Patrick Baudouin è il presidente della Lega dei diritti dell’uomo e in queste ore è troppo impegnato a difenderla dagli attacchi macroniani per perdere tempo in giri di parole. «La minaccia del governo di privarci di sovvenzioni perché svolgiamo un ruolo di contropotere è uno scandalo», dice secco. «È un attacco alla libertà associativa».

In Francia l’esecutivo va all’assalto della Lega e più in generale di società civile, organizzazioni ambientaliste e manifestanti. La guerra alle ong va di moda tra le destre europee: da Orbán, al governo Meloni che criminalizza ong e attivisti, passando per il Ppe che guida l’attacco in sede Ue. Il caso francese desta particolare allarme perché è l’ennesimo segnale di deriva illiberale. La svolta è in corso da anni ma sta subendo una brusca accelerazione in questo frangente di dissenso popolare verso i provvedimenti imposti dal governo e voluti da Macron.

Questo venerdì arriva il pronunciamento del Consiglio costituzionale sulla impopolare riforma delle pensioni, e né Macron né il governo Borne stanno costruendo una via di uscita istituzionale al dissenso, una strada per la riappacificazione. Al contrario, in queste settimane le forze dell’ordine con la copertura dell’esecutivo hanno messo in atto una repressione violenta delle proteste; gli abusi sono stati conclamati da Amnesty, dal Consiglio d’Europa, dalla Federazione europea dei giornalisti. E anche dalla Lega, che viene colpita proprio perché li ha denunciati. C’è pure un’associazione ambientalista che è a rischio scioglimento dopo aver preso parte alle proteste.

Dal caso Dreyfus a Macron

«La Ligue des droits de l’homme è nata durante l’affare Dreyfus, nel 1898, e ha sempre avuto un ruolo importante nella difesa dei diritti fondamentali, non importa di quale colore fossero i governi. Io la ho presieduta quando al governo c’era il socialista Lionel Jospin», racconta Henri Leclerc, il giurista 88enne protagonista di innumerevoli battaglie per i diritti. «E certo, ricordo che, quando abbiamo celebrato il centenario della Lega, Jospin non è venuto all’evento perché avevamo contestato alcune sue politiche. Se si svolge un ruolo di contropotere si può essere sgraditi. Ma ora si sta andando oltre: sono in corso attacchi a una associazione nella misura in cui persegue i diritti come obiettivo primario».

Gli attacchi di cui parla Leclerc sono partiti all’inizio dal ministro dell’Interno.

Per capire le mosse di Gérald Darmanin bisogna guardare agli eventi di Sainte-Soline. Lì quest’autunno ci sono state massicce proteste contro i “mega-bacini” e cioè contro l’uso iniquo delle risorse idriche; già allora Darmanin ha collaudato la sua strategia di criminalizzazione di ong e società civile, bollando come «ecoterroristi» i manifestanti. Più di recente, dopo che Borne ha scavalcato l’assemblea nazionale per far passare la riforma delle pensioni, Sainte-Soline è diventata il teatro dove proteste ambientali e sociali si sono intersecate.

Durante le manifestazioni di fine marzo la repressione della polizia è stata tale che due persone sono finite in coma, una lo è tuttora. Non solo Darmanin ha rivendicato l’operato delle forze dell’ordine, ma ha pure minacciato lo scioglimento di un’organizzazione ambientalista, Soulèvements de la Terre. Il ruolo di contropotere svolto da cronisti, associazioni e reti sociali ha comunque permesso di smascherare una serie di menzogne propinate all’opinione pubblica da Darmanin.

La Lega per i diritti dell’uomo in particolare ha dimostrato tramite una registrazione audio che le forze dell’ordine avevano deliberatamente rallentato i soccorsi dei manifestanti a Sainte-Soline.

Il governo contro i diritti

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A inizio aprile, durante un’audizione in Senato, Darmanin ha messo in discussione le sovvenzioni alla Lega: «Non conosco l’entità del sussidio statale ma merita di essere esaminato nel contesto delle azioni che sono state realizzate». L’associazione ha reagito rivendicando le azioni: dalla lotta al fascismo, all’adozione della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. «Ministro, le azioni compiute dalla Lega per più di centoventi anni sono la difesa dei diritti e delle libertà di tutti, senza offesa, in particolare la difesa della libertà di manifestare minata dalla sua politica di mantenimento dell'ordine». Frotte di cittadini e di personaggi pubblici hanno firmato appelli a sostegno della Lega.

Ma il 12 aprile, invece di smentire Darmanin, Borne gli ha coperto le spalle, mostrando così che l’assalto alle ong è di un intero governo. «È arrivata a inventarsi nostre ambiguità sull’islamismo radicale», dice Baudouin, il presidente della Lega. «Le minacce alla libertà di associazione sono in corso almeno dal 2021, Ora arriva l’attacco alla Lega perché abbiamo denunciato la violenza della polizia a Sainte-Soline e abbiamo dimostrato il ritardo ingiustificato dei soccorsi».

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