L’altro giorno mi cade l’occhio su un post di W Magazine che recita: «Le tette sono una parte importante di questa serie». Lo leggo di sfuggita e penso, ma certo, stanno parlando di Euphoria, che giunto alla sua terza stagione mi sembra che abbia poco da dire, e quel poco è “tette”. Invece no, scopro che si tratta di una citazione della costumista che ha lavorato a Margo ha problemi di soldi, la recente serie di Apple Tv in cui Elle Fanning interpreta una giovane ragazza madre che per mettere insieme due spicci in più apre un canale di OnlyFans, su cui si esibisce come aliena sexy.

Al suo fianco ci sono Michelle Pfeiffer e Nicole Kidman (che a questo punto sospetto abbia dei buffi gravi, perché non è possibile che scelga liberamente di essere in ogni singolo prodotto audiovisivo, su ogni piattaforma che dio manda in terra) e lo so cosa state pensando: poche tette.

Nessuna di queste attrici è famosa per il decolleté, pur avendo interpretato tutte vari gradi di femme fatale, quindi immagino che la costumista si riferisse a qualcos’altro, non certo alla loro rilevanza in termini di coppe. In effetti il portfolio di questa Mirren Gordon-Crozier rivela un certo gusto retrò e uno spiccato sguardo femminile, scopro sfogliando il suo lavoro online. E infatti basta guardare le foto di quel carosello o 30 secondi di trailer per capire che Margo potrà pure vendere le immagini del suo corpo online, ma non venderà mai la sua dignità. Solo chi non ha una reale ossessione per il corpo delle donne può permettersi di dire a una rivista americana che le tette sono importanti.

Il caso “Euphoria”

Chi invece fa meglio a tacere è Sam Levinson, lo showrunner di Euphoria, che già così sta rischiando una volta a settimana di fare la figura del maniaco sessuale. Non per essere lombrosiane, ma non è aiutato dal suo aspetto poco rassicurante né dalle storie sulle difficoltà che alcune attrici della serie hanno trovato a lavorare sul set di Euphoria, ma gli va riconosciuta una certa perseveranza.

Non solo Levinson continua ad arruolare esclusivamente attrici estremamente attraenti di tutte le forme e colori (ma perlopiù bianche e magre), ma non perde nemmeno occasione di mostrarle nude o quasi. In una delle ultime puntate alcune delle protagoniste si presentano a un matrimonio con degli spacchi inguinali che la farfalla di Belen in confronto era un look da messa della domenica.

La sposa è Sidney Sweeney, le cui tette spero che nel frattempo abbiano ottenuto un contratto tutto loro. Strizzate dentro un corpetto taglia bimbo, sballonzolano da tutte le parti, chiedono pietà, tremano al rallentatore, e a tratti recitano meglio di Jacob Elordi. Ai prossimi Emmy potrebbero vincere il premio per la migliore attrice protagonista.

C’è stata un po’ di polemica intorno a Cassie, il personaggio interpretato da Sweeney, che in questa stagione – come Margo – decide di migliorare la sua situazione economica facendo prima la scemina su TikTok e poi la provocante su OnlyFans. Per certi versi si può leggere anche come una storia di emancipazione: il marito (Elordi) c’ha più buffi di Nicole Kidman e lei non accetta di essere povera o strapazzata dalla mafia, quindi decide di mettere a frutto il suo talento più grande: le tette.

Non mi è del tutto chiaro per cosa ci si stia indignando, se per la parabola del personaggio (la bonazza che non prova ad essere nient’altro che bonazza) o per l’uso smodato del suo corpo sullo schermo. Ce l’abbiamo con Levinson o con il patriarcato? Si poteva raccontare la stessa storia senza far arrabbiare nessuno? Forse sì, non mi risultano post indignati sulla storia di Margo, forse perché l’ha scritta una donna, forse perché Fanning è meno bona e meno di destra di Sweeney, forse perché ha delle tette piccine picciò, molto chic, un po’ francesi, e per niente scandalose.

Si torna sempre al male gaze teorizzato da Laura Mulvey nel 1975, che è molto facile da percepire – Euphoria potrebbe anche chiamarsi “W la figa” e nessuno si sorprenderebbe – ma non altrettanto facile da disinnescare. Non sono neanche del tutto sicura che abbia senso criticarlo: che cos’è il personaggio di Cassie se non una critica (un po’ grottesca e non proprio riuscitissima) al maschio becero succube di un paio di tette? Non sarà mica tutta una lunga seduta di psicanalisi di Sam Levinson?

Unica carriera

Più problematico è che la maggior parte delle protagoniste in questa stagione – in cui ritroviamo i personaggi fuori dal liceo, nella vita degli adulti – si è in qualche misura data alla prostituzione o comunque alla mercificazione del proprio corpo, come se a Los Angeles non fosse possibile fare altro (e forse è così): spogliarelliste stuprate e cestinate come oggetti rotti, Rosalìa costretta a ballare con un collare ortopedico, Hunter Schafer escort di lusso, Zendaya e quell’altra impillottate di ovuli di cocaina alla frontiera col Messico.

Due si sono trovate una specie di carriera, ma Maddy praticamente è il pappone dell’amica sua e Lexi è un personaggio insopportabile. Di Cassie abbiamo già detto e alla fine forse è quella che se la passa meglio perché anche in assenza di particolari sostegni – né di un buon reggiseno né di un partner o di un’amica che non la odi segretamente – sembra trovare in sé le risorse per andare avanti e dare forma al suo destino. Vuoi vedere che alla fine è un’eroina femminista?

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