovraccarico di energia.
Considerato che la battaglia al riscaldamento globale si combatte anche dentro casa, potrebbe essere arrivato il momento di ergere il ventilatore a simbolo non solo della lotta al caldo, ma anche di un sano risveglio di coscienza europeista. Come il bidet, i balconi e lo Spritz, questo semplice oggetto assai efficace, oltre che ecologico, dovrebbe essere un orgoglio continentale. Non fa venire il mal di testa, non secca l’aria, consuma poco e con le sue pale e un po’ di immaginazione potrebbe diventare la tredicesima stella della nostra bistrattata bandiera blu. «Il materasso è il massimo che c’è», cantava Renzo Arbore, ma anche il ventilatore sa il fatto suo.
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