L’illustratrice francese ha un immaginario ironico, un tratto pulito e una fascinazione per le relazioni. «Ciò che amo delle immagini è che hanno il potere di far coesistere emozioni a volte contrastanti»
La cover dell’inserto Finzioni di marzo è di Marion Fayolle
Marion Fayolle è un’illustratrice francese unica nel suo genere, il suo immaginario ironico e surreale, insieme a un tratto netto, pulito e al tempo stesso perturbante, l’ha resa riconoscibile e amatissima in tutto il mondo.
Cresciuta nell’Ardèche, si è diplomata alla Scuola di Arti Decorative di Strasburgo e, nel 2009, insieme ai compagni di corso Matthias Malingrey e Simon Roussin, ha fondato la rivista di fumetto e illustrazione Nyctalope. Fayolle collabora con Le Monde, The New Yorker e The New York Times. È arrivata in Italia con Gli amanti (Gallucci, 2015) e successivamente con L’uomo a pezzi, Gli amori sospesi (menzione speciale al Festival di Angoulême nel 2018), I figli e La casa nuda. Ha esordito anche nella narrativa con Piccola storia grande, romanzo vincitore del Prix Marcel Pagnol 2024 e selezionato al Prix des libraires 2024. Con Gallucci Editore ha di recente pubblicato il suo ultimo libro, L’attrazione (Les aimants).
Nei suoi disegni l’amore, l’affetto e i legami profondi sembrano assumere la forma di un incanto insieme intenso e imprevedibile. Come descriverebbe le relazioni che sceglie di rappresentare attraverso il disegno?
Nei miei disegni cerco di esplorare tutte le sfumature e le ambivalenze del legame amoroso. Alcune immagini sono dolci, positive, altre divertenti, ironiche, mentre altre ancora sono più crudeli e tragiche. Non credo che si possa disegnare l’amore in una sola immagine. I sentimenti sono troppo complessi, troppo vivi per essere definiti in modo semplice e statico.
Le sue immagini intrecciano spesso surrealismo ed erotismo.
Le mie immagini sono spesso surreali perché non cerco di rappresentare la realtà. Ho bisogno delle analogie per creare immagini che mostrino ciò che non è visibile, che diano una forma, un volto alle emozioni, all’intangibile. Anche la sessualità è sempre un po’ un tabù. Si vedono solo immagini realistiche o pornografiche. Per me è essenziale mostrare che il sesso è anche un gioco, uno spazio ludico, il luogo in cui i corpi si incontrano, si raccontano, dicono cose sulla società. Quando disegno, mi piace sentirmi libera, leggera, cercare il luogo della risata.
I suoi innamorati corrono e si aggrovigliano. Trova più interessante raccontare la tenerezza del desiderio o il suo lato più grottesco?
Ciò che amo delle immagini è che hanno il potere di far coesistere emozioni a volte contrastanti. In un disegno, una coppia può separarsi, ma i loro volti, come zaini, continuano a baciarsi. Come magneti che si attraggono e si respingono. Ho cercato il luogo delle ambivalenze, il luogo in cui la tenerezza e la crudeltà coesistono.
Nel suo ultimo libro, L’attrazione (Gallucci Editore), esplora i legami tra le persone. Come mai ha scelto proprio questo tema?
È il mio tema preferito! Credo che le mie immagini abbiano il potere di mostrare i silenzi, le emozioni, i legami, i pensieri e il posto che occupa la coppia; il rapporto con gli altri è, in questo senso, un terreno di gioco e di esplorazione infinito. Mostrare persone che si amano è facile, ma disegnare l’amore è una sfida. E mi piace che il disegno sia capace di questa magia.
Ha studiato arte, ora, a distanza di anni e con una carriera importante alle spalle, qual è la cosa più utile che le hanno insegnato?
Se dovessi trarne una sola lezione, sarebbe quella di non cercare di fare le cose per bene, di non conformarsi alla norma o alle aspettative del pubblico, ma di creare partendo da sé stessi, da ciò che abbiamo di unico e di bizzarro. Di non cercare di reprimerlo, ma di renderci conto che è il nostro tesoro.
Quando disegna, le idee nascono dalla sua vita, quindi anche da una dimensione autobiografica, oppure da altre suggestioni?
Le idee mi vengono come intuizioni, come ruggiti. Le annoto nei miei taccuini. Mi piace dire che non lavoro, ma che sono lavorata. L’arte non è separata dalla mia vita e ci sono aspetti della mia quotidianità, di ciò che vivo, che alimentano costantemente le mie immagini e i miei testi. Ma non mi colloco nella pura autobiografia. È piuttosto un lavoro di sublimazione, di poetizzazione.
L’attrazione è una sequenza di sue opere, come le mette in ordine? Come costruisce, in generale, la struttura di un suo libro?
Per L’attrazione, ho iniziato realizzando una serie di disegni, quasi una collezione. In un secondo momento, ho cercato di metterli in dialogo tra loro, di organizzarli. Mi sono resa conto che alcuni disegni si rispondevano a vicenda. Quelli che raccontano i legami, la legatura, il filo; quelli che raccontano l’amore come uno spostamento, un movimento, una vitalità, un’attrazione erotica; quelli che definiscono l’amore attraverso il vuoto, la mancanza, il buco; quelli che raccontano la trappola, l’alienazione, il pericolo.
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