Un annuncio che ha scosso il mondo del vino: oltre alle stelle legate ai ristoranti e alle chiavi agli alberghi la nuova guida assegnerà alle aziende vinicole uno, due o tre grappoli
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«Dopo aver guidato i buongustai di tutto il mondo verso le migliori tavole in oltre settanta destinazioni e verso gli hotel più eleganti del mondo, la guida Michelin è lieta di aprire un nuovo capitolo con il mondo del vino. Questa nuovo punto di riferimento si rivolge sia al neofita curioso, sia all'esperto più appassionato e mette in risalto uomini e donne che, in tutto il mondo, modellano con talento ed esigenza le cantine vinicole di oggi e di domani». Così Gwendal Poullennec, direttore internazionale delle “rosse”, come vengono amichevolmente chiamate le guide gastronomiche più note e influenti del mondo.
Un nuovo progetto per il 2026
Un annuncio che ha scosso il mondo del vino: oltre alle stelle legate ai ristoranti e alle chiavi agli alberghi la nuova guida assegnerà alle aziende vinicole uno, due o tre grappoli, oltre a una menzione speciale per i produttori più «affidabili, scelti per la loro costanza e qualità».
Un progetto editoriale che partirà nel 2026 con due delle maggiori regioni produttive francesi, Bordeaux e Borgogna, e che è presumibile si espanderà presto andando a coprire tutte le maggiori zone vitivinicole mondiali (e quindi anche italiane).
Una novità che si inserisce in un contesto di grande espansione da parte della Michelin, che negli anni ha ampliato notevolmente le proprie aree di interesse: è stata presentata recentemente la guida American South dedicata ad Alabama, Louisiana, Mississippi, North Carolina, South Carolina e Tennessee; sta per uscire quella dedicata alle Filippine, che segue quella sul Vietnam di un paio di anni fa.
Fratelli coltelli
L’annuncio del 5 dicembre, soprattutto, apre un grosso punto interrogativo sul futuro di The Wine Advocate, la storica testata dedicata alle recensioni dei vini fondata nel 1978 da Robert Parker e acquisita proprio dalla Michelin nel 2019.
Possono coesistere due concorrenti all’interno della stessa compagnia? Se l’è chiesto una delle migliori croniste del vino non solo della California, Esther Mobley sul San Francisco Chronicle: «I detrattori di Parker hanno sempre deplorato la sua smisurata influenza sul mondo del vino, coniando il termine parkerizzazione per descrivere l'effetto omogeneizzante che ha avuto sulle cantine di tutto il mondo, aziende che hanno modificato lo stile dei loro vini per soddisfare il gusto di Robert Parker e del suo team, che predilige vini più ricchi, fruttati e con un'elevata gradazione alcolica. Ora, sembra che Michelin Grapes possa segnare la deparkerizzazione della copertura enologica da parte della Michelin».
The Wine Advocate continuerà a esistere, almeno per ora, ma la “rossa” ha deciso di parlare ai consumatori di vino usando il proprio nome. «Il marchio Michelin è molto più potente», avrebbe dichiarato qualche mese fa Florent Menegaux, amministratore delegato di Michelin.
Sempre Esther Mobley: «Michelin non ha indicato come intende monetizzare questa nuova guida. Gwendal Poullennec, direttore internazionale della Guida Michelin, ha affermato che quelle sui ristoranti genera entrate trascurabili e che i veri guadagni provengono dalle commissioni sulle prenotazioni alberghiere e dalle partnership con quei governi e quelle istituzioni che vogliono attirare Michelin nelle loro aree. Non è difficile quindi immaginare che associazioni vinicole regionali paghino per far sì che Michelin dia maggiore visibilità alle loro regioni e quindi aziende».
Identità e personalità
Certo per ora è solo il sistema di valutazione, basato su 5 criteri: Qualità dell’agronomia, ovvero lo stato di salute del suolo, l’equilibrio dei ceppi e in generale la cura della vite; Competenza tecnica, con attenzione verso vini che riflettano il terroir e le varietà usate; Identità, per valorizzare i produttori di vino che esprimono la personalità, il senso del luogo e la cultura che li accompagnano; Equilibrio dei vini, ovvero armonia tra acidità, tannini, legno, alcol e zuccheri; Costanza qualitativa negli anni.
Come non concordare con quanto scrive proprio Mobley: «Si tratta provare a restituire una visione olistica delle cantine, che è il modo in cui gli amanti del vino tendono a percepirle, piuttosto che una visione miope di un singolo vino di una particolare annata: sono molto meno interessata a sapere se il Ridge Monte Bello del 2023 abbia ottenuto un punteggio elevato, piuttosto che se Ridge sia nel complesso una cantina affidabile».
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