Il World weather attribution ha calcolato di quanto i violenti roghi che hanno devastato i due paesi siano stati favoriti dal surriscaldamento provocato dalle attività umane. Dall’inizio dell’anno, nell’Unione europea sono bruciati 435mila ettari, secondo gli ultimi dati dell’European Forest Fire Information System
La crisi climatica sta rendendo l’Europa sempre più vulnerabile agli incendi, aumentando la probabilità che si verifichino le condizioni che hanno alimentato i grandi roghi divampati in Francia e Spagna. A dimostrarlo è un nuovo studio del World weather attribution (Wwa), una collaborazione internazionale tra ricercatori e ricercatrici che analizzano l’influenza del riscaldamento globale sugli eventi meteorologici estremi.
Secondo l'analisi, il riscaldamento causato dalle attività umane ha reso molto più probabile la combinazione di caldo, siccità e vento favorevole alla propagazione delle fiamme. Nel sud-ovest della Francia, condizioni di questa intensità sono oggi almeno due volte più probabili rispetto al clima preindustriale. Nella Spagna centrale, invece, la probabilità è aumentata di almeno venti volte.
Nel frattempo, gli incendi continuano. Secondo gli ultimi dati dell’European Forest Fire Information System, il sistema europeo che monitora gli incendi boschivi, dall’inizio dell’anno al 29 luglio nell’Unione sono bruciati 435mila ettari: una superficie pari a circa 1,7 volte quella del Lussemburgo e superiore a quella percorsa dalle fiamme nello stesso periodo del 2025, finora l’anno peggiore mai registrato.
I danni in Francia e Spagna sono enormi. I roghi hanno distrutto centinaia di abitazioni e costretto più di 300mila persone a lasciare case e luoghi di villeggiatura. In Gironda, nell’area di Bordeaux, un incendio ha bruciato circa 40mila ettari, quasi quattro volte la superficie di Parigi. Il presidente francese Emmanuel Macron ha affermato che il paese sta affrontando la «situazione più difficile dalla seconda guerra mondiale».
Misurare l’impatto del riscaldamento
Per valutare il ruolo del cambiamento climatico negli incendi di Francia e Spagna, gli scienziati si sono concentrati sulla finestra di sette giorni che a luglio 2026 è stata caratterizzata dal rischio meteorologico più elevato. Hanno quindi utilizzato quello che viene chiamato “Daily severity rating”, un indicatore derivato dal Canadian fire weather index, un sistema sviluppato in Canada che combina temperatura, umidità, pioggia e vento per valutare quanto le condizioni meteorologiche favoriscano la propagazione e l’intensità di un incendio.
L’indice non misura la probabilità che un rogo venga innescato, ma quanto potrebbe diventare grave e difficile da spegnere una volta divampato. A far partire un incendio può essere infatti un fulmine, un problema elettrico o un gesto umano, ma la sua intensità e velocità di propagazione dipendono dalle condizioni climatiche e ambientali.
Nel sud-ovest della Francia, il periodo più estremo è stato quello compreso tra il 6 e il 12 luglio. Nella Spagna centrale, invece, la finestra analizzata si è conclusa il 24 luglio, l’ultimo giorno per il quale erano disponibili dati.
Per stabilire quanto queste condizioni fossero eccezionali, scienziati e scienziate hanno confrontato questi dati con quelli delle estati precedenti e analizzato come il rischio sia cambiato con l’aumento della temperatura media globale. Nel clima attuale, condizioni simili sono attese in media una volta ogni vent’anni nel sud-ovest della Francia e una volta ogni sei anni nella Spagna centrale.
I meccanismi sono ormai noti. Temperature elevate aumentano l’evaporazione e sottraggono umidità ai suoli e alla vegetazione. Il vento accelera la propagazione delle fiamme e la siccità mette sotto stress alberi e arbusti.
Secondo l'analisi, inoltre, a preparare il terreno è stata anche una brusca alternanza meteorologica. Un inverno più piovoso della media ha favorito la crescita della vegetazione in alcune aree della Spagna e sono poi arrivate una primavera secca, ripetute ondate di calore e precipitazioni molto scarse. Erba, arbusti, aghi e rami si sono rapidamente disseccati, creando combustibile.
La sovrapposizione di tutti questi fattori permette agli incendi di estendersi rapidamente, fino a superare la capacità di intervento delle squadre antincendio. La gestione delle fiamme diventa ancora più difficile quando le emergenze si verificano contemporaneamente in paesi diversi, limitando la possibilità di condividere aerei, elicotteri e personale specializzato. Il riscaldamento globale non sta quindi aumentando soltanto la probabilità di condizioni estreme, ma sta mettendo sotto pressione anche la cooperazione e i sistemi europei di risposta.
Precedenti analisi del World weather attribution avevano inoltre già mostrato che il cambiamento climatico aveva reso più probabili sia le ondate di calore di giugno sia la siccità che sta colpendo l’Europa, e avevano anche rilevato che il riscaldamento globale aveva avuto un ruolo negli incendi che si erano verificati nel 2025 in Spagna e Portogallo.
«Quello che stiamo osservando in Francia e Spagna non è sfortuna, ma un segnale dell’aggravarsi degli effetti del riscaldamento causato dalle attività umane», ha dichiarato Clair Barnes, climatologa dell’Imperial College di Londra e principale autrice dell’analisi.
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