La band non pubblicava nuova musica da sei anni, ha scelto di tornare con una collaborazione con il cantautore: un singolo incandescente, politico, che è infarcito di riferimenti alla guerra, una canzone di protesta per un’epoca in cui sembra sempre più difficile intonare l’inno ottimista People Have The Power
Aprile è il mese più crudele, ma capita pure che possa rivelare le sue sorprese: improvvise esplosioni di colori in strada, o graditi ritorni musicali. È il caso dei Massive Attack, che non pubblicavano nuova musica da sei anni, e hanno scelto di tornare a metà del mese di aprile con un singolo incandescente in collaborazione con Tom Waits. La voce rauca di Waits, le atmosfere dei Massive Attack, un interminabile loop dal sottotesto politico: il nuovo singolo Boots on the Ground ha cominciato presto a diffondersi come un virus primaverile o uno starnuto.
Il titolo Boots on the Ground richiama le operazioni militari sul campo, ma l’intero testo è infarcito di riferimenti alla guerra – dai proiettili luccicanti alla fucking ass machine gun war. Dopotutto i Massive Attack non si sono mai risparmiati di dire come la pensano. Proprio qualche giorno fa Robert Del Naja è stato arrestato a Londra durante un sit-in per la Palestina: la maniera di fare musica dei Massive Attack si intreccia all’attivismo politico, e questo nuovo singolo non va in direzione diversa. È evidente guardando il film uscito in contemporanea alla canzone, creato dal gruppo in collaborazione con l’artista fotografico statunitense thefinaleye.
Boots on the Ground è una critica al militarismo delle forze di polizia, un film che non dimentica l’omicidio di George Floyd. Nel video le immagini scorrono come per dire che il mondo brucia, negli Stati Uniti l’Ice continua i suoi raid contro i migranti e gli ultimi, le persone fanno quello che possono, protestano in massa per le strade, e tuttavia pare sempre più difficile far cantare un vecchio inno ottimista come People Have The Power.
Il passaggio di consegne
C’è un passaggio di consegne tra la speranza e il disincanto che questa canzone sembra voler cogliere. Così la voce di Tom Waits è perfetta per dare ritmo al retrogusto amaro del pezzo: perché Waits ha sempre cantato come dal fondo scuro di un locale, un cantastorie ubriaco al pianoforte, un realista che sa affondare nella disgrazia e scintillare con la grazia rotta di un trovatore che non ha voglia di predicare niente. Waits è disincantato il giusto.
Anche il cantautore californiano non rilasciava nuova musica da anni, addirittura da più di un decennio: il suo ultimo disco è Bad As Me del 2011. Waits comunque non è mai davvero scomparso: i suoi concerti sono rari, ma in questi anni ha recitato in pellicole di successo – dei fratelli Cohen, di Jim Jarmusch, di PT Anderson –, e nelle scorse settimane ha annunciato l’uscita di una compilation di cover di sue canzoni reinterpretate da diversi musicisti (ci sono dentro Bruce Springsteen, i Ramones, Joan Baez).
Il ritorno di Waits al cantato-parlato in Boots on the Ground, ci fa sentire che la sua voce non si è persa nel tempo. Il pezzo include la partecipazione vocale del figlio Casey. La moglie Kathleen Brennan ha collaborato alla scrittura. Insomma: un bel ritrovo di gente per dare energia alle parole. «Molti anni fa ho accettato un invito dei Massive Attack a collaborare», ha raccontato Tom Waits a proposito del suo incontro con il gruppo di Bristol. «È un onore per la nostra carriera collaborare con un artista della grandezza, originalità e integrità di Tom», hanno commentato i Massive Attack, ricordando che «questo brano arriva in un clima di caos».
Energie condivise
Il caos è troppo grande per provare a governarlo in solitaria, per i Massive Attack necessita di energie condivise: musica, arti, scrittura. Così un’altra collaborazione del progetto è quella con lo scrittore egiziano-canadese Omar El Akkad, autore di American War e Un giorno tutti diranno di essere stati contro. El Akkad ha scritto una riflessione in forma di spoken word ispirata al progetto: la sua presenza apre la collaborazione al punto di vista di quelle terre che non hanno il privilegio di indossare gli stivali ma sono solamente ground, terreno di conquista sopra cui camminare. Si può dire perciò che Boots on the Ground è qualcosa di più di un singolo: arriva come una specie di contenitore aperto, un riflesso del nostro tempo, un anelito alla diversità.
La canzone è inoltre la prima a essere pubblicata dai Massive Attack da quando il gruppo ha deciso di rimuovere la propria musica da Spotify. E quindi il singolo su Spotify non è proprio uscito (c’è però su Apple Music e Amazon Music). E poi c’è un vinile, che fa risuonare la voce sporca di Waits anche una seconda volta: oltre al singolo coi Massive Attack, c’è infatti una b-side inedita di Waits, un pezzo parlato dal titolo The Fly. E chissà se arriverà anche in streaming.
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