Era già tutto previsto. Riccardo Cocciante sarà celebrato su Rai1 da un documentario dopo la fine del festival, il 4 marzo: nel frattempo uno dei suoi pezzi più famosi è diventato il ritornello più ripetuto nella mattinata pre-conferenza stampa e post-ascolti della prima serata di Sanremo 2026

I numeri non sorridono a Carlo Conti: la versione ufficiale del direttore artistico al suo ultimo festival (una condizione in cui non ha più nulla da dimostrare e/o da perdere) è però che «non sono riuscito a battere me stesso». Ed è vero, nel 2025 il suo festival era andato addirittura meglio dell’ultimo di Amadeus: la prima serata di quest’anno, tuttavia, si è fermata al 58 per cento di share, sette punti sotto al risultato dell’anno precedente. In media, sono stati sintonizzati sul festival 2,5 milioni di telespettatori in meno. 

Le facce degli uomini e delle donne Rai di conseguenza sono scure, anche al bar del roof, dove la governance passa per un caffè prima di discutere la strategia di comunicazione negli uffici adiacenti alla sala stampa dell’Ariston. La linea dell’azienda è ferma: il risultato è «ottimo», il quarto migliore dal 1997. Chi ha avuto modo di parlare con l’ad Giampaolo Rossi lo ha sentito molto insistere sul collocamento inusuale della “settimana santa”, slittata a fine febbraio, molto tardi rispetto al solito. Per altro al termine delle Olimpiadi invernali, un impegno che ha attratto un numero di spettatori superiori alla media per le due settimane precedenti. 

Caffè amaro

«Un febbraio di eventi», sintetizza dal palco della conferenza stampa il direttore del Prime time Williams Di Liberatore, in questi giorni presente alle conferenze stampa in veste alternativa di difensore del presidente del Senato Ignazio La Russa sul caso Pucci e smorzatore delle aspettative: sono tre giorni che mette le mani avanti sul fatto che il festival non va misurato (soltanto) sui numeri.

Nessun dubbio sulla scrittura della serata, che invece Rossi e il suo inner circle difendono a spada tratta. «A noi è piaciuto».  

E poi, l’ad e i suoi tirano in ballo il grande tema del «contesto cambiato». Gerry Scotti resiste granitico come uno scoglio nella tempesta e la sua Ruota della fortuna porta a casa il 14,5 per cento degli ascolti nella seconda parte, che è quella che incrocia l’inizio del festival. La sovrapposizione con Sanremo è di neanche dieci minuti, ma assieme al due per cento assorbito dalla partita trasmessa da Sky l’impatto, a giudicare dal risultato, è rilevante. 

La scrittura

La Rai però insiste, si gloria dei dati sull’ascolto non lineare (cioè quello che avviene sulle piattaforme che non sono la tv). Di fronte al dubbio di alcuni cronisti se fosse il caso di cambiare qualcosa nella linearità della scrittura della puntata e nella capacità di sfruttare gli ospiti della prima serata, Conti è serafico: «Le protagoniste erano le canzoni, i tempi sono quelli».

Insomma, «il festival si basa sulla spontaneità, non costruiamo tanto». Forse fin troppo poco, visto che la “spontaneità” è emersa praticamente solo nei fuori programma di Laura Pausini. 

Ma Conti, nonostante qualche smorfia, va dritto per la sua strada: «Quando arrivi a dieci milioni significa che gli italiani hanno apprezzato. Anzi, mi aspettavo di fare un po’ meno in questo contesto».

E per quanto riguarda il refuso del led wall, dove a un certo punto è comparsa la scritta “repupplica”? «Chi non fa non sbaglia». Le sfortune non arrivano da sole: la supermedagliata delle Olimpiadi Arianna Fontana ha la febbre e stasera salta il suo appuntamento all’Ariston. Le sfighe però non sono colpa di nessuno, l’autoassoluzione forse è una scelta.

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