Cibo è il nostro inserto mensile che racconta il mondo attraverso ciò che mangiamo. Esce l'ultimo sabato di ogni mese sulla app di Domani e in edicola. In ogni numero svisceriamo un tema diverso con articoli, approfondimenti e commenti: questo mese parliamo di sostenibilità agricola, di pastore e agricoltrici e di chi alla vita cittadina preferisce un ritorno alla natura. Qui troverete man mano tutti gli altri articoli di questo numero. In questa pagina, invece, tutti gli altri articoli di Cibo, che è anche una newsletter gratuita. Ci si iscrive a questo link.


Mai come nell'attuale fase di policrisi il sistema alimentare globale ha mostrato la sua fragilità. Gli effetti dei cambiamenti climatici e le tensioni geopolitiche hanno portato allo scoperto l'estrema vulnerabilità dell'agroindustria tradizionale, dipendente da enormi risorse energetiche e input chimici.

Il blocco prolungato dello stretto di Hormuz, con la conseguente carenza di fertilizzanti e urea sui mercati mondiali, ha spinto il direttore generale della Fao, Qu Dongyu, a definire la situazione uno "shock al cuore" di un modello non più sostenibile, lanciando un allarme sul rischio di carestie che potrebbero colpire milioni di persone, nei paesi più esposti dell'Africa e dell'Asia.

Fra le soluzioni individuate da Qu ci sono, a breve e medio termine, il ripristino delle rotte commerciali e la diversificazione delle fonti ma nel lungo periodo c'è una strada precisa: la transizione verso un'agricoltura sostenibile, meno dipendente dalle fonti fossili e dalle loro fragili catene di approvvigionamento. C'è chi questa strada la sta perseguendo da tempo.

Laboratorio vivente

A fine marzo i terreni di Agricola Mpidusa – cooperativa sociale agricola di comunità nata a Lampedusa nel 2020 da un'idea di Terra! – sono diventati il laboratorio vivente di una visione alternativa. Qui, agricoltori, ricercatori e attivisti si sono riuniti in un workshop di partecipazione attiva per immaginare una trasformazione basata sull'agroecologia. Questa spinta al cambiamento trova linfa vitale nell'incontro tra le nuove e le vecchie generazioni.

La Sicilia, nel 2025, si è confermata la regione italiana con il primato di imprese agricole under 35. E proprio a Palermo e in Puglia è attivo il programma internazionale Climavore, che lavora sulla relazione tra produzione alimentare e habitat, favorisce lo scambio e la riproduzione di semenze contadine aridoresistenti. In Sicilia, nel palermitano, realtà come la cooperativa Valdibella aggregano i produttori per accorciare la filiera, mantenendo saldo il legame tra chi coltiva e chi consuma e redistribuendo equamente i profitti.

A Partinico il Gruppo Agroecologia Fondo Parrini lavora per la parità e le uguaglianze producendo ortaggi biologici e Ciauli Agricoop coltiva e fa rete tra agricoltori e cittadini per creare una filiera corta e etica. Poco distante, a Catania, l'esperienza della Cooperativa Beppe Montana di Libera Terra continua a dimostrare come i beni confiscati alle mafie possano trasformarsi in presidi di legalità e sostenibilità ambientale.

In Puglia, l'investimento sull'imprenditorialità giovanile ha dato vita a progetti come Xfarm - Agricoltura Prossima, che fonde agricoltura sociale e tecniche rigenerative per la tutela del suolo e dell'acqua, avvalendosi della collaborazione scientifica dell'Università di Bari. Questo approccio basato sulla condivisione dei saperi è il fulcro anche della Rete RAMI, un'associazione nata dal basso.

Anche al nord, in Piemonte e nella fragile Liguria, ci sono esempi come la cooperativa sociale Esserci agricola di Torino o Canigea.i. Perché queste esperienze non restino isolate, diventa però fondamentale il dialogo con le amministrazioni e la pressione per un ripensamento della distribuzione dei fondi europei all'agricoltura.

Il consolidamento di queste imprese è infatti strettamente legato alla capacità dei territori di attivare politiche del cibo capaci di riqualificare le aree interne e al reperimento di fondi che ne sostengano l'attuazione.

Solo attraverso una redistribuzione intelligente, la cura dei territori fragili, il riconoscimento ai lavoratori della terra, la drastica riduzione di input chimici ed energetici, l'agricoltura può avere un ruolo strategico ed essere il motore primario della salute, dell'ambiente e della comunità.

© Riproduzione riservata