Dopo Harry, anche Brooklyn. Continua la scia dei figli d’Inghilterra che lasciano patria e corona per trasferirsi negli Stati Uniti, terra delle rispettive mogli e forse anche della libertà dalle catene dorate delle rispettive famiglie. 

In Gran Bretagna, del resto, chiamarsi Windsor o chiamarsi Beckham non fa poi troppa differenza. Entrambe famiglie regnanti, una sui sudditi e l’altra sui fan, la prima residente a Buckingham Palace, la seconda a Beckingham Palace, come ironizzavano i tabloid negli anni Duemila, entrambe con gli stessi problemi dietro i sorrisi delle foto patinate. I due clan sono i prodotti d’esportazione britannici più riusciti, la cui stella rischia di offuscarsi definitivamente.

Dopo mesi di speculazioni e silenzi, di notizie fatte uscire sui tabloid e di post velenosi sui social, infine è stato Brooklyn Beckham a rompere il muro e a parlare in prima persona, senza filtri e con la strada più semplice e violenta per una famiglia che ha costruito sull’unità esibita su Instagram il suo impero d’immagine.

Il lungo post

In sei stories (che spariranno in 24 ore, il conto alla rovescia scade oggi alle 18) scrive: «Sono rimasto in silenzio per anni e ho fatto ogni sforzo per mantenere private le cose. Sfortunatamente i miei genitori e il loro team hanno continuato a parlare con la stampa, non lasciandomi altra scelta che di parlare per me stesso e dire la verità riguardo solo ad alcune delle bugie che sono state pubblicate», è l’esordio. «Non voglio riconciliarmi con la mia famiglia, non sono controllato, mi sto difendendo per la prima volta per la prima volta nella mia vita. Per tutta la mia vita, i miei genitori hanno controllato il racconto sulla stampa sulla nostra famiglia. I post performativi sui social media, gli eventi di famiglia e le relazioni non autentiche sono state il punto fermo della vita in cui sono nato. Ho visto coi miei occhi fino a che punto si sono mossi per distribuire bugie sui media, la maggior parte a spese di persone innocenti, per preservare la loro facciata. Ma io credo che la verità venga sempre fuori».

E ancora: «I miei genitori hanno provato all’infinito a rovinare la mia relazione anche prima del mio matrimonio, e non hanno ancora smesso. Mia madre ha cancellato la creazione del vestito di Nicola all’ultimo minuto, nonostante quanto lei fosse eccitata dal fatto di vestire una sua creazione, obbligandola a cercare con urgenza un nuovo vestito. Settimane prima del mio grande giorno, i miei genitori mi hanno ripetutamente fatto pressioni e hanno provato a corrompermi per firmare e assegnare a loro i diritti sul mio nome, cosa che avrebbe condizionato me, mia moglie e i nostri futuri figli. Erano irremovibili sul fatto che dovessi firmare prima del matrimonio, perché da quel momento sarebbero scattati i termini dell'accordo. La mia resistenza ha condizionato il guadagno e da quel momento non mi hanno più trattato nello stesso modo. Durante l’organizzazione del matrimonio, mia madre è arrivata a chiamarmi “cattivo” perché io e Nicola avevano incluso la mia tata Sandra e la tata di Nicola al nostro tavolo, perchè entrambe non avevano i mariti. Entrambi i nostri genitori avevano i loro tavoli ugualmente vicini al nostro».

«La notte prima del matrimonio, membri della mia famiglia mi hanno detto che Nicola non era il nostro sangue e non era la nostra famiglia. Da quando ho cominciato a difendermi con la mia famiglia, ho ricevuto infiniti attacchi da parte dei miei genitori, sia privati che pubblici, che sono stati mandati alla stampa su loro ordine. Anche i miei fratelli sono stati mandati ad attaccarmi sui social media, prima che mi bloccassero dal nulla l’estate scorsa. Mia madre ha sabotato il primo ballo con mia moglie, che era stato organizzato con settimane di anticipo con una canzone d’amore romantica. Davanti ai nostri 500 ospiti, Marc Anthony mi ha chiamato sul palco, dove era in programma il mio ballo romantico con mia moglie, ma invece per ballare mi aspettava mia mamma», scrive ancora Borrklyn Beckham.

«Lei ha ballato in maniera molto inappropriata su di me davanti a tutti. Non mi sono mai sentito così a disagio e umiliato in tutta la mia vita. Abbiamo voluto rinnovare i nostri voti così da creare nuovi ricordi del nostro giorno del matrimonio, che ci portassero felicità e gioia e non ansia e imbarazzo. Mia moglie è stata costantemente trattata in modo irrispettoso dalla mia famiglia, a prescindere da quanto abbiamo provato a restare uniti come una famiglia sola. Mia madre ha ripetutamente invitato donne del mio passato nelle nostre vite, in un modo che era chiaramente teso a mettere entrambi a disagio. Nonostante questo, siamo comunque andati a Londra per il compleanno di mio padre e siamo stati respinti per una settimana, mentre abbiamo aspettato per una settimana nella nostra stanza d’hotel provando a organizzare tempo di qualità con lui. Lui ha respinto tutti i nostri tentativi, che non fossero al suo grande party di compleanno con centinaia di ospiti e macchine fotografiche in ogni angolo. Quando ha finalmente accettato di vedermi, è stato a condizione che Nicola non fosse invitata. È stato uno schiaffo in faccia. Più tardi, quando la mia famiglia ha viaggiato a Los Angeles, hanno rifiutato di vedermi».

La conclusione è durissima: «La mia famiglia considera la promozione pubblica e l’approvazione più di ogni altra cosa. Il “brand Beckham” viene prima di tutto. L’amore familiare è deciso sulla base di quanto posti sui social, o quanto velocemente lasci tutto per presentarti e posare per una foto di famiglia, anche se è a spese dei nostri impegni professionali. Per anni abbiamo fatto di tutto per essere presenti e sostenere ad ogni fashion show, ogni festa e ad ogni attività della stampa la nostra “famiglia perfetta”. Ma l’unica volta in cui mia moglie ha chiesto il supporto di mia mamma per salvare i cani abbandonati durante gli incendi di LA, lei ha rifiutato.

La narrazione secondo cui mia moglie mi controlla è totalmente invertita. Sono stato controllato dai miei genitori per la maggior parte della mia vita e sono cresciuto con un’ansia schiacciante. Per la prima volta nella mia vita, da quando mi sono allontanato dalla mia famiglia, l’ansia è sparita. Mi sveglio ogni mattina grato per la vita che ho scelto, e ho trovato pace e sollievo. Mia moglie e io non vogliamo una vita plasmata sull’immagine, la stampa o la manipolazione. Tutto quello che vogliamo è pace, privacy e felicità, per noi e per la nostra futura famiglia».

Parenti serpenti

Come Harry con le 600 pagine del libro Spare, anche Brooklyn ha scelto di raccontare la sua verità, confutare il gossip da tabloid e segnare così un solco profondissimo con la famiglia d’origine. Le accuse sono identiche: davanti ci sono la Firm, la famiglia reale, e il “brand Beckham”, che vanno preservati ad ogni costo nella loro immagine pulita di perfezione estetica e valoriale; dietro c’è una realtà fatta di manipolazione, uso sapiente dei media, e obblighi sociali ed economici. 

Chi – come Harry e Brooklyn – se ne chiama fuori e decide di svelare l’inganno, è punito con l’allontanamento. O meglio: fugge più lontano che può, mettendo un’oceano tra se e la famiglia d’origine e accasandosi con quella della moglie.

Eppure, esiste anche il rovescio della medaglia: la Firm e brand Beckham sono due macchine da soldi, in cui i rispettivi figli hanno vissuto per anni, venendone certo condizionati ma anche valorizzati, considerato che né Harry né Brooklyn sono noti per un particolare talento che non sia diretta emanazione del lignaggio. C’è poi che la vita non è sempre un'ottima sceneggiatrice e in entrambi i casi ha scelto di riposarsi e di attingere al catalogo dei cliché.

Dal catalogo dei personaggi ha riciclato la moglie americana che è causa della rottura, è lei che mostra al rampollo il mondo reale e quanto sia stato manipolato per tutta la sua vita (i due usano la stessa parola, “manipolazione” per definire la bolla in cui sono cresciuti). È la storia inglese che si ripete e loro sono lo Yoko Factor: come Yoko Ono ha fatto separare i Beatles, Meghan e Nicola hanno distrutto i Windsor e i Beckham.

C’è poi la regina cattiva, gelosa della bella per affetto filiale – Victoria Beckham – o per invidia – Kate Middleton – che tentano di sabotare la coppia. Sia Harry che Brooklyn, nel loro personale racconto, assegnano alle donne della loro famiglia la parte peggiore, pure con lo stesso movente: il vestito del matrimonio. Quello non creato da Victoria per Nicola; quello delle piccole damigelle per cui Meghan sarebbe stata criticata da Kate.

Infine ci sono i protagonisti: entrambi fuggiti dalla gabbia dorata con l’obiettivo di diventare finalmente se stessi, in una dimensione senza obblighi familiari e smettendo, pur in modo traumatico, di essere figli di. I due, però, hanno scelto avversari diversi: se per Harry il cattivo della sua personale favola era il fratello William, per Brooklyn la nemica è la madre Victoria. 

A lei in anni non sospetti aveva dedicato uno dei suoi numerosi tatuaggi, facendosi scrivere su un braccio “Mama’s boy”: ora invece di lei ha rinnegato tutto, compreso l’esempio.

Se di Victoria solo le millennial fan delle Spice Girl ricordano il cognome da nubile – Adams – perché lei è subito diventata la signora Beckham una volta sposata, Brooklyn ha fatto l’inverso, aggiungendo al suo il cognome della moglie, Pelz. E mai, col senno del poi, avrebbe potuto farle fregio peggiore.

EPA
EPA
EPA

Cosa succede adesso

L’incognita è cosa succederà ora: dopo le esternazioni di Brooklyn, gli account sempre prodighi della famiglia Beckham – David, Victoria e gli altri figli Romeo e Cruz – sono chiusi in un insolito silenzio. Nessuna storia condivisa, nessuna nuova fotografia. Sicuramente sarà in corso un gabinetto di guerra, per rispondere all’assalto che rischia di essere economicamente mortale per una famiglia che ha costruito la sua fortuna anche vendendo quell’immagine.

Questo è del resto l’unico vero elemento diverso, nelle due storie: la Corona rimane la Corona e Harry è fuggito dal dovere quasi divino di servire la famiglia reale, Brooklyn invece si è sottratto e ha svelato gli scheletri nell’armadio della sua famiglia perfetta, ma nel suo caso si traducevano in scatti sul red carpet e alle feste comandate.

In questo, le classi sociali rischiano di fare la differenza: dopo la tempesta i Windsor hanno ostentato austero silenzio, seguendo il mantra della regina Elisabetta «never complain, never explain»; i Beckham si sono fatti da sé e non hanno gli anticorpi della nobiltà, sono abituati a mostrare tutto di loro – dalle serie Netflix ai social – e il loro pubblico difficilmente potrà accettare il silenzio di chi in passato ha sempre raccontato tutto, o almeno finto di farlo.

L’epilogo è in certo. C’è ancora un oceano di mezzo tra Harry e la famiglia reale, ma lui ha tentato il primo disgelo dopo anni di scontro, chissà se sarà lo stesso per Brooklyn, smaltita l’ira iconoclasta e constatato che, in fondo, e visto che il suo reddito è proprio legato ai social, non ha davvero rinnegato tutto della sua origine.

L’effetto, comunque, è lo stesso: dopo quella dei Windsor, anche la favola dorata dei Beckham si è infranta, mostrando che in fondo ogni famiglia è davvero infelice a modo suo.

© Riproduzione riservata