L’ora della verità è dunque arrivata. Pedro Sánchez ha preso la decisione a cui si era a lungo negato e, dopo un fine settimana di riflessione, rimette nelle mani dei cittadini la decisione sul futuro del Spagna. Dalle scalinate del palazzo della Moncloa, il luogo degli annunci importanti, e dopo aver avvisato il re Felipe VI, il primo ministro ha annunciato elezioni anticipate il prossimo 29 novembre, la prima data possibile.

Non era la decisione che Sánchez avrebbe voluto prendere. Ancora pochi giorni fa ripeteva che l’intenzione era arrivare al termine della legislatura e continuare a governare fino alla prossima estate.

Ma la bocciatura venerdì scorso dei decreti sulla crisi abitativa, grazie al voto coalizzato delle destre in Parlamento, Pp, Vox e i conservatori catalani di Junts, ha cambiato completamente lo scenario. E il primo ministro ha ascoltato quello che durante tutto il fine settimana gli ripetevano consiglieri e ministri: che non ci sarebbe stato un momento migliore di questo se si vuole provare l’ennesimo azzardo, sfidare quei sondaggi che, ad oggi, danno all’unione delle destra di Pp e Vox, una comoda maggioranza.

«Finalmente, sarà il popolo spagnolo a decidere», ha affermato il segretario generale del Partito Popular, Alberto Nuñez Feijóo. «Non si tratta del Pp che sconfigge il Psoe; queste non sono elezioni come le precedenti. Si tratta della Spagna che sconfigge Sánchez», ha aggiunto il leader conservatore, che sa che per governare avrà bisogno dell’estrema destra di Vox, l’unico partito che cresce nei sondaggi, ed è dato ora al 18,4 per cento.

Il Pp, secondo il sondaggio di 40dB pubblicato oggi dal quotidiano El País, continua a scendere e si trova ora sul 31,6 per cento. Nel campo progressista, il Psoe si attesta attorno al 27 per cento, ma le formazioni alla sua sinistra, Sumar e Podemos, insieme non arrivano al 9 per cento. Tutti si dicono pronti alla campagna elettorale, ma a destra il Pp dovrà frenare il travaso di voti a Vox, e a sinistra si dovrà ritrovare una mobilitazione che prima delle proteste per la casa sembrava impossibile.

La campagna elettorale

Per questo, il discorso di questa mattina è stato il primo della campagna elettorale. Sánchez ha chiesto ai cittadini di scegliere se «unirsi all’ondata di estrema destra che causa retrocesso ovunque governi» o se dare alla Spagna una «maggioranza progressista più ampia», affinché il paese continui a essere un «punto di riferimento globale per la pace, il femminismo e la prosperità». «Dobbiamo mobilitarci e fare in modo che il Parlamento ci conceda una maggioranza molto più ampia con cui sconfiggere le élite e continuare a trasformare la Spagna», ha aggiunto il primo ministro.

Il primo ministro ha fatto un bilancio, quasi tutto in positivo del suo governo, ha ricordato il buon andamento dell’economia, le misure sociali adottate per aumentare borse di studio, ampliare il congedo di paternità e maternità e i servizi sanitari. E ha ricordato l’aumento del potere d’acquisto, «che triplica quello di Germania e Spagna». Proprio quel potere d’acquisto che è stato però eroso dalle distorsioni del mercato immobiliare, la cui crisi è sfociata nelle proteste che sono partite dalla Puerta del Sol di Madrid e da ormai dieci giorni attraversano tutto il paese.

Sánchez vuole cavalcare l’onda del malcontento, sicuro che sulla questione della casa la sinistra si mobiliterà e riuscirà a ribaltare anche questa volta i pronostici, come successe nel 2023, quando nessuno scommetteva sul fatto che sarebbe tornato alla Moncloa. Nel discorso di questa mattina, ha indicato nell’opposizione i responsabili di aver bloccato misure «a favore della gente» in nome di interessi privati e lobby.

«Abbiamo dovuto lottare contro élite molto potenti che non si candidano alle elezioni ma vogliono controllare il nostro Paese. E contro la peggiore opposizione della storia, che blocca le politiche che sarebbero state positive per il Paese e le boicotta dai governi regionali che controlla», ha detto, per poi chiedere un voto per poter fare quelle politiche che la variopinta e discola maggioranza parlamentare con cui ha governato negli ultimi anni non ha permesso.

«So che abbiamo commesso degli errori. Ci sono ancora molte ingiustizie sociali da correggere, molti obiettivi da raggiungere nei servizi pubblici e nell’edilizia abitativa», ha aggiunto nell’unico momento di autocritica. «La verità è che, per fare di più, abbiamo bisogno del sostegno del popolo; dobbiamo garantire che il Parlamento ci dia una maggioranza progressista molto più ampia».

Lo slogan della campagna elettorale l’ha già lanciato il ministro per i Trasporti, Oscar Puente: «Votar con la V de vivienda o con la B de buitres», votare per la casa o per gli avvoltoi.

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