Cibo è il nostro inserto mensile che racconta il mondo attraverso ciò che mangiamo. Esce l'ultimo sabato di ogni mese sulla app di Domani e in edicola. In ogni numero svisceriamo un tema diverso con articoli, approfondimenti e commenti: questo mese parliamo di sostenibilità agricola, di pastore e agricoltrici e di chi alla vita cittadina preferisce un ritorno alla natura. Qui troverete man mano tutti gli altri articoli di questo numero. In questa pagina, invece, tutti gli altri articoli di Cibo, che è anche una newsletter gratuita. Ci si iscrive a questo link.


A differenza di come oggi pensano in troppi, il cibo non è un oggetto e non è riducibile a merce. Il cibo non è una commodity né un feticcio mediatico. Invece, il cibo è vita, relazione, socialità, complessità, valore materiale e immateriale. Questo è il presupposto filosofico e culturale su cui si è stata fondata e si è sviluppata l’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo.

Ed è su questo presupposto che ha elaborato il suo pensiero e il suo operato Carlo Petrini, che ci ha lasciato il 21 maggio e che di questa università, che oggi ho l’onore di dirigere, è stato ideatore, ispiratore e presidente fino all’ultimo. Storditi e increduli dalla perdita di chi così tanto ha cambiato il modo di vedere il cibo nel mondo, ci sentiamo al contempo pieni della ricchezza del suo lascito umano, culturale e politico.

Utopia e realtà

Nei recenti giorni del commiato, la frase che campeggiava accanto alla sua foto recitava «Chi semina utopia raccoglie realtà». Avremmo potuto scegliere tra centinaia di altre sue frasi, ma questa ci è sembrata perfetta: Carlo è stato infatti un formidabile seminatore di idee.

Una semina che però diventava buon raccolto: idee e intuizioni incarnate in atti e opere tangibili e trasformative. Carlo Petrini non è stato soltanto un grandioso gastronomo. Non è cioè solo stato un grande esperto di cibo e di territori, instancabile e geniale ideatore di iniziative che hanno cambiato in tutto il mondo il modo di vivere e vedere il cibo, Slow Food e Terra Madre su tutte.

Carlin è stato anche tanto altro perché era irriducibile a ogni etichetta, non confinabile in alcuno steccato, imprevedibile. Quando si arrivava dove aveva indicato, era già altrove, guardava già in una direzione ancora diversa.

Aveva il raro dono di attrarre tutti, di risuonare con tutti: contadini, produttori, cuochi, imprenditori, artigiani, artisti, politici, intellettuali e accademici. Il povero e il ricco, l’analfabeta e il coltissimo: suscitava pari entusiasmo e attraeva irresistibilmente grazie alla capacità magica ed empatica di dare indicazioni e, contemporaneamente, di saper ascoltare.

Questa trasversalità si sviluppava nei due sensi del dare e del ricevere, del portare avanti le proprie idee e dell’aggiustarle continuamente grazie al confronto.

Dai pescatori ai papi, dagli antagonisti ai re: alcuni hanno a volte rimproverato a Carlin questa trasversalità, interpretandola come opportunismo e debolezza. È esattamente l’opposto: era il più grande segno della sua forza.

Carlo Petrini ci ha messo di fronte alla complessità della vita, ai suoi paradossi, in definitiva alla sua dimensione insieme tragica e comica. Il cibo è stato per lui lo strumento e il ponte per renderci consapevoli di questa bellezza e di questa ricchezza, collegando quanto può apparire distante e lontano.

Carisma e generosità

La sua incredibile capacità trasversale si deve, io credo, a due caratteristiche che, fuse insieme, hanno creato una lega rarissima e preziosa: da una parte, l’innato carisma, una naturale capacità persuasiva e seduttiva; dall’altra, la generosità, sia nel senso del non attaccamento agli aspetti materiali dell’esistenza che in quello del donare agli altri tutto quanto riteneva superfluo.

Era un grande leader ma, allo stesso tempo, anche un uomo che assorbiva, accoglieva, riceveva da tutto e da tutti per riadattarsi e rimodulare le proprie visioni. Forse proprio per questo è stato un riferimento, un faro per moltissime persone le più diverse tra loro. Ed è per questo che la sua risonanza è stata, è e sarà planetaria. Carisma e generosità empatica.

La parola “genio” è oggi inflazionata e abusata: la si usa per qualunque cosa, meglio evitarla. Non però in questo caso: Carlin è stato un genio perché ha sempre anticipato l’avvenire, spesso ripercorrendo con uno sguardo fresco e nuovo, come quello di un bambino, strade e sentieri già percorsi dagli antenati.

Con lui tutto diventava possibile e vivo. Chiunque lo abbia conosciuto personalmente lo sa. Nel 2000 mi portò a fare un giro a Pollenzo, dove c’erano i resti di una vecchia e malmessa residenza sabauda: mentre mi faceva vedere edifici in rovina e stanze fatiscenti, mi raccontava l’Università come l’immaginava e che sarebbe effettivamente nata nel 2004.

Carlo Petrini ha usato il cibo come linguaggio universale ma declinato in tutte le lingue del mondo. Abbiamo ora tutti il compito di portare avanti senza la sua genialità e senza il suo carisma, ma – speriamo – almeno con altrettanta generosità, il suo lascito, che negli anni a venire emergerà ancora di più perché tante sono le intuizioni su cui continuare a lavorare.

In questi giorni spesso mi ritrovo a chiedere a Carlo: e ora che si fa, Carlin? La risposta risuona stentorea: «Avanti tutta! Piede fermo, barra diritta, e cuore oltre l’ostacolo».

Nelle prossime settimane presenteremo una proposta al ministero per cambiare il nome del nostro ateneo. Una proposta che, ci auguriamo, non potrà che essere accolta: il nuovo nome della sua gloriosa Università di Scienze gastronomiche diventerà “Università di Pollenzo Carlo Petrini”.

*Nicola Perullo è il rettore dell’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo

© Riproduzione riservata