Il caso del businessman Mandle Cheung, atteso a Londra con la Royal Philharmonic, riapre il dibattito sulla professione del direttore. Tra istituzioni musicali in difficoltà, dilettanti facoltosi e un mestiere che, secondo Paavo Järvi (London Philharmonic) sempre più spesso prescinde dalla formazione
Una volta il violinista ungherese Carl Flesch disse: «La direzione d'orchestra? Non esiste professione musicale in cui un impostore potrebbe infiltrarsi più facilmente». Chi non frequenta abitualmente la musica classica e non ne conosce i principi fondamentali può cadere nell'errore di immaginare il direttore alla stregua di un vigile urbano che tiene a bada un traffico di strumenti diversi. Il direttore è molto di più ma non è il caso di parlarne qui. Vogliamo solo far sapere che oggi chi volesse dirigere un’orchestra sinfonica con un programma del grande repertorio può farlo. Unica condizione è avere molti soldi. Quelli che non mancano a Mandle Cheung, settantottenne presidente e amministratore delegato di ComputerTalk Technology a Toronto e fondatore della Mandle Philharmonic in Canada. Cheung è un direttore d'orchestra dilettante che rifiuta l'etichetta di "maestro": ama la musica, Mahler in particolare, e può dirigere orchestre di livello mondiale perché ha i mezzi per ingaggiarle. L'anno scorso ha diretto la Toronto Symphony nella Seconda Sinfonia di Mahler sborsando circa 500mila dollari. Il 21 agosto farà il suo debutto all'Alexandra Palace di Londra dirigendo la Royal Philharmonic Orchestra, le soliste Elizabeth Watts e Jennifer Johnston e il Brighton Festival Chorus, sempre nella Sinfonia n. 2 di Mahler.
Una vera e propria ossessione che ricorda quella di un altro businessman, Gilbert E. Kaplan, che prima di Cheung seppe costruirsi una carriera internazionale da direttore, pur sapendo a malapena leggere la musica e possedendo un repertorio composto da un unico brano - guarda caso, ancora la Seconda Sinfonia di Mahler. Quell'opera, che lo aveva affascinato per anni, lo portò sul podio di alcune delle orchestre più importanti del mondo: la Filarmonica di Vienna, la London Symphony, la Los Angeles Philharmonic, la St. Louis Symphony e, in una storica esibizione, la New York Philharmonic. Senza contare la registrazione Deutsche Grammophon, sempre con i Wiener Philharmoniker. In tutti questi casi, possiamo solo immaginare l'umiliazione dei veri musicisti coinvolti, gente che dedica tutta la vita allo studio della musica.
Nulla di nuovo sotto il sole, dunque. Ma al di là dei costi - che quest'anno la Royal Philharmonic Orchestra non dichiara - quello che stavolta stupisce e aggrava le cose è proprio l'atteggiamento della Royal Philharmonic Orchestra. Sul sito dell'orchestra, il concerto del prossimo 21 agosto figura come un normale evento, fuori abbonamento, con tanto di biglietti e curriculum dei protagonisti, senza precisare i termini dell'operazione. Una mancanza di rispetto verso il pubblico e gli addetti ai lavori; un autogol in termini di reputazione artistica: nel giro di pochi minuti la notizia si è diffusa, alimentando il chiacchiericcio sui mezzi di informazione e tra gli addetti ai lavori. Questo tipo di operazione svela poi il disastroso stato economico di tante istituzioni musicali in tutto il mondo. La crisi dei botteghini, l'invecchiamento del pubblico, l'incapacità di rintracciarne uno nuovo e quindi nuovi finanziamenti… Tutto ciò porta a scelte di questo tipo. Un azzardo anche in termini musicali perché dirigere la Seconda di Mahler è qualcosa di molto complesso e alla portata di pochi direttori scelti. Figuriamoci se possa farlo un dilettante.
Nelle stesse ore in cui circolava la notizia di Cheung, l’argomento “direttore d’orchestra” ha trovato molto spazio sui giornali di tutto il mondo. L’Atlantic di agosto ha pubblicato un approfondimento dal titolo “L’arte misteriosa della direzione d’orchestra”. Sul tema - quasi a farlo apposta - anche le parole di Paavo Järvi (direttore designato della London Philharmonic) sull’Irish Times: «La maggior parte dei direttori d'orchestra di oggi non possiede una vera e propria tecnica, ma non crede nemmeno che esista. Attualmente si sta diffondendo la convinzione che chiunque abbia un minimo di predisposizione musicale e delle idee musicali possa, in qualche modo, grazie a una sorta di dote individuale, comunicare queste idee all'orchestra senza studiare o senza una formazione specifica».
Dalle nostre parti, invece, tiene ancora banco il caso Beatrice Venezi. Dopo le note vicende con il Teatro la Fenice, Venezi ha dichiarato all’Adnkronos che tornerà a dirigere a Novosibirsk, dove debutterà in autunno con La Traviata di Giuseppe Verdi. «Novosibirsk mi viene descritta come una nuova capitale culturale del Paese. Ovviamente Mosca e San Pietroburgo mantengono il loro valore e la loro centralità nella storia culturale russa, ma c’è un fermento straordinario anche in altre realtà». Intanto, al Conservatorio della capitale russa Valery Gergiev, intimo amico di Vladimir Putin e suo braccio destro nei progetti di espansione musicale, ha da poco inaugurato un busto di Veronika Dudarova, direttrice d’orchestra con una carriera costruita quasi interamente all'interno dell'Unione Sovietica. A quanto pare, ad ogni latitudine la direzione d’orchestra spesso va oltre l’aspetto artistico, diventando una questione di vita, politica, o di portafoglio.
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