A poche ore dal via, Serena Brancale è la favorita alla vittoria di Sanremo 2026, stando almeno alle quote dei bookmaker che la vedono in testa alle scommesse a 2.85 con un discreto distacco dall’accoppiata Fedez e Marco Masini, fermi a 6. Ma le soddisfazioni per la cantante pugliese non sono finite qui perché con Qui con me, il brano in gara al Festival, si è già portato a casa una statuetta, quella del Premio Lunezia: «Madre e figlia hanno le stesse cellule. Due universi, il qui e l'altrove, che si cercano e si trovano. Un'opera che entra per pathos e parole centrate», recita la motivazione del Festival d'Autore dedicato al valore musical-letterario delle canzoni.

La lettera alla mamma 

Qui con me, spiega Brancale, «è una lettera che dedico a mia mamma». Ci ha messo sei anni per venirne a capo: «Avevo bisogno di tempo per trovare le parole giuste», aggiunge durante la conferenza stampa organizzata alla vigilia della kermesse.

Alla madre, la musicista e insegnante italo-venezuelana Maria De Filippis morta improvvisamente nel 2020, l’artista ha scritto anche una lettera più classica che ha fatto distribuire ai giornalisti presenti all’incontro: «Non so se le lettere arrivino dove sei tu, né se abbiamo bisogno di francobolli o di silenzi; ma io la affido all’aria, con una canzone, con la mia voce, che l’aria, in fondo, sa trovare strade che noi non vediamo. Volevo solo dirti che ti penso sempre e di stare serena», scrive. Non riesce ancora a farsene una ragione, ma con quel lutto Brancale ha imparato a conviverci «perché la vita continua a camminare e tu, volente o nolente, le devi stare appresso».

Aiuta, forse, il fatto di sentire ancora la madre presente come spiega nell’ultima riga della lettera riagganciandosi alla canzone sanremese: «Lo so con quella certezza che non ha bisogno di prove, che tu sei ancora “Qui con me”».

La ritrova nelle somiglianze fisiche che lo specchio rimanda, ma anche nel modo di parlare: «C’erano alcune cose che non sopportavo, ma io sono diventata esattamente come lei. È tragicomico». E poi quei consigli che le mamme danno per protezione, per paura: «Io oggi faccio lo stesso con mio fratello di 23 anni. Ascolto la mia voce e assomiglia sempre di più a quella di mia madre. Per tutte queste cose la sento qui con me», spiega ai giornalisti.

«Le critiche ci saranno sempre. Non mi faccio troppe domande»

Portare un racconto così intimo e personale, una «ferita che rimane aperta anche se in parte è metabolizzata», sul palco dell’Ariston, si sa, può essere un’arma a doppio taglio. Qualcuno potrebbe accusarla di strumentalizzare il dolore, ma la polistrumentista non si pone il problema: «Le critiche ci saranno sempre. Non mi faccio troppe domande perché poi non fai più questo mestiere. Sarà bello, mi emozionerò, mi basta questo. Sono troppo concentrata a fare bene il mio mestiere e a raccontare, finalmente, qualcosa di vero», taglia corto chiarendo che il brano, più che nostalgico, vuole essere una cura alla nostalgia.

La voce unica protagonista

Certo, chi si aspettava una nuova Anema e core (il pezzo con cui ha fatto il suo debutto nella categoria big al Festival 2025) o gli echi della successiva hit estiva Serenata cantata con Alessandra Amoroso, rimarrà spiazzato. Anche a livello visivo. La cantautrice, infatti, torna alle origini: capelli castani e un approccio più da signora della canzone che da regina dei tormentoni: «Voglio rimanere immobile con l'asta davanti. Non la voglio nemmeno toccare. Voglio che sia la voce ad avvicinarsi al microfono, senza gesti da cantante». Cercherà di guardare un punto fisso. Semplicità sembra essere la parola chiave, anche se il pezzo non è per niente semplice da cantare con i suoi virtuosismi vocali che, chi l’ha sentita scommette, commuoveranno pubblico e performer: «L’anno scorso, con Anema e core è stata una festa. Quest’anno porto qualcosa di importante in cui il vestito va in secondo piano. È la voce la protagonista di tutto. Nessuna maschera, nessun gioco: porto sul palco la verità, quella che sono, con quello che ho provato».

Come fin dalla sua prima partecipazione al Festival, tra le Nuove proposte nel 2015, a dirigere l’orchestra ci sarà sua sorella Nicole: «È il mio portafortuna. Con questo brano, soprattutto, non poteva mancare. Non potrei guardare una persona non legata a questa storia», spiega Brancale. Le piacerebbe che ci fosse anche suo padre: «Ma non sono ancora riuscita a convincerlo», confessa prima di aprirsi sull'album che uscirà a breve. «Abbiamo pensato di chiamarlo Il Diavolo e l’Acqua Santa», un riferimento alle sue due anime: quella intimista di Qui con me e quella più festosa di Anema e core e Serenata. Anime attorno alle quali girerà anche la scaletta del tour in partenza nei prossimi mesi.

Sull’Eurovision, invece, non ha ancora una risposta definitiva. Se Levante e Raf hanno fatto sapere che, in caso di vittoria, rifiuteranno di partecipare la prima per la presenza di Israele, il secondo perché non affine a quel tipo di contesto, Serena Brancale dice che deciderà più avanti. Quando le fanno notare che il tempo stringe perché la Rai vorrà saperlo prima della finale del Festival, lei lascia la porta aperta, spalancata: «Anche andando si possono dare messaggi forti».

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