Cibo è il nostro inserto mensile che racconta il mondo attraverso ciò che mangiamo. Esce l'ultimo sabato di ogni mese sulla app di Domani e in edicola. In ogni numero svisceriamo un tema diverso con articoli, approfondimenti e commenti: questo mese parliamo di cosa significa mangiare e cucinare con disabilità, neurodivergenze e corpi non conformi. Qui troverete man mano tutti gli altri articoli di questo numero. In questa pagina, invece, tutti gli altri articoli di Cibo, che è anche una newsletter gratuita. Ci si iscrive a questo link.


Provate per un istante a immaginare: sedervi a tavola e sentire le vostre braccia pesanti, immobili. Provate a pensare di dover sollevare un bicchiere o semplicemente di portare una forchetta alla bocca, usando solo la forza delle dita, però dei piedi. E la flessibilità delle vostre gambe.

Sentite la tensione nei muscoli della schiena? La ricerca spasmodica di un equilibrio che sembra sfuggire? Ebbene, ciò che per noi è un gesto scontato, quasi invisibile, per Simona Atzori è un esercizio di ingegneria del corpo e della volontà.

Ballerina, pittrice e scrittrice, Simona è una Nike con le mani in basso. Nata senza braccia, per lei il cibo, così come molti altri gesti quotidiani, rappresenta un vero e proprio rito di autonomia e tenacia. Entrare nel suo spazio più intimo significa assistere a un balletto ritmico: piedi che maneggiano posate con una grazia che nasconde la fatica, e gesti meticolosi che sfidano i preconcetti.

Qui, dove non esistono gesti giusti ma solo modi diversi di abitare la propria unicità, Atzori ci accoglie nel suo mondo. Ed è tra questi gesti, per noi straordinari e per lei semplicemente quotidiani, che inizia il suo racconto.

Simona, ti ricordi la prima volta che hai portato alla bocca il cibo con i piedi?

Sinceramente non ricordo, anche perché per me era normale. È come un bambino che mangia per la prima volta: non ho questo ricordo specifico, fa parte della mia crescita naturale.

Quale piatto che ti diverte di più preparare?

In realtà non sono una gran cuoca e faccio piatti molto semplici. Però mi diverte molto fare le uova: mi piace aprirle con un piede solo, maneggiarle e cercare di diventare sempre più brava nella tecnica.

Ci sono piatti che trovi più facili o più difficili da gestire?

Sì, cuocere la carne in modo semplice è facile. Amo molto fare gli spaghetti al ragù: sono piatti semplici, ma sono quelli che preferisco mangiare e preparare.

Usi posate speciali?

No, non uso posate speciali, è tutto come per gli altri. L’unico accorgimento è quando devo scolare la pasta: non potendo usare lo scolapasta classico, uso il mestolo per gli spaghetti, quello col buco al centro. Prendo la pasta, l'acqua scivola via e la metto direttamente nel piatto.

Qual è il momento più curioso che ti è capitato cucinando o mangiando?

Cucinando sono molto meticolosa e organizzo tutto prima per evitare che cada qualcosa. Mangiando, invece, la cosa curiosa è la reazione degli altri. Spesso le persone restano attratte dal modo in cui giro gli spaghetti: lo faccio con un piede solo, ruotando la forchetta in senso antiorario.

Cucinare ti dà una sensazione di autonomia o è una sfida continua?

Tutte e due le cose. Autonomia perché significa che posso cavarmela da sola; sfida perché mi piace provare a fare le cose e vedere come riesco a riuscirci.

Secondo te, le persone sottovalutano il rapporto tra disabilità e cucina?

Sì, spesso si pensa che una persona con abilità diverse non possa cucinare. Nel mio caso, l’idea dei piedi in cucina crea ancora qualche tabù o preconcetto che a volte mi dà fastidio. Chi usa i piedi ha le stesse accortezze e la stessa igiene di chi usa le mani; è solo una modalità diversa.

Mangiare è anche esporsi. Ti sei mai sentita a disagio o osservata?

Osservata tantissimo, sempre. Da adolescente mi dava molto fastidio e a volte mi facevo aiutare, proprio per evitare gli sguardi. Ora sono abituata, anche se a nessuno piace essere fissato. Ma oggi ho le capacità per viverla diversamente. Anzi, quando mangio ho una sensazione di grande eleganza, nonostante lo faccia con i piedi.

Se dovessi descrivere il tuo modo di mangiare con una parola o un’immagine, quale sarebbe?

Ho la sensazione di essere elegante mentre mangio, nonostante mangi con i piedi.

Il contatto con il cibo attraverso i piedi ti fa sentire le cose in modo diverso?

Sicuramente i miei piedi hanno la stessa sensibilità che altri hanno nelle mani. È un contatto diretto, molto profondo.

La cucina è un luogo intimo. Ti pesa essere guardata mentre prepari qualcosa?

Non mi piace essere osservata mentre cucino perché temo che le persone vedano fatica in quello che faccio e vogliano aiutarmi. Se succede, lascio fare loro per evitare il disagio, a meno che non sia con mia sorella o persone molto care. Quando cucino solo per me, invece, mi piace moltissimo: è il mio mondo nessuno giudica.

Preparare qualcosa per qualcuno, che sapore ha per te questo gesto? E invece, quando cucini solo per te?

Quando cucino solo per me, il sapore è quello della libertà: sono nel mio mondo, nessuno può giudicare i miei movimenti. È un momento che mi appartiene profondamente. Farlo per gli altri, invece, non è una questione di mancanza di volontà, ma di quel sottile disagio che ancora provo: la sensazione di sentirmi osservata mi porta a limitarmi.

Se dovessi descrivere il tuo ritmo in cucina?

È una danza armonica, un po’ a scatti. Ho uno sgabello alto su cui mi siedo, mi sposto, scendo, prendo... è un piccolo balletto ritmico.

Cosa diresti a chi si sente limitato dal proprio corpo?

Direi di mettere una musica di sottofondo che piace e provare a seguire quel ritmo. Non bisogna fare le cose come gli altri: non esiste un modo giusto o sbagliato, ma solo il modo giusto per noi. Ognuno ha la sua capacità di esprimersi, anche in cucina.

E a chi guarda da fuori con imbarazzo?

Vorrei che si lasciassero guidare da uno sguardo diverso. Come ho fatto nella mia serie social Fatto con i piedi, l'invito è scoprire che sono solo modi differenti di fare le stesse cose. Spero che l'imbarazzo diventi curiosità sana, quella che ci fa dire: "Chissà come si possono fare le cose in altri modi".

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