La presidente di Commissione è così debole che il suo gruppo politico decide di disciplinare i voti dei propri eurodeputati. Una prova di forza che si aggiunge ad altre, inquietanti mosse che snaturano gli equilibri democratici e istituzionali dell’Unione europea
Ursula von der Leyen ha già accentrato più potere possibile, Roberta Metsola segue lo stesso stile, ma le nuove regole dettate da Manfred Weber – il plenipotenziario dei Popolari europei che dal 2021 ha avviato l’alleanza tattica con l’estrema destra meloniana – sono la goccia che fa traboccare il vaso.
Con il pretesto della disciplina di gruppo, la «decisione adottata il 20 gennaio» di cui Domani ha preso visione serve di fatto a blindare von der Leyen e a silenziare le critiche alla Commissione, con l’effetto immediato di garantire che quest’ultima sopravviva con più forza possibile alle mozioni di censura (la quarta e ultima a essere votata, nonché scavallata dalla Commissione, è quella di giovedì).
La goccia di troppo
La mossa interna al Ppe arriva nel contesto di un più generale accentramento di potere operato da Weber nel gruppo dei Popolari e da von der Leyen nella Commissione, come su questo giornale tracciamo puntualmente da anni ormai. Ma questa è la goccia di troppo, ed è paradossale, per due ragioni.
La prima è che proprio l’Europarlamento dovrebbe vigilare sull’operato della Commissione, dato che von der Leyen in teoria è guardiana dei trattati: ma chi guarda von der Leyen? La seconda ragione è che l’emiciclo è sempre stato – e si sta dimostrando tuttora, nonostante cambi di equilibrio di potere e forzature – l’espressione più diretta delle volontà degli europei e le dispute con Trump hanno dimostrato che è anche l’unico vero e possibile contropotere rimasto: mentre la Commissione metteva nel congelatore le contromisure e i capi di governo tedesco e italiana mettevano sotto coperta il bazooka, era l’Europarlamento, questo mercoledì, a rinviare i dazi zero agli Usa, piegando il tycoon al negoziato.
«EPP rules»: regole e “punizioni”
Cosa dice la «decisione» del Ppe, nota come «EPP rules» (che vuol dire, «le nuove regole del Ppe», ma può essere interpretata anche come «qui comanda il Ppe»)? Testualmente, che «il gruppo del Ppe considera imperativo che tutti i membri siano presenti e seguano la linea del gruppo per quel che riguarda i voti sulle mozioni di censura contro la Commissione europea. Qualora ciò non avvenga, la cosa avrà effetti sui privilegi che gli eurodeputati in questione hanno in quanto membri del gruppo». Qualora si sia assenti bisogna avere «una valida giustificazione», come i bimbi a scuola.
È possibile condizionare in questo modo il libero esercizio del mandato europarlamentare? Le regole dell’Europarlamento garantiscono ai deputati di essere «liberi e indipendenti», e stabilisce pure che i deputati votino «individualmente e personalmente», che «non possano essere vincolati da istruzioni né ricevere mandato imperativo». La mossa weberiana è sottile: non interviene direttamente contro le regole generali, che anzi evoca nella decisione, ma si arroga di poter punire gli eretici sulla base del loro stare nel gruppo (si può sempre uscirne e votare in libertà, è il possibile controargomento).
Peccato che di fatto le attività dell’Europarlamento siano articolate in gruppi, come evidenziano indirettamente le “punizioni” previste. Le EPP rules dicono infatti che se si è assenti o non si segue la linea, per sei mesi si perdono i seguenti «privilegi» (così vengono chiamati nella decisione, privileges): «Parlare in plenaria a nome del gruppo; poter essere nominati relatori o relatori ombra; poter essere nominati autori o negoziatori di una qualsiasi risoluzione dell’Europarlamento a nome del gruppo, come pure essere nominati responsabili per un position paper, un progetto del gruppo o qualsiasi altro compito a nome del gruppo».
Accentramento nel gruppo
In realtà la prova di forza di Weber rivela la debolezza di von der Leyen: sin dal congresso di Bucarest del Ppe, e poi nei vari voti sulla censura, dentro il Ppe ci sono stati numerosi disallineati. Pare che anche durante la discussione ci siano state rimostranze, anche se a quanto pare non abbastanza: del resto ormai la linea weberiana è dominante, il capogruppo del Ppe concentra su di sé anche il ruolo di presidente del Partito popolare europeo e ha già dato prova di spregiudicatezza politica; non esiste al momento una contromaggioranza interna al Ppe.
Dunque non c’è troppo da stupirsi che la proposta sia stata approvata prima in presidenza, poi tra i capi delegazione e infine nel gruppo: a maggioranza, per alzata di mano, con qualche rimostranza, ad esempio della delegazione francese, ma non abbastanza per affondare le rules.
Forzature di Metsola
Si veda ora il quadro generale. La presidente dell’Europarlamento, simbolo dell’alleanza con le estreme destre – Roberta Metsola fu eletta la prima volta nel 2022, elezione simbolo della rottura del cordone, che portò i Conservatori ad avere tra le altre cose una vicepresidenza – sta già forzando le mosse: lo si è visto giovedì al Consiglio europeo. La commissione Commercio internazionale guidata dal socialdemocratico tedesco Bernd Lange è la prima a dover decidere dei dazi zero agli Usa (volgarmente si parla di approvazione del patto di Scozia ma quest’ultimo non è un vero accordo, dunque ciò su cui gli eurodeputati decidono è se togliere dazi agli Usa come la Commissione promise a Trump in estate). Questa commissione ha rinviato il via libera dati i ricatti di Trump, e dopo la stretta di mano con Rutte ha espresso cautela: Lange ha fatto notare che bisogna vedere l’accordo prima di decidere. Invece Metsola, nella passerella in Consiglio, ha fatto sapere che avrebbe detto all’Europarlamento di procedere con l’approvazione.
Una forzatura analoga era stata operata da Metsola per premere sulla turbo-deregulation in Ue, arrivando a garantire ai capi di governo (e indirettamente agli Usa che sul tema spingono) che l’Europarlamento avrebbe garantito la deregolamentazione, cosa che poi è avvenuta in versione ultrà con l’alleanza Ppe-destre estreme.
Perché la deriva è preoccupante
Le tre paginette di decisione del Ppe sono insomma solo una goccia nel contesto generale, che però non dobbiamo perdere di vista. Anzitutto, la spregiudicatezza dei Popolari è dovuta al fatto di giocare di sponda con le destre estreme, porsi come attore chiave, key player, che si appoggia in base alla convenienza alla maggioranza tradizionale o alla “maggioranza Meloni”. Inoltre, questa dinamica è accentuata dal più generale equilibrio di potere spostato a destra in Ue: anche in Consiglio europeo, tra i capi di stato e di governo, Ppe ed estreme destre si sentono dominanti.
Infine, Ursula von der Leyen porta avanti un accentramento di potere da anni e ha esasperato questa tendenza con la seconda Commissione a sua guida. Sempre più orientata alle richieste delle corporation, la presidente è arrivata a chieder loro di smuovere gli europarlamentari sulla deregolamentazione. Donald Trump sta prendendo la via dell’autocrazia, ma l’Unione europea – con questo tipo di linea – fino a quando riuscirà a fare la differenza?
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