Succo dei cetriolini sotto aceto, senape e caramelle al limone. Sono tanti i cibi che distraggono ingannano il cervello in velocità. Questi ingredienti possono essere soluzioni utili per uscire dalla stasi e superare attacchi di panico e crolli emotivi
- Questo articolo è tratto dal nostro mensile Cibo, disponibile sulla app di Domani e in edicola
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Thich Nhat Hanh era un grande fan della respirazione come tecnica per rimanere coi piedi per terra. «Inspiri e sei consapevole del tuo respiro, conscio di essere vivo»: per il monaco buddhista vietnamita, morto nel 2022 e considerato uno dei padri spirituali e dei principali divulgatori della mindfulness in Occidente, il corpo è la nostra casa, e il respiro è il ponte che ci permette di rientrarvi e trovare la pace, quando siamo inquieti e persi nei nostri pensieri. Forse non avrebbe mai pensato che anche il succo dei cetriolini sott’aceto potesse essere un metodo altrettanto efficace per ritrovare la consapevolezza del qui e ora.
Contro la dissociazione
Cos’hanno in comune il succo dei cetriolini sott’aceto, il succo di limone e la senape? Secondo uno studio recente pubblicato sulla rivista Human Systems: Therapy, Culture and Attachments, questi alimenti dai sapori pungenti potrebbero essere strumenti preziosi per gestire i momenti in cui la nostra mente si scollega a causa di un forte stress.
L’idea del team multidisciplinare autore dello studio è nata osservando come gli atleti usano il succo di cetriolini per fermare i crampi muscolari: gli scienziati hanno ipotizzato che il sapore intenso e acido stimoli dei recettori speciali nella bocca e nella gola, chiamati canali Trp. Questi recettori inviano un segnale immediato e potente al cervello che agisce come un reset, capace di svegliare i centri del cervello che ci fanno sentire connessi al nostro corpo e al mondo esterno e di interrompere lo stato di blackout causato della dissociazione.
Lo studio, infatti, nasce proprio con lo scopo di individuare delle strategie di grounding (letteralmente “messa a terra”, come negli impianti elettrici) efficaci per affrontare il fenomeno della dissociazione, una reazione di difesa del cervello di fronte a uno stress o a un trauma insopportabile: spiegato in parole povere, è come se la mente premesse un tasto pausa per proteggere chi ne soffre. Come conseguenza, ci si può sentire distaccati dal proprio corpo, percepire l’ambiente come irreale o nebbioso, o addirittura perdere la capacità di muoversi o parlare (uno stato chiamato “shutdown dissociativo”).
In forme più complesse e croniche, questo meccanismo può portare al Disturbo dissociativo dell’identità (Did), che comporta una frammentazione della propria identità. Gestire questi stati di dissociazione richiede tecniche specifiche per aiutare la persona a tornare nel presente.
Il potere del grounding
Tra queste tecniche, usate in terapia, ci sono il respiro lento, il contatto fisico o l’osservazione dell’ambiente, ma gli autori di questo studio hanno scoperto che i sapori forti offrono una scorciatoia molto efficace.
Una delle persone citate nello studio è una ragazza di 14 anni che, dopo un grave incidente d’auto, era tormentata da sintomi post traumatici e tendeva a “incantarsi”, perdendo il contatto con la realtà. La quattordicenne aveva iniziato a portare con sé una boccetta di succo di cetriolini: usandola ai primi segnali di malessere, riusciva a fermare la dissociazione quasi all’istante, recuperando il controllo e la fiducia necessari per tornare a scuola.
Un’altra storia è quella di una donna irachena di 29 anni, sopravvissuta a esperienze traumatiche e affetta da dolori cronici, che aveva improvvisi collassi dissociativi in pubblico, fonte ovviamente di grande imbarazzo. Insieme alla sua terapista aveva iniziato a consumare senape prima di uscire di casa e a tenere in borsa aceto e cipolline sott’aceto come rimedio d’emergenza. Per quanto buffe, queste soluzioni le permettevano di far cessare le sue crisi completamente, permettendole di riprendere la vita di tutti i giorni.
Trend e terapia
Al di là dello studio qui raccontato, il rimedio delle caramelline super acide o del succo di limone per bloccare l’ansia è ormai molto diffuso, ed è stato anche un trend di TikTok. Ma qual è la motivazione scientifica?
La risposta risiede nel sofisticato modo in cui il nostro sistema nervoso decide a cosa prestare attenzione. In condizioni di forte stress o dissociazione, l’amigdala – la nostra centralina d’allarme che elabora minacce e paure – diventa iperattiva, intrappolandoci in un ciclo di angoscia. Inserire un sapore estremo e improvviso in questo scenario crea una vera e propria diversione neurologica: il segnale sensoriale è così potente da attivare immediatamente la corteccia gustativa, spostando l’attività cerebrale lontano dalle aree che alimentano il malessere.
In termini fisiologici, questo stimolo innesca una transizione cruciale, cioè passiamo da uno stato dominato dal sistema nervoso simpatico (responsabile della reazione di “attacco o fuga”) all’attivazione del sistema nervoso parasimpatico, che aiuta a regolare il battito cardiaco e a rilassare la mente. Reazioni involontarie come l’aumento della salivazione o un cambiamento nell’espressione del viso sono segnali fisici che costringono il cervello a mollare la presa sui pensieri disturbanti per concentrarsi sulle sensazioni presenti.
Questo meccanismo è anche un pilastro della Terapia dialettico-comportamentale (Dbt), un approccio che utilizza tecniche sensoriali intense come strumenti di tolleranza della sofferenza e regolazione emotiva. Proprio come il succo di cetriolini, queste strategie mirano a fornire un “reset” immediato attraverso il grounding. Tuttavia, è fondamentale sottolineare che, per quanto efficaci, questi strumenti fungono da interruttore di emergenza momentaneo.
Sebbene siano alleati preziosi per superare una crisi acuta o un blackout improvviso, i medici ricordano che si tratta di soluzioni a breve termine che devono integrare, e non sostituire, un percorso terapeutico strutturato volto ad affrontare le cause profonde del disturbo.
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