«Dario Ferrari ha 44 anni e ha scritto tre romanzi eccezionali», dice Antonio D’Orrico, «L’idiota di famiglia è quello appena uscito». L’occasione è l’evento di Domani, a Milano, in cui il critico letterario dialoga con lo scrittore toscano. «I libri sono dei mondi - continua D’Orrico - e quelli di Ferrari sono molti mondi assieme, con personaggi eccezionali, come il don Toni de La quarta versione di Giuda, che tiene insieme sia Ferdinand Celine sia Michele Zarrillo». 

«Com’è possibile riuscire in un’impresa del genere?», chiede D’Orrico allo scrittore. Risponde Ferrari, ma prima una premessa è d’obbligo: «Per me c’è stato un prima e dopo D’Orrico. Prima non mi leggeva nessuno, a parte Charles Leclerc (ride, ndr). Ma come faccio a tenere insieme Celine e Zarrillo? È l’escursione, io provo a raccontare una storia tragica attraverso il filtro comico nella consapevolezza che se tu racconti un decadimento cognitivo e lo fai tramite quel filtro, alla fine non si perde la gravità e il dramma. Ad esempio ne La ricreazione è finita racconto il terrorismo come una commedia all’italiana». 

Tocca a D’Orrico. Che ha un’altra curiosità: «Nei libri di Ferrari ci sono sempre due storie, ma ne L’idiota di famiglia c’è anche una terza storia che è bellissima. Ti chiedo – si rivolge allo scrittore – di raccontarla questa storia, è la Promessa (di Jeanne Willis e Tony Ross, ndr)». Detto, fatto. Ferrari prende a raccontare alla platea di Domani: «Si tratta di una storia d’amore tra un girino e un bruco che si promettono di non cambiare mai. Poi però a gamba tesa nella vicenda entra la natura che costringe i due protagonisti a cambiare. Un destino ineluttabile che arriva e spacca le loro aspettative, le nostre aspettative: il girino inizia diventare un rospaccio inguardabile. Il bruco dunque va via, si sente tradito, ma anche lui cambia e ne esce farfalla. In seguito la farfalla ha un ripensamento e torna dal rospo: a quel punto il rospo se la mangia perché non la riconosce e dopo averlo fatto il rospo continua a pensare al languido ricordo del suo vecchio amore. Così funziona la natura, travolge le nostre aspettative».

«Al centro de La ricreazione è finita poi c’è una frase di Italo Calvino («Alla volte uno si crede incompleto ma è soltanto giovane») – dice D’Orrico –  che Ferrari rovescia: a volte uno si crede giovane e invece è soltanto incompleto. Perché l’hai fatto?». Ferrari: «Ho avuto un’illuminazione: ci raccontiamo sempre di essere giovani anche a quarant’anni, ma forse dovremmo fare i conti col fatto che siamo solo incompleti. È importante ammetterlo».

«Leggete Dario Ferrari – conclude D’Orrico –, anche perché è un grande: non ha mai vinto lo Strega».

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