Il cantante partecipa al Festival con un pezzo che sembra la colonna perfetta dell’amore nell’immaginario della fiction, in precario equilibrio tra le dichiarazioni di facciata e il gaslighting. Però quanto si balla bene
La sala stampa durante la prima serata del festival di Sanremo ha preso vita per pochi pezzi in gara al concorso canoro. Uno di questi è stato senza dubbio Per sempre sì di Sal Da Vinci, che torna al festival 17 anni dopo l’ultima partecipazione con una canzone sul matrimonio dedicato alla moglie. Il pezzo poi non è finito in top five, ma d’altra parte il culto della sala stampa per la propria immagine sofisticata non è poi così tanto un pregiudizio. A prescindere dal voto, il pezzo neomelodico è piaciuto, e neanche poco.
Da Vinci, in ogni caso, della classifica per ora può infischiarsene. In platea il pezzo è piaciuto da matti, lo streaming difficilmente deluderà, poco importa che in qualche passaggio il pezzo ricorda un po’ la sua Rossetto e caffè – che per altro il cantautore ha portato al festival dell’anno scorso durante la serata cover accompagnando i The Kolors – e che il testo sembra uscito direttamente da una delle trasmissioni dell’universo della Fascino, la superpotenza nel mondo delle produzioni tv che trasforma in realtà le idee di Maria De Filippi.
Non è un caso che qualcuno sui social abbia già individuato il pezzo come prossima colonna sonora delle prossime tre edizioni di Temptation Island. Il linguaggio è perfettamente in linea con i proclami dei protagonisti di uno qualsiasi tra l’isola dei fidanzati in crisi, C’è posta per te o Uomini e donne. In più ci sono il basso e gli archi drammatici dell’Ariston.
Saremo io e te/Per sempre/Legati per la vita che/Senza te/Non vale niente/Non ha senso vivere. Una cosetta tranquilla, «così domani ti sposi? Sì, ma niente di serio». Sal Da Vinci Tre uomini e una gamba non l’ha mai visto. Oppure, in ogni caso, riserva la sua ironia ad altri momenti della vita. Gigi D’Alessio quantomeno ci prometteva un abbraccio fresco anche d’estate: «Aria condizionata/nel traffico che c'è/meno sudato arriverò da te». Oggi suo figlio – anche LDA è in concorso con Poesie clandestine – canta «Tu sei Napoli sotterranea/Questa musica sale nel sangue carnale/D'amore si muore soltanto con te» (qualunque cosa sia il sangue carnale).
Maschio alpha da palco
Come LDA Da Vinci è un figlio d’arte, quindi tutt’altro che uno sprovveduto. È salito per la prima volta su un palco a sei anni, a sette ha inciso il primo duetto con il padre Mario, un cantante e attore napoletano popolare negli Stati Uniti, a otto il debutto in teatro. Che sappia benissimo cosa sta facendo lo dimostra anche il rilancio più recente in scia ad Alessandro Siani, per cui ha composto le musiche di Si accettano miracoli. Da lì, dieci anni di carriera tutti in discesa.
Se servissero altre prove, basta guarda l’ultima performance all’Ariston. Doppiopetto, ciuffo appena un po’ ingellato, stringate lucide. Spalle larghe e fermezza, allarga giusto le braccia quando nella performance scandisce io-e-te, poi il re dal cuore innamorato d’improvviso scende dalle scale e fa due passi di danza con una spettatrice seduta in prima fila.
Maschio alpha vero, quello non deve chiedere mai: Con la mano sul petto/lo te lo prometto/Davanti a Dio/Saremo io e te/Da qui/Sarà per sempre sì. Ed è subito falò di confronto tra Sonia e Alessio, l’avvocato che «si era studiato tutto nel cervello». Anche perché Costruiremo tutto/ma non alzeremo un muro/Litigare e far l’amore poi che male c’è.
Tutte cose un po’ da red flag da cui dovremmo aver imparato a stare lontanissime, dopo anni di decostruzione del maschio e lunghi percorsi per raggiungere la fiducia in noi stesse di cui dispone naturalmente anche il più insicuro degli uomini.
Tanto che, non contento, sul «Saremo io e te» finale, Da Vinci aggiunge un «accussì» che accompagna a una sobria indicazione della fede al dito. Ma quanto tira quella ballad melodrammatica funkettona.
© Riproduzione riservata


