L’Unione europea «prenderà in considerazione misure aggiuntive» contro la Georgia in seguito alla violenta repressione delle proteste dei cittadini, scoppiate dopo le contestate elezioni e il rinvio del processo di adesione all'Ue. Lo ha annunciato in una nota il Servizio di azione esterna europeo. «La violenza non è la risposta alle richieste dei manifestanti per un futuro democratico ed europeo della Georgia», hanno fatto sapere da Bruxelles.

«Il persistente arretramento democratico e i mezzi repressivi utilizzati dalle autorità georgiane hanno conseguenze sulle relazioni bilaterali», si legge ancora nella nota. Le possibili sanzioni saranno sul tavolo del prossimo Consiglio affari esteri il 16 dicembre. Ma già c’è chi si mette di traverso. L’Ungheria ha infatti annunciato che si opporrà alle sanzioni: il ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjártó, ha definito «insensata e ingiustificata» la proposta.

«Per quasi due settimane, il popolo georgiano ha difeso le proprie aspirazioni democratiche ed europee, affrontando la forza brutale e illegale della polizia mentre esercitava il proprio diritto alla libertà di espressione», si legge nella nota europea. Sotto i riflettori di Bruxelles sono finite le denunce arrivate dalle organizzazioni della società civile georgiana sulle violenze intenzionali messe in atto dalle autorità, «sollevando credibili preoccupazioni di tortura e trattamento inumano».

L’Unione ha invitato il partito di governo Sogno georgiano a ridurre l'escalation e a rispettare i diritti e le libertà fondamentali previsti dalla Costituzione della Georgia e dagli obblighi internazionali.

I manifestanti accusano l’esecutivo, considerato vicino alle posizioni del regime del presidente russo Vladimir Putin, di aver manipolato le elezioni del 26 ottobre. L’opposizione parlamentare e la presidente filoeuropea Salomé Zourabichvili hanno da subito parlato di brogli nel processo di voto. Anche il parlamento europeo ha segnalato «significative irregolarità» di cui Sogno georgiano «è pienamente responsabile». E il 28 novembre Strasburgo ha approvato una risoluzione che ha respinto i risultati delle elezioni e richiesto nuove consultazioni entro un anno, con la supervisione della comunità internazionale.

Le manifestazioni in Georgia sono esplose il 28 novembre, quando il premier Kobakhidze ha dichiarato la sospensione dei negoziati per l’adesione all’Unione europea fino al 2028. Le autorità georgiane hanno risposto con violenza alle proteste di queste settimane, che si sono concentrate sotto il palazzo del parlamento di Tbilisi.

«L'Ue deplora le azioni repressive contro manifestanti, rappresentanti dei media e leader dell'opposizione e chiede l'immediato rilascio di tutti gli individui detenuti. L'Ue chiede la fine delle diffuse intimidazioni, persecuzioni politiche, torture e maltrattamenti segnalati dai cittadini» si legge ancora nella nota.

Oltre 400 manifestanti sono stati arrestati e più di 300 hanno subito violenze. Anche i giornalisti sono stati presi di mira. La repressione non si è fermata alle piazze: la polizia georgiana ha effettuato arresti e perquisizioni mirate ai danni di membri dell’opposizione e attivisti.

Tra gli arrestati ci sono i leader dei partiti d’opposizione: Nika Gvaramia (di Coalition For Change) e Aleko Elisashvili (diStrong Georgia). Detenuti anche esponenti del movimento di protesta giovanile Dafioni e almeno altri sei membri di partiti politici di opposizione.

Il Movimento nazionale unito, principale partito di opposizione dell’ex presidente incarcerato Mikheil Saakashvili, ha accusato le autorità di aver «lanciato una campagna di terrore e repressione contro gli oppositori». Nonostante i tentativi di intimidazione, le proteste a Tbilisi continuano.

Già lo scorso maggio i cittadini georgiani hanno manifestato in massa contro una legge sugli “agenti stranieri”, ispirata a una normativa russa usata per tenere sotto controllo la società civile.

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