«La cosa che in questi ultimi due anni mi mette più ansia è la scarsa empatia che i potenti provano verso popoli che vengono sopraffatti», dice. «Le mie canzoni sono andate quasi sempre maluccio, ma poi sono diventate successi». L’Eurovision? «Un baraccone kitsch»
Sono passati undici anni dall’ultima volta in cui Raf si è visto a Sanremo in gara. Per il suo ritorno all’Ariston il cantante di Ti pretendo ha scelto Ora e per sempre, una ballad che, come suggerisce il titolo, più sentimentale di così si muore. Il brano, però, non si limita solo a raccontare la sua quasi quarantennale storia d’amore con Gabriella Labate, ma anche come, in parallelo, si è evoluta la società fuori da quel microcosmo che è la coppia: «Oggi il mondo è così diverso / niente è sicuro, tutto è controverso / e tra milioni di voci si nasconde la verità», recita un verso. «E mentre il mondo urla e stride / vuoto di empatia», continua.
«I potenti hanno scarsa empatia con i popoli sopraffatti»
Un concetto che ha ribadito anche nel suo incontro con la stampa alla vigilia del Festival 2026: «La cosa che in questi ultimi due anni mi mette più ansia è la scarsa empatia che i potenti provano verso popoli che vengono sopraffatti, massacrati», spiega. «Evidentemente ci sono ragioni economiche e di stato che non possiamo comprendere fino in fondo e che impediscono di prendere posizione a favore di chi viene privato delle libertà fondamentali». In Ora e per sempre conserva, comunque, un barlume di speranza: «Come in tutte le canzoni pop c’è un lieto fine. C’è la certezza che quando il sole sorgerà ci troverà ancora insieme e che l’amore prevale su tutto», aggiunge.
Chi segue Raf sui social sa che, per quanto schivo e timido, il cantante non posta solo stories legate alla sua attività artistica, ma anche diversi contenuti legati a quanto ci succede intorno, in particolare sulla guerra in Palestina. Non è diretto e pungente come Dargen D’Amico, ma attivo e interessato sì. A giugno, insieme a tanti altri volti noti, ha aderito alla campagna Una Staffetta per Gaza: «Fermiamo la strage di civili a Gaza. Ogni bambino ucciso è una sconfitta per l’umanità intera», dice nel video prima di lanciare un appello per il cessate il fuoco e per l’apertura di corridoi umanitari. «Il silenzio è una forma di complicità», conclude.
«L’Eurovision è un baraccone kitsch»
Il tema di Israele si affaccia anche in conferenza stampa parlando dell’Eurovision Song Contest. Al momento l’unica concorrente di Sanremo che ha ufficialmente escluso di volare a Vienna a maggio è Levante: «È una manifestazione molto più politicizzata di quanto si pensi. E siccome di mezzo c’è un Paese che negli ultimi tempi ha creato drammi giganteschi e un genocidio, non si può fare finta di niente», ha dichiarato lei. «Ha tutta la mia solidarietà. Anch'io mi pongo la stessa domanda, alla quale non trovo risposta: come mai c'è Israele in gara, mentre la Russia è stata esclusa da tutte le competizioni sportive e dall'Eurovision?», spiega Raf. Che, comunque, se vincesse Sanremo non parteciperebbe al concorso europeo (ci andò, però, nel 1987 con Gente di mare insieme a Umberto Tozzi, ndr): «Non mi si addice: è diventato un baraccone spesso anche kitsch, dove la musica passa quasi in secondo piano. Se devo andarci con Ora e per sempre, mi viene voglia di dire: no, grazie».
«Non ho mai odiato Sanremo, ma nemmeno amato»
Intanto con questo brano, scritto insieme al figlio Samuele per l’album in uscita in autunno, Raf prova a fare pace con Sanremo: «Non l'ho odiato ma nemmeno amato tanto», confessa. «In passato non ho avuto un bel feeling con il Festival. La competizione pura non mi appassiona: ci si avvicina alla musica per il piacere di farla, mettersi in gara diventa una forzatura». Sarà per questo che in oltre 40 anni di carriera è solo alla sua quinta partecipazione. «Ci sono state edizioni in cui la kermesse era diventata un format tv, quasi un X Factor, con la gogna delle eliminazioni».
Gogna che lui ha subito nel 2015. Eppure, quell’anno era considerato uno dei colpaccioni del direttore artistico: Carlo Conti è riuscito a riportare Raf in gara dopo 24 anni di assenza, dicevano tutti. Lui arriva con il brano Come una favola, un’altra ballata romantica. Sarà che la canzone non svetta sulle altre, sarà che le sue corde vocali sono k.o. a causa di una laringite, sarà che le esibizioni non sono indimenticabili, ma per uno 0,1 per cento viene rimandato a casa in semifinale. «Non me l’aspettavo. Ero al ristorante e venne la chef a dirmelo. Mi andò di traverso il boccone», ricorda.
«Le mie canzoni sono andate quasi sempre maluccio a Sanremo, ma poi sono diventate successi», continua il cantante in conferenza stampa. E se per Come una favola non è andata proprio così, l’affermazione è sicuramente vera per le sue precedenti proposte festivaliere. Nel 1991 Oggi un dio non ho si era fermata al decimo posto in finale, ma aveva raggiunto la Top 5 dei singoli più venduti risultando la 18esima canzone di maggior successo dell’anno. Due edizioni prima Cosa resterà degli Anni ’80 era finita 15esima in Riviera, un flop ripagato dal successo commerciale venuto poi (38esimo brano più venduto sui 12 mesi). Nell’88 anche Inevitabile follia, uscita 11esima dall’Ariston, aveva avuto la sua rivalsa nelle chart.
Una sola volta sul podio, ma come autore
L’unica volta sul podio è stata come autore, con Umberto Tozzi e Giancarlo Bigazzi, di Si può dare di più, la canzone vincitrice del 1987 e interpretata dal trio composto da Gianni Morandi, Enrico Ruggeri e, appunto, Tozzi. Anche Raf avrebbe dovuto metterci la voce, ma, come ha ricordato in diverse interviste, alla fine non se ne fece nulla. A frenarlo furono non solo i problemi legali che avrebbe potuto avere con l’etichetta francese a cui era legato all’epoca, ma il percorso musicale da cui arrivava, quello dell’italo disco di Self control, così diverso dagli standard sanremesi.
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