Pensato e parzialmente finanziato da Prevent, un’agenzia del governo laburista britannico, per contrastare e prevenire proprio la radicalizzazione politica contro i migranti in età scolastica, è un personaggio del piccolo gioco didattico Pathways. Ma in poco tempo è diventata il simbolo più diffuso dell’estrema destra online
Come l’ayatollah Khamenei, anche la foto di Keir Starmer brucia dopo essere stata accesa da una sigaretta. A compiere il gesto è stata una ragazza avvolta in una bandiera union jack e identificata online come Amelia. Lei sembra piuttosto famosa e seguita. Ma, c’è un ma. La foto è falsa, e Amelia non esiste.
È un personaggio di un videogioco didattico promosso dal governo britannico nelle scuole, ma in poco tempo è diventata il simbolo più diffuso dell’estrema destra online. Capelli viola e choker, Amelia si inserisce nella moda delle “goth-girl” (ragazze che si ispirano all’estetica gotica, ndr) e i suoi post sono rimbalzati in ogni parte del web.
Su X infatti esiste più di un profilo con le sue fattezze. Qui pubblicano a getto continuo meme e immagini generate dall’intelligenza artificiale. L’obiettivo è promuovere i valori «tradizionali» e la «remigrazione». In una foto, ad esempio, Amelia è seduta su una poltrona in aeroporto mentre fuma. E, alle sue spalle, ecco un gigantesco aereo di linea con scritto deportation sulla fiancata.
Oppure, in un video pubblicato dall’account Amelia the patriot, viene mostrata mentre lancia un pomodoro in faccia al primo ministro laburista. Dopo il gesto prende il podio di fronte al numero 10 di Downing Street e presenta una sorta di programma elettorale. Il suo piano: l’Ice nel Regno Unito per deportare tutti «gli immigrati senza eccezione». E poi le ruspe, ovviamente, per distruggere i fantomatici «hotel dei migranti». Il sottofondo musicale di questo orrore è Sultain of Swing dei Dire Straits.
In un altro video la musica è invece L’amor Toujours di Gigi D’Agostino, mentre Amelia incita il «popolo britannico» a rispondere «all’invasione dei migranti». Come riportato dal Guardian, si tratta di un fenomeno cominciato il 9 gennaio, con un post che ora ha totalizzato più di un milione e mezzo di visualizzazioni. Da quel momento, le pubblicazioni che riguardano Amelia sono passate da 500 al giorno a più di 11mila. E in questo ginepraio – che avviene principalmente sul social di Musk – sono sbucate fuori anche le criptovalute.
Pathways
Come già accennato, Amelia nasce da un piccolo gioco didattico. S’intitola Pathways e – ironia della sorte – è stato pensato e parzialmente finanziato da Prevent, un’agenzia del Uk Home Office (cioè il ministero dell’Interno), per contrastare e prevenire proprio la radicalizzazione politica contro i migranti in età scolastica. Il gioco è stato realizzato poi dall’organizzazione Shout Out UK, che si occupa di educazione politica e media.
Si tratta di una visual novel giocabile gratuitamente e con protagonista un giovane ragazzo o ragazza che si trova in diverse situazioni di vita quotidiana. Messi di fronte alle diverse scene con frasi xenofobe, gli utenti devono quindi reagire selezionando una delle risposte possibili. Nonostante le premesse, il risultato finale è piuttosto strano e controverso.
Già nella seconda scena, il protagonista fa la conoscenza di Amelia e dei suoi commenti razzisti. Come spiega il sito di divulgazione Know Your Meme, ovviamente l’intento dei creatori del gioco era quello di non far prendere ai giocatori le parti di Amelia. Ma «internet ha deciso di trasformare il suo personaggio in una “waifu” controversa».
Estetica anime
Con il termine “waifu” s’intende una ragazza immaginaria di un cartone animato giapponese per la quale il pubblico mostra un’attrazione romantica: una sorta di “moglie ideale”. E se ciò sembra fuori contesto, osservando la comunità su X “Ameliaposting” si può notare che il meme di Amelia salta repentinamente dal fotorealismo allo stile del Sol Levante.
Questa estetica, all’apparenza scherzosa e innocente, è diventata piuttosto gettonata negli ambienti nazionalisti online già dalla prima elezione di Donald Trump. Importato dalle nicchie nipponiche nostalgiche dell’impero dette netto-uyoku, il trend è infine arrivato in Europa ed è stato assimilato anche dalla politica. Proprio la premier Giorgia Meloni, nel 2018, aveva lanciato il suo personaggio “MeloniChan”, poi ripescato a inizio anno dopo l’incontro con la prima ministra giapponese Sanae Takaichi. Lo stesso ha fatto il partito AfD in Germania.
Il filo rosso tra questo immaginario e l’ultradestra era stato raccontato dal militante neonazista Richard Spencer in un articolo uscito su BuzzFeed nel 2017. «L’estetica dell’alt-right può coinvolgere anche la cultura anime», ha detto. Quindi, anime più Ia, ecco il cocktail definitivo. Così lo strumento del meme diventa il cavallo di Troia perfetto per la propaganda online: Enigma 2.0.
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