Un individuo che vive in una cultura orale impiega i suoi sensi in modo diverso da chi vive in una cultura scritta, e con quella diversa disposizione sensoriale sperimenta un modo alternativo di concepire le proprie relazioni con l’ambiente, matura una diversa concezione di sé e vive una diversa esperienza del proprio corpo. La differenza si fonda sul fenomeno, fisiologico e psicologico, dell’autocontrollo.

L’importanza dell’autocontrollo è marginale in una cultura orale, dove la maggior parte delle informazioni importanti alla sopravvivenza e alla comprensione raggiunge l’individuo attraverso i condotti sempre aperti dei suoi stessi sensi, in particolare quello dell’udito, in una continua interazione che lo collega al mondo esterno. Una completa apertura verso l’ambiente è una condizione ottimale per ottenere la consapevolezza e la prontezza necessarie in un simile scenario, mentre un continuo, fluido scambio di impressioni e risposte sensoriali tra l’ambiente e l’individuo corrisponde alla condizione migliore per la vita fisica e psichica del soggetto. Chiudere i propri sensi al mondo esterno sarebbe controproducente rispetto alla vita e al pensiero.

Concentrazione

Quando le persone si dedicano all’apprendimento della lettura e della scrittura, comincia a prendere forma un diverso scenario. Leggere e scrivere esigono la capacità di concentrare l’attenzione su un dato testo per mezzo della vista. Nel momento in cui un individuo legge e scrive, gradualmente impara a chiudere o inibire la spinta dei suoi sensi, a smorzare o controllare le risposte del proprio corpo, in modo da poter convogliare le energie e il pensiero sulla parola scritta. L’individuo resiste all’ambiente esterno astraendosi, ma anche controllando ciò che ha dentro di sé. In un primo momento, questo è uno sforzo laborioso e doloroso, sostengono psicologi e sociologi.

Nel compiere un simile sforzo l’individuo prende coscienza del proprio io interiore e comincia a considerarlo come un’entità separabile dall’ambiente e dai suoi stimoli, come un qualcosa che la propria attività mentale può controllare. Comprendere che tale attività di controllo sia possibile, e forse anche necessaria, segna una tappa importante nello sviluppo ontogenetico così come nello sviluppo filogenetico, una fase in cui la personalità individuale si riorganizza per resistere alla disintegrazione.

Se la presenza o l’assenza di alfabetizzazione influisce sulla maniera in cui una persona concepisce il proprio corpo, i propri sensi e il proprio sé, questo effetto influenzerà significativamente anche la vita erotica. È nella poesia di coloro che sono stati esposti per primi a un alfabeto scritto e alle esigenze dell’alfabetizzazione che troviamo una deliberata meditazione intorno al sé, specialmente nel contesto del desiderio erotico. La singolare intensità con cui questi poeti insistono nel concepire l’eros come mancanza può riflettere, in una certa misura, questa tesi.

La coscienza

L’alfabetizzazione incoraggia una maggiore consapevolezza dei confini fisici personali e, nel contempo, la percezione di quei confini come contenitori del sé. Controllare i propri confini equivale a possedere sé stessi. Per gli individui che sperimentano l’importanza del possesso di sé, l’impatto di un’emozione forte e improvvisa proveniente dall’esterno non può essere un evento rassicurante, come potrebbe accadere invece in una cultura orale dove tali incursioni rappresentano le fonti primarie di informazione.

Quando un individuo si rende conto di essere il solo responsabile dei contenuti e della coerenza della propria persona, un influsso esterno come quello dell’eros diventa una minaccia personale e concreta. Così, nei poeti lirici, l’amore è qualcosa che aggredisce o invade il corpo dell’amante per sottrargliene il controllo, un personale scontro di volontà, anche fisico, tra il dio e la sua vittima. I poeti documentano questa lotta dall’interno di un corpo, inteso come unità di membra, sensi e io, dall’interno di una coscienza, forse nuova al mondo. Una coscienza che si stupisce della propria vulnerabilità.


Pubblichiamo un estratto di Eros il dolceamaro (Utopia Editore 2021) di Anne Carson con uno scritto di Emmanuela Tandello, traduzione di Patrizio Ceccagnoli 

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