All’inizio del XX secolo la diseguaglianza nella distribuzione della ricchezza era in crescita, prima di essere livellata dalle guerre mondiali. Le guerre dissiparono sì un’enorme quantità di vecchi patrimoni, ma produssero anche popolazioni armate e dotate di maggior potere, che pretendevano di più dal proprio Stato. Ciò portò alla nascita dello stato sociale e delle democrazie di cui godiamo oggi, oltre che ai più bassi livelli nella storia di diseguaglianza nella distribuzione della ricchezza.

Tuttavia, non era destinato a durare; la diseguaglianza ricominciò a crescere negli anni Ottanta e, con uno scarto di uno o due decenni, lo stesso schema cominciò a manifestarsi nei paesi di tutto il mondo: ascesa dell’estrema destra, crescente polarizzazione, diminuzione della fiducia nelle istituzioni pubbliche, crisi del costo della vita e regressione della democrazia. Tutti questi fenomeni presentano relazioni consolidate con la diseguaglianza nella distribuzione della ricchezza. Per molti versi, si tratta semplicemente di Stati che tornano verso la propria condizione media, più diseguale e predatoria. Questa volta, però, saranno alimentati da tecnologie molto più potenti.

Le vie d’uscita

Quali sono le possibili vie d’uscita? Ancora una volta, possiamo guardare al passato. Sia il cambiamento climatico sia le armi nucleari comportano bruschi mutamenti del clima e dell’agricoltura. Benché meno gravi, anche in passato si sono verificate oscillazioni climatiche, e alcuni studi hanno rilevato che, nel corso di queste crisi, le comunità politiche più inclusive avevano maggiori probabilità di superarle con minori perdite e cambiamenti. Analogamente, gli studi sulle catastrofi contemporanee, siano esse un’alluvione o di un terremoto, mostrano come la solidità dello Stato e il suo grado di democrazia siano i migliori indicatori di una maggiore resilienza.

Nel corso della storia, una delle poche eccezioni in cui la diseguaglianza nella distribuzione della ricchezza si arrestò, addirittura fino a regredire, fu dovuta anch’essa alla democrazia. Accadde nell’antica Atene che, dopo una ribellione, instaurò una forma di democrazia basata su assemblee di massa e sorteggio (scegliendo i rappresentanti attraverso una sorta di lotteria).

In effetti, per gli antichi Ateniesi la democrazia equivaleva alla selezione mediante sorteggio, mentre l’oligarchia al voto (donde il fatto che, nel successivo latino, “élite” ed “elezioni” condividano la medesima radice). Non era un sistema perfetto: era riservato ad appena il 15-20 per cento della popolazione, vale a dire uomini proprietari terrieri in età da combattimento. Eppure, fu uno dei rari periodi della storia in cui i salari mediani furono elevati, la diseguaglianza diminuì e si verificò un’autentica fioritura culturale.

Disponiamo oggi di ampie prove del fatto che la “democrazia aperta” – selezionare casualmente i cittadini e farli informare da esperti prima che prendano decisioni politiche – produca risultati migliori, che i restanti considerano più affidabili e legittimi. Evita inoltre di selezionare proprio coloro che smaniano per status e potere. La selezione avviene casualmente, senza favorire gli ambiziosi. Anche il potere è temporaneo, e ha pertanto poco tempo per corrompere.

Un esperimento mentale 

Milita un’ultima ragione a favore dell’impiego di forme di governo guidate dai cittadini per costruire una maggiore resilienza, e consiste in un semplice esperimento mentale. Nel luglio del 1945, nelle distese desertiche del New Mexico, gli Stati Uniti fecero esplodere la prima arma atomica. La notte precedente, gli scienziati erano lì a scommettere sull’eventualità che distruggesse il mondo intero.

Questo perché il fisico Edward Teller aveva calcolato che esisteva una probabilità molto piccola, ma non nulla, che la bomba incendiasse anche l’atmosfera terrestre, uccidendo così non soltanto ogni essere umano, ma ogni forma di vita sulla Terra. A quel punto, inoltre, l’esercito statunitense sapeva che i nazisti non erano più in grado di costruire una bomba atomica. Non era più una corsa per batterli sul tempo. Eppure, andarono avanti e accettarono comunque quella scommessa.

Immaginiamo ora che questa scelta fosse invece stata affidata a un piccolo gruppo di cittadini selezionati a caso: agricoltori, infermieri, insegnanti e addetti alle pulizie. Avrebbero ricevuto tutte le informazioni e sarebbe stato chiesto loro se far esplodere l’ordigno. Cosa pensate che avrebbero deciso?

Ogni volta che ho posto questa domanda, in tutto il mondo, la risposta è sempre stata: no, naturalmente no. È un esempio semplice ma profondo del perché il mondo può venire salvato dalla democrazia.


Luke Kemp sarà al festivalfilosofia con Collasso. Come le società crollano o resistono, domenica 20 settembre, ore 15, Carpi, Piazza Martiri

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