Due milioni di ascoltatori mensili su Spotify, 13 date sold out del tour italiano, una decina di settimane nella classifica dei singoli più venduti e altrettante in quella degli album. Con questi numeri il fenomeno musicale italiano del momento è sbarcato a Sanremo. E no, non parliamo di uno degli artisti in gara, ma di TonyPitony, al secolo Ettore Ballarino. Visivamente, con la sua maschera da Elvis sempre addosso, potrebbe sembrare una sorta di meme vivente. Ma dietro c’è tutto un mondo da scoprire. A partire dai suoi testi talmente espliciti che risulta difficile anche solo immaginarlo al Festival. Eppure, il cantante siracusano è nella cittadina ligure già da qualche giorno. D’altronde, non solo è la voce della sigla del FantaSanremo 2026, ma è anche l’ospite di Ditonellapiaga nella serata della kermesse dedicata alle cover.

«Resterò su di te/ Come uno schizzo disegnato da Monet», canta lui in Donne ricche che prosegue con immagini sessualmente esplicite e non proprio politicamente corrette, come del resto lo sono tutti i suoi testi. 

Il brano ha tutti i numeri per essere considerato una hit: ha raggiunto la seconda posizione nella Top100 nostrana e, in attesa dell’ondata sanremese, macinava quasi 250 mila stream al giorno su Spotify Italia, numeri che corrispondono a una residenza fissa tra i primi dieci. Nella sua discografia c’è anche un pezzo che sia chiama Stimoli in cui gioca col termine «necrofilia» in un modo  che può essere considerato razzista anche l’intento dichiarato è satirico. «È lui la vera mina vagante del Festival, Pucci è un boyscout a confronto», ha avvisato Fiorello, nel suo programma La Pennicanza, cavalcando le infinite polemiche sulla mancata partecipazione a Sanremo del comico.

Alcuni versi di TonyPitony non sono tanto diversi rispetto alle barre di alcuni rapper o trapper che hanno fatto discutere l’opinione pubblica negli ultimi anni. Su tutti un altro Tony, l’ex Dark Polo Gang Tony Effe, che ha pagato il sessismo e la misoginia di alcuni suoi testi con l’esclusione dal Concerto di Capodanno 2025 organizzato dal Comune di Roma al Circo Massimo. Nei confronti di Pitony le critiche risultano, invece, più morbide. Sarà che le canzoni sono talmente raffinate a livello di musica e cantato che il massimo che viene da dire è: «Peccato per i testi», un’osservazione che il cantante ha trasformato nel titolo del suo ep più recente. Per molti esperti del settore il siracusano sarebbe addirittura una «boccata di aria fresca». Per altri la scelta di essere così esplicito sarebbe una mossa per farsi notare. C’è anche dice che lui e i suoi versi da bollino rosso non andrebbero presi sul serio o, meglio, andrebbero contestualizzati all’interno di quel filone goliardico, demenziale che lo vedrebbe erede di Elio e le storie tese - «è un mio riferimento», ha confessato Ballarino in una rara intervista - o degli Squallor coi quali è cresciuto: «Ascoltavo loro e gli Skiantos mi dicevo: “Allora si può fare?”. E infatti ti dicono che non si può fare, il mercato lo dice; invece, non è così, se vai contro questo sistema».

Anche secondo Beatrice Cristalli, formatrice e linguista di Treccani, TonyPitony non verrebbe preso sul serio dai suoi ascoltatori, diversamente da quanto succede coi rapper e i trapper: «Il suo protagonista lirico non è un modello, ma una macchietta grottesca, che quasi prova gusto a perdere la dignità. E questo lo fa diventare oggetto di satira. Quando ride, l’ascoltatore o l’ascoltatrice ride del carnefice, non con lui», ha spiegato su SkyTG24 Insider. «È comicità di pancia che somiglia a quella delle commedie di serie B italiane degli Anni ’70. Il mondo di Alvaro Vitali, come quello del Bagaglino, sono riferimenti che gli calzano a pennello», le fa eco Franco Zanetti, critico musicale e direttore della rivista Rockol.

Dal canto suo, TonyPitony non rilascia interviste, non racconta la sua vita privata e non spiega il personaggio. Il classico silenzio, che alimenta il mito, è stato violato solo per un breve collegamento in videocall con Fiorello e per un’intervista al BSMT, il podcast di Gianluca Gazzoli. «Sono di Siracusa, città inutile», ha confessato. «È bellissima, piena di storia, ma un po’ vuota. Mi dà tranquillità, qualità sottovalutata oggi, perché c’è poco da fare». La maschera, invece, sarebbe molto più di un vezzo scenico: «Mi protegge dalle rotture di scatole. Non sopporterei l’idea di andare al ristorante ed essere riconosciuto. Io voglio mangiare tranquillo», racconta. E se il successo di queste ultime settimane l’ha un po’ frastornato, figuriamoci la visibilità che avrebbe avuto se fosse stato preso X Factor 2020. L’intento però non era quello, ma solo trollare. Cantò Hallelujah di Leonard Cohen e se l’avessero preso (solo Mika gli ha detto sì) avrebbe rifiutato: «Il piano era dimostrare che il talent era più tv che talento». Anche coi social, dice, il rapporto non è dei più sereni: «TikTok per me è il cancro». Lo usa come «una bacheca», senza rispondere a nessuno: «Ricevo tanti membri maschili. Un manicomio». Eppure, «ho la pancia, non sono un sex symbol».

Prima della musica, «vendevo canapa alle aziende farmaceutiche. Spacciavo legalmente». Poi sono arrivati il teatro e le opere liriche, soprattutto in Inghilterra. Quindi le hit: «Viaggio tra il serio serissimo e il cazzeggio», dice per poi ammettere di aver esagerato con Culo. «Io sono lo zio brillo che durante la cena canta la canzone sporca. Il mio pubblico è composto da universitari, ragazzi non giovanissimi. Tutta gente educata che sa stare al gioco», spiega. «Ti dicono che non andrai in radio con questo tipo di brani. Invece io sono finito su Radio Deejay con Ossa grosse, Yanzu, L’uomo cannone, Mi piacciono le nere, Ciao belli e Striscia». Un repertorio difficile il cui successo, però, fa gola alle major: «Ci hanno proposto di tutto… e noi abbiamo risposto no. Poi quando arriverà la vera proposta, intendo 50 milioni di euro, allora vediamo, andiamo alle Maldive e vi saluto». Una rivalsa per lui che a Londra è stato scartato dopo miriadi di audizioni: «O ero troppo basso o il mio accento non era abbastanza british. Vuol dire che non gliene frega del talento. Sono arrabbiato per questo».

Se lo chiamassero per andare in gara a Sanremo la sua reazione sarebbe molto fredda: «Arrivi all’italiano sul divano in mutande e io ho un po’ paura di quell’uomo lì. Dovrei ragionarci bene e farlo comunque a modo mio». Intanto, però, ha inciso Scapezzolate, la sigla del FantaSanremo, e nella Città dei fiori si è già esibito. Lo show è andato in scena al forte di Santa Tecla alla vigilia del via alla kermesse. In scaletta c’era anche My Way di Frank Sinatra nel cui repertorio c’è anche The lady is a tramp, il classico che lui e Ditonellapiaga hanno scelto di proporre durante la serata del venerdì, quella dedicata alle cover. Chiamata in causa sulle accuse di sessismo e misoginia ai testi di TonyPitony, in conferenza stampa la cantante in gara con Che Fastidio! ha tagliato corto: «Non sono qui per rendere conto dell’arte altrui».

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